Quanti affari intorno al presidente Guido Podestà

Al quarto piano di via Scarlatti 30 a Milano ieri è stata una giornata piuttosto movimentata. Negli uffici che ospitano la galassia delle società di Guido Podestà (presidente della Provincia e maggior azionista di Milano-Serravalle) e quelli di Servizi Verdi, società amministrata da Aronne Strozzi, braccio destro di Podestà e beneficiario di consulenze da 300 mila euro affidategli da Serra-valle, è arrivato (anche) il materiale elettorale di Marcovalerio Bove. Il giovane candidato al Comune di Milano nella lista del Pdl a sostegno di Letizia Moratti, infatti, ha il comitato elettorale in via Scarlatti 30. Quarto piano. Una cortesia di Podestà all’ingegnere Luigi Bove, padre di Marcovalerio, nonché consulente, anche lui, di Serravalle. Del resto la Provincia è azionista di maggioranza della società che gestisce le tangenziali milanesi, naturale quindi insediare persone di specchiata fiducia, come Strozzi di cui ha rivelato il Corriere della Sera. Ma non è il solo. Nel maggio 2010 Podestà ha voluto cambiare il Consiglio di amministrazione. Nominando presidente Marzio Agnoloni su segnalazione di un’altra persona di fiducia, Denis Verdini.

QUANDO la Procura di Firenze ha iscritto Agnoloni nel registro degli indagati nell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi, ipotizzando l’emissione di fatture false per consulenze fittizie, Agnoloni si è detto pronto a dimettersi. Ma Podestà gli ha rinnovato la fiducia.    Lo ha fatto anche quando è emerso che era sotto inchiesta insieme a Verdini e ai vertici della Btp. Adesso il presidente della Provincia si è deciso a cambiare il Cda. E tra i nomi spunta un’altra persona dell’universo di via Scarlatti 30: Carmen Zizza. Una bionda quarantenne milanese in pole position per il posto di direttore generale, attuale direttore relazioni istituzionali e progetti speciali. Un ruolo che le garantisce circa 150 mila euro annui, rimborsi spese, appartamento a Milano nonché auto e residenza a Roma. Anche se né Serravalle né la Provincia hanno un ufficio nella capitale. I conti della manager in carriera sono finiti all’attenzione dell’organo di vigilanza della società guidato da Giuseppe Grechi, ex presidente della Corte d’Appello di Milano. Che ha avviato un’indagine affidandola a Luca Giuliante, numero due del collegio di controllo della società, nonché socio di Podestà, di cui è stato anche legale di fiducia. Lo stesso Giuliante che ha difeso Ruby ed è oggi difensore di Lele Mora. Dall’indagine interna spunta comunque un dossier su Carmen Zizza. Correlato di curriculum. Sei pagine fitte di studi e incarichi. Molte delle quali però non veritiere. A partire dalla seconda riga: “Iscritta presso l’ordine nazionale dei giornalisti di Roma e Piemonte, numero di tessera 121524”. Una rapida verifica negli albi conferma che di Zizza non v’è traccia. C’è poi una laurea conseguita alla “Milan State University in doctorate in law and public relation”, con successivo “trust found corse”. E ancora un corso “presso l’Università pontificia delle chiese orientali”. Per quanto riguarda le esperienze professionali, l’ormai manager ha lavorato presso lo studio legale Dinoia, ha svolto consulenze con una trentina di società, fino ad arrivare a ricoprire l’incarico di assistente al senato di Vincenzo Pisanu e a collaborare con il ministero dello sviluppo economico e a quello delle politiche forestali.

UN CURRICULUM di rilievo, che giustifica l’incarico in Serravalle. Ma non i compensi, secondo Grechi e secondo altri dipendenti della società che hanno inviato il dossier alla procura di Milano e alla corte dei conti perché faccia luce sull’incarico. “Zizza è priva di titolo di studio accademico necessario”, scrivono tra l’altro. Lamentando “l’emolumento base di 154 mila euro annui incrementato dal rimborso spese” che “nei primi quattro mesi ammonta a 38 mila euro poi a oltre 10 mila mensili”.    Per non parlare delle spese di rappresentanza. “Oltre 90 mi-la euro nel periodo compreso da aprile 2010 a dicembre 2010”. In azienda la chiamano “la zarina” e garantiscono che non finirà come con Agnoloni: non basterà la fiducia di Podestà per rimanere in sella.

di Davide Vecchi, IFQ

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