Saras, i Moratti silurano il capo della raffineria

E per la strage del 2009, il Pm di CAgliari chiede la pena più alta per il direttore generale Scaffardi.

Il direttore della raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, è stato rimosso dall’incarico. Al suo posto i fratelli Gian Marco e Massimo Moratti, proprietari dell’azienda, hanno designato un altro manager della Sa-ras, Francesco Marini. La notizia non è stata comunicata ufficialmente dalla Saras ma viene confermata ufficiosamente da fonti interne qualificate. Grosso è stato sacrificato dopo il nuovo incidente mortale che una settimana fa è costato la vita allo studente catanese Pierpaolo Pulvirenti, finito a lavorare in raffineria con un contrattino da venti giorni con il quale puntava a pagarsi le vacanze estive.    Grosso era già direttore dell’impianto, la maggiore raffineria del Mediterraneo, il 26 maggio del 2009, quando un incidente analogo a quello della scorsa settimana era costato la vita a tre operai, Luigi Solinas di 27 anni, Daniele Melis di 29 e Bruno Muntoni di 58. Proprio ieri il pubblico ministero Emanuele Secci ha svolto la sua requisitoria nel processo per quell’incidente e ha chiesto per Grosso la condanna a due anni e quattro mesi per omicidio colposo plurimo. Lo stesso Secci, titolare dell’inchiesta per la morte di Pulvirenti, ha già iscritto Grosso nel registro degli indagati.    Se dunque la vicenda personale di Grosso si fa complicata, con il secondo procedimento per omicidio in due anni accompagnato dalla decisione dei Moratti di scaricarlo, la requisitoria finale di Secci ha mostrato ieri che per la stessa Saras le cose si fanno difficili. La pena più alta, infatti, non è stata chiesta per Grosso, ma per il direttore generale dell’azienda, Dario Scaffardi, il più alto in grado dopo il presidente Gian Marco Moratti e l’amministratore delegato Massimo Moratti. I tre operai lavoravano per la Comesa, una ditta appaltatrice dei lavori di manutenzione della raffineria. Solinas entrò in una cisterna che doveva pulire che risultò, contrariamente alle previsioni saturata con l’azoto puro. Da qui la morte istantanea del ragazzo. Muntoni e Melis persero la vita per cercare di soccorrere il giovane compagno, infilandosi nella stessa cisterna senza immaginare che potesse essere piena di azoto, gas inodore e incolore , ma micidiale in assenza di ossigeno. Secondo l’accusa della procura di Cagliari, basata sulla perizia tecnica dell’ingegnere Salvatore Gianino, lo stesso che Secci ha incaricato di studiare il nuovo incidente, la morte dei tre operai è da ricondurre alla organizzazione generale del lavoro in raffineria, finalizzata al risparmio di tempo e denaro nei lavori di manutenzione periodica.    Secci ha quindi chiesto per il più alto in grado degli imputati, Scaffardi, e per il direttore dell’asset management, Antioco Mario Gregu, la pena di due anni e otto mesi, due anni e quattro mesi per Grosso e due anni e due mesi per il dirigente responsabile dell’area dove avvenne l’incidente, Antonello Atzori. Un anno è stato chiesto per il legale rappresentante della Comesa Francesco Ledda. Il mese prossimo il processo si concluderà con le arringhe difensive e con la sentenza del giudice per l’udienza preliminare: gli imputati hanno infatti chiesto il rito abbreviato a porte chiuse. Le famiglie delle vittime sono uscite dal processo dopo aver ricevuto dalla Saras un risarcimento complessivo di circa 5 milioni di euro. Uniche parti civili: la Fiom e la Cgil regionali.    Per quanto riguarda la responsabilità dell’azienda in quanto tale, prevista dalla legge 231, Secci ha chiesto che la Saras venga condannata a una multa di 800 mila euro, equivalente allo 0,01 per cento del fatturato Saras 2010. In confronto alla sentenza Thyssen Krupp la Saras sembra cavarsela con danni molto minori. Ma dopo l’incidente di martedì scorso si profila una nuova difficile storia processuale, caratterizzata dalla serialità delle morti in raffineria.

di Giorgio Melett, IFQ

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