Sei minorenne? Mi fai lo sconto

Una ragazza bionda, carina, in minigonna e zainetto, ferma al semaforo di una via al centro di Milano. “Quanto costa?” “Sessanta euro, ma riesco a scendere di un po’”.    Si giustifica: “Il mio papà è disoccupato… abbiamo problemi in famiglia, sono costretta a farlo…” In venti si fermano a contrattare, ma nel momento in cui la giovanissima – in realtà un’attrice – sta per entrare in macchina e rivela la sua età: “Devo avvertirla però: ho sedici anni”, solo quattro di quei venti cambiano idea, gli altri pur sapendo di violare la legge non si fanno distogliere, e su richiesta della ragazza accettano perfino di accompagnarla a scuola, fingendosi parenti. Alcuni sono elettrizzati: “E’ ancora più frizzante!”, “mamma, chissà che buquet…”; altri temono le conseguenze penali: “Dopo non è che mi denunci?”, e quando si presenta Matteo Viviani, de “Le Iene” (“Italia 1”, mercoledì, 21.10), che ha filmato e ascoltato tutto da una vicina automobile, suggerendo che se proprio vogliono fare del bene a quella giovane in difficoltà potrebbero darle dei soldi, senza chiedere niente in cambio, lo prendono a male parole: “Che caz… te ne frega a te?”, “Che mer… d’uomo sei”, arrivando a rimproverare e minacciare lei: “Non ti permettere mai più di fare una cosa del genere”.    Dieci milioni di italiani hanno rapporti con prostitute. Nel piccolo test delle “Iene” l’80% di essi non solo non si dissuade all’idea di farlo con una minorenne – studentessa e con famiglia dissestata a carico – (psicologicamente, una sorta di stupro), ma in qualche caso si galvanizza: “Ti posso venire in bocca?” Ne deriva un impietoso ritratto della sessualità maschile “effettuale” e indirettamente una fotografia di un Paese ipocrita, dalla doppia morale. Senza citarlo esplicitamente, il rimando al caso Ruby è evidente. Nella stessa fascia oraria di mercoledì sul tema caldo del giorno interviene “Exit” di Ilaria D’Amico (“La 7”, 21.10), che offre un’interessante intervista a Don Giovanni Bellò, prete trevigiano dall’aria paciosa e serafica, tipica di chi conosce a fondo il genere umano ed è disposto ad assolverlo, ancor prima della confessione.    Il sacerdote derubrica il mal comune nel mezzo gaudio: “Siamo tutti peccatori e puttanieri”. Sorridendo alla sua stessa battuta e precisando: “Non è il puttaniero (sic) che faccia peccato, è la bestemmia”. E quando gli si ricorda che proprio di quest’ultima si era macchiato il premier, allo stesso modo di monsignor Fisichella, che a suo tempo lo aveva giustificato, anche il parroco, dimentico di quanto aveva appena pronunciato, prontamente “contestualizza”. In fondo si trattava di una barzelletta: “Gli è scappata, forse”…    Il prete di Semonzo del Grappa e quell’ 80% di puttanieri dalla labile morale sembrano condividere una comune, implicita “weltanschauung”, per la quale il peccato, la colpa, il reato, hanno un carattere proteiforme e arbitrario. Tutto diventa lecito, in certi “contesti”. Tutto è possibile, per qualcuno. Soprattutto se si tratta di un “povero diavolo, sfortunato” (sempre il compassionevole Bellò) come Berlusconi.

di Luigi Galella, IFQ

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