Confindustria, la sicurezza sul lavoro è solo virtuale

Un sito web, iniziative per bambini e qualche slogan. Ma anche sostegno al governo quando ha ridotto le sanzioni

La sentenza sui sette morti alla ThyssenKrupp non è stata presa bene dagli imprenditori. Comprensibile lo sfogo del direttore dello stabilimento Thyssen di Torino, Raffaele Salerno, condannato a 13 anni e sei mesi, che dice: “È una vergogna, era tutto stabilito a priori”. Salerno sostiene di essere trattato come “un mostro” e di essere un semplice “capro espiatorio”. Nessuna riflessione sui sistemi di sicurezza in azienda, così come nessuna riflessione viene dai vertici della Thyssen che hanno già annunciato che a queste condizioni sarà difficile restare in Italia. L’ipotesi è smentita dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi che cerca di rassicurare le imprese. Un’impostazione, questa, che vige anche in Confindustria. Il vicepresidente di Viale dell’Astronomia, Salomone Gattegno, responsabile della sicurezza sul Sole 24 Ore di domenica lamentava le pene “pesantissime” comminate dal Tribunale di Torino dicendosi d’accordo nel considerare “un’enormità” il principio dell’omicidio volontario in materia di lavoro. Poi si dilungava sulla necessità del lavoro di prevenzione e formazione, una filosofia promossa dalla stessa presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha più volte dichiarato che “non è inasprendo le pene che si fa più formazione”.

MA LE MISURE concrete in materia da parte dell’Associazione degli industriali non sono molte. La principale iniziativa di Confindustria si chiama “Progetto Sis, Sviluppo imprese in sicurezza”, molto esplicitata dal sito dell’associazione. “È il progetto – si legge nella pagina web – che Confindustria ha lanciato “per favorire un cambiamento culturale sul tema della salute e sicurezza sul lavoro” e che “intende favorire la diffusione di una più ampia e responsabile sensibilità sui temi della sicurezza sul lavoro” si legge nella parte intitolata “Mission” che propone di passare da una “visione della sicurezza come problema di pochi” a una “autentica cultura della sicurezza come patrimonio di tutti”. Si tratta di 20 seminari su tutto il territorio nazionale con “testimonianze, filmati e azioni concrete” non meglio definite. Viene poi immaginato un “Safety Day” cioè una giornata celebrativa della “cultura e della sicurezza sul lavoro”. Quando però si vuole capire meglio di cosa si tratta il sito della Confindustria rimanda, semplicemente, al portale dell’Inail, l’Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

L’ALTRA INIZIATIVA su cui si concentrano le energie confindustriali è rivolta ai bambini. Si tratta della mostra ideata dalla fondazione Muba, con il Patronato della Presidenza della Repubblica e che ha come scopo quello “di sviluppare nel bambino le capacità di attenzione , di riflessione e di senso critico rispetto alla situazione che lo circonda”. Azioni dimostrative, ma senza investimenti concreti per la prevenzione sui posti di lavoro. Del resto Confindustria è stata in prima linea nel sostegno al ministro Sacconi quando ha voluto modificare il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro (decreto 81 del 2008) voluto dal governo Prodi. Il governo si era impegnato con gli industriali a cambiare quella norma che infatti è stata sostituita dal decreto 106 del 2009 che ha deregolamentato le norme e reso “più eque” le sanzioni per gli imprenditori colpevoli. E ha poi inaugurato quello spot istituzionale in cui si mette al centro la responsabilità di chi lavora nell’evitare incidenti mortali senza alcuna menzione delle responsabilità aziendali (slogan: “Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuol bene”).    I dati dicono che la situazione non migliora. Dall’inizio dell’anno fino al 18 aprile – secondo l’Osservatorio di Bologna – ci sono stati 170 morti per infortuni che salgono a 320 se si aggiungono i morti “in itinere”, cioè quelli che muoiono lungo la strada per recarsi o tornare dal lavoro. Senza contare i tre di ieri: due operai edili stranieri sono morti a Lanciano, in un cantiere privato dove era in corso il montaggio di una parete in legno mentre un operaio di 27 anni, Luca Stocco, è morto nel padovano mentre fissava un impianto fotovoltaico sul tetto di un’azienda artigiana. Nel 2010 i morti erano stati 136: l’aumento percentuale è del 25 per cento e avviene in una fase con alto tasso di cassa integrazione.

di Salvatore Cannavò, IFQ

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: