Chi rimpiange davvero il partito del Duce.

L’hanno fatta grossa, e adesso tentano di riderci su. “Ma scusate un attimo: è stato Fini a proporre tante volte di abolire il reato di apologia del fascismo. Lo so bene, perché c’ero anch’io con lui. E almeno fino al 1994 se ne parlava tranquillamente: il fascismo è storia passata, possiamo metterla da parte”. Parola di Achille Totaro, senatore Pdl di area An, cofirmatario del disegno di legge per la “Abrogazione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione” presentato lo scorso 29 marzo e subito diventato un caso politico. Ma perché metter mano alla norma sul fascismo proprio ora? “Mah, era una proposta tra le tante, una di quelle che capita di firmare quando un collega prepara un documento e ti chiede di condividerlo – spiega ancora Totaro pigiando forte sulle aspirate da toscanaccio -. Nessuno immaginava si scatenasse tutto ‘sto putiferio, dico la verità”.

EPPURE un po’ d’attenzione ci voleva nel maneggiare la materia ideata da Cristiano de Eccher, primo firmatario della norma revisionista e personaggio su cui si sono allungate pesanti le ombre del passato più tragico della destra italiana. Nota la sua vicinanza al terrorista nero Franco Freda, inquietante l’ipotesi formulata dal giudice Guido Salvini su un suo ruolo d’appoggio nella strage di Piazza Fontana, certa la condanna a due anni di carcere per attività eversive. Storie vecchie, e ora il senatore De Eccher non ha voglia di parlare con nessuno.

DOPO UNA NOTA con-giunta con i colleghi di firma, in cui spiega che nessuno di loro “ha mai pensato di avviare una battaglia di tipo ideologico fuori dal tempo e dalla storia”, ha deciso di tacere. Come mai? “Io ci ho parlato, ma non mi faccia dire nulla” ridacchia Francesco Bevilacqua, altro senatore che non vuole più sentir parlare di apologia del fascismo nella Costituzione italiana. “Siamo di fronte a una sceneggiata bella e buona – insiste Bevilacqua -, ma forse un errore l’abbiamo fatto: siamo tutti ex An ad aver firmato, e allora può sembrare che il tema interessi solo a noi. Garantisco che non è così, potevamo sicuramente raccogliere adesioni tra altri colleghi di provenienza diversa dalla nostra. E precisiamo: a firmare siamo stati ex An, ma sia di area Alemanno che Gasparri. Quindi non era un fatto politico, ecco”. Ma lo è diventato. Perché i firmatari si sono divisi in due gruppetti distinti: da una parte i cinque del Pdl e dall’altra un Fli, ovvero il lucano Egidio Digilio che subito dopo le prime – accese – reazioni ha deciso di ritirare la sua firma. “Lo hanno costretto, o comunque gli hanno fatto capire che era meglio cambiare idea – infilza Totaro -. Questo sì che è un atteggiamento fascista, e per questo io preferisco stare nel Pdl”. Partito che però non ha gradito particolarmente l’iniziativa: il presidente del Senato Schifani si è dichiarato esterrefatto dopo aver letto il testo della proposta, e anche a livello locale i guai non mancano. Giorgio Bornacin, coordinatore del Pdl a Genova, è stato duramente attaccato. “Deve dimettersi immediatamente” ha detto la consigliera regionale Raffaella Della Bianca. “No, il tema è attuale e importante” ha replicato Gianni Plinio, altro collega Pdl. La verità è che il senatore Bornacin è un uomo dai grandi slanci emotivi. Due anni fa, quando il ministro della Difesa La Russa era in visita tra i vicoli della sua città e un giovane contestatore gli si era avvicinato un po’ troppo, il Bornacin è scattato di destro: “Mi scuso per il pugno, forse ho esagerato – disse allora -, ma ho avuto paura per il ministro e per i poliziotti. Ero stato avvertito che c’era un pazzo in giro con un coltello, il pugno l’ho dato perché ho visto quell’uomo rovistare tra le gambe dei poliziotti. E comunque, non mi dimetto”.

COERENZA vuole che nemmeno stavolta voglia farsi da parte, anche perché il periodo è fecondo: Bornacin ha appena lanciato l’Apired, l’Associazione Parlamentare di Amicizia Italia – Repubblica Dominicana cui hanno già aderito “una trentina di parlamentari di varie formazioni politiche”, come ha informato un puntuale comunicato stampa. E certo occuparsi dei rapporti italo-domenicani sarà un buon modo per lenire le urticanti polemiche di questi giorni. Perché, a dir la verità, ora i prodi sostenitori del disegno in questione sarebbero pronti a ritirarlo pur di calmare gli animi. Ma proprio adesso che il responsabile Scilipoti fa tornare d’attualità il manifesto dei valori fascisti? “Bisogna coinvolgere Di Pietro a questo punto – chiude il cerchio Bevilacqua -. Perché qui ormai è tutto da ridere. Ma se qualcuno pensa di isolare noi ex An dentro Il Pdl ha sbagliato i conti”. In Abruzzo, dove è stato eletto il quinto firmatario Fabrizio Di Stefano, non c’è molta voglia di scherzare. Maurizio Acerbo, consigliere regionale Prc, torna alla storia ed è preoccupato: “Il fatto che il senatore Di Stefano si dichiari “né antifascista, né fascista” non è una dichiarazione di agnosticismo ma di istintiva distanza dai valori democratici della Resistenza e dell’antifascismo. La XII disposizione non è una norma anacronistica e il fascismo non è un “fenomeno storico circoscritto” visto che vi sono in tutta Europa gruppi e movimenti neonazisti dentro un contesto di crisi economica che alimenta violenze xenofobe e razzismo”.

di Chiara Paolin, IFQ

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