L’editore Dalai: “Pisapia può giocarsela, ma ma non è facile cambiare la città berlusconiana”

Il Pdl in stato confusionale a Milano. La città di Emilio Alessandrini e Guido Galli, che ha sopportato l’affronto dei manifesti “Via le Br dalle Procure” ha dovuto assistere alla bagarre intorno all’incauto Roberto Lassini, autoproclamatosi ideatore dell’avvilente campagna muraria. Roberto Formigoni e Letizia Moratti ieri facevano a gara a picchiar duro: “Sarebbe opportuno che Lassini si autosospendesse, perché non esprime la linea del Popolo della libertà”, l’opinione del presidente della Regione; “La mia candidatura è incompatibile con la presenza di Lassini in lista”, quella del sindaco; “Vogliamo riformare la giustizia ma quella da lei intrapresa non è la strada giusta”, il consiglio del coordinatore-pasdaran del Pdl lombardo Mario Mantovani.    E alla fine Lassini, incurante dei buoni consigli di Daniela Santanchè per cui “c’è di peggio” che equiparare i magistrati a chi sparava alla schiena dei loro colleghi, scrive addirittura a Napolitano e comunica al presidente le sue dimissioni “irrevocabili” dalla lista del Pdl, dichiarandosi “amareggiato, pentito e vittima di un sentimento di rivalsa”.    L’INTRAPRENDENTE attacchino non è che l’ultimo tassello di un gran casino a forma di puzzle, le cui tessere si chiamano Arcore, bunga-bunga, Nicole Minetti, firme false, case stile batman, ‘ndrangheta e via dicendo. Così, la Milano non berlusconiana e non leghista assapora i sintomi e li traduce in sogni: “Pisapia può vincere”. Ne è convinto Alessandro Da-lai, presidente dell’omonima casa editrice: “Milano, lo sanno tutti, è una città moderata. Ma si respira un’aria promettente. Non vedo la diaspora dei sostenitori di sempre e anzi ci sono già i primi transfughi ‘terzisti’, che non significa elettori del Terzo polo, ma quelli (e sono tanti) che stanno a guardare, fiutano l’aria e decidono all’ultimo momento da che parte conviene stare”. Ma se ci crede Alessandro Dalai, ci crede anche il Pd, oppure l’avvocato Pisapia è ancora visto come un alieno usurpatore? “È una domanda molto delicata a cui rispondere in un momento in cui, per esigenze elettorali, si affrontano temi difficili e alleanze magari un po’ forzate. Meglio immaginare il migliore degli scenari possibili. Stefano Boeri e Giuseppe Civati, per citare due influenti esponenti del Pd, si sono messi a disposizione della campagna elettorale del vincitore delle primarie con generosità. Guardando dall’esterno, credo che Pisapia stia incollando bene le diverse anime del centrosinistra milanese”.    QUANTO POSSONO aver influito scandali e scandaletti? “Secondo me zero – dichiara Dalai – Milano è una città abituata a turarsi il naso, a vederne di tutti i colori, insistendo pervicacemente di fronte alle più spudorate evidenze, ai peggiori scandali, anche se adesso, francamente, stiamo raggiungendo livelli inimmaginabili, pirotecnici. Basta vedere chi dirige la cultura cittadina, chi guida le aziende municipalizzate. Ci si chiede come sia potuto venire in mente. Poi, se il figlio del sindaco Moratti è un po’ particolare, è un problema di mamma e papà che gli danno i soldi. Ma Arcore no, è un fatto pubblico. Quanto al signor Lassini, vedo che è stato spinto a farsi da parte. Ma Nicole Minetti, che siede in Consiglio regionale, è invischiata in questioni dieci volte peggiori”. Eppure c’è una Milano che quasi ci crede, i sondaggi che danno la Moratti in vantaggio al primo turno, ma a rischio sconfitta al ballottaggio dipingono scenari inimmaginabili per la roccaforte del berlusconismo. Ma sarebbe una riscossa del centrosinistra o un’implosione della corte del sultano? “Entrambe le cose – racconta Dalai – Pisa-pia è un ottimo candidato, ma di fronte ha un avversario sempre più debole. La città è da anni piena di elettori berlusconiani e leghisti, nell’ordine di due su tre, e non è facile ribaltare questa situazione. Tuttavia la scelta di un candidato credibile, che conosce bene Milano in tutte le sue componenti, può essere la svolta. Sarebbe storica, non solo perché potrebbe innescare un effetto domino direttamente dall’epicentro del potere berlusconiano, ma perché porrebbe la parola fine su quella vecchia e fallimentare litania per cui, per vincere, bisogna stringersi al centro. La geniale teoria dei politici nazionali che abbiamo visto dove ci ha portato. Una cosa però può ancora fare la differenza…”.

COSA? “Le forze economiche in campo – conclude Dalai – Per la campagna elettorale di Pisapia si sono raccolti 400 mila euro, dall’altra parte ci sono sei milioni. 400 mila euro, per una città come Milano, sono una miseria.    Eppure ci sono tante persone di reddito medio alto che voteranno Pisapia, forse dovrebbero essere un po’ più consapevoli”.

di Stefano Caselli, IFQ

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