Un’anomalia tutta made in Italy: richiamo della Corte di Strasburgo

In Italia, solo nel 2009, ha “ucciso” quasi 150mila processi, mentre nei Paesi anglosassoni non sanno neppure cosa sia e nel resto d’Europa la usano con mille cautele. Il processo breve incombe, ma già oggi la prescrizione produce effetti devastanti sulla giustizia italiana. Un’evidente anomalia nel panorama giuridico occidentale, come emerge dal ricorso alla Cassazione del sostituto procuratore generale di Torino, Fulvio Rossi. Di fronte all’ennesimo caso di reato prescritto, per un morto sul lavoro, nel marzo scorso Rossi si è rivolto alla Suprema Corte, sollevando l’incostituzionalità delle norme sulla prescrizione, e in particolare la loro incompatibilità con il principio costituzionale e comunitario di effettività dei giudizi. Nell’istanza, il pg sottolinea come il tempo di prescrizione per una morte sul lavoro sia lo stesso di un insulto: sette anni e mezzo, a partire dalla commissione del reato. E allora per chi lascia morire operai nei cantieri spesso basta far scorrere la clessidra, anche perché la prescrizione continua a decorrere anche dopo la prima condanna. Una norma che esiste solo in Italia e in Grecia, nonché una manna anche per gli imputati di corruzione, per cui bastano i canonici sette anni e mezzo per uscire indenni dai processi. Effetto della legge ex Cirielli, approvata nel dicembre 2005, che ha ridotto drasticamente i tempi della prescrizione. Nel 2008 ne beneficiò la Bank of America, coinvolta nel processo per lo scandalo della Parmalat. Il provvedimento fu quanto mai opportuno anche per Cesare Previti, condannato nel 2006 in via definitiva a sei anni di detenzione per corruzione, nel processo Imi-Sir. Previti scontò solo sei giorni in carcere, poi venne affidato ai servizi sociali, perché “ultrasettantenne”, che non era mai stato dichiarato “delinquente abituale, professionale o per tendenza, e mai condannato”. Così prevede un comma della ex Cirielli, che ogni anno stronca decine di migliaia di processi per corruzione: un reato che, secondo i calcoli della Corte dei Conti, costa ogni anno 1000 euro a ciascun cittadino italiano, neonati compresi. Ma la legge del centrodestra abbatte anche i processi per omicidio colposo. Se ne è accorta anche la Corte di Strasburgo, che il 29 marzo scorso ha richiamato l’Italia per la prescrizione dell’accusa a carico di un poliziotto, che nel 1997 aveva ucciso un ragazzo albanese con un colpo di pistola accidentale. “Il diritto ad accertare le responsabilità per la morte di un uomo prevale sulla ragionevole durata del processo” hanno scritto i giudici europei. D’altronde nel ricorso, in cui chiede alla Cassazione di sollevare il tema presso la Consulta o almeno la Corte di giustizia europea, Russo dimostra l’unicità della prescrizione italiana. Sconosciuta a Stati Uniti e Gran Bretagna, mentre in Germania ha tempi doppi e in Francia e Belgio è limitata dall’assenza dell’appello.

di Luca De Carolis, IFQ

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