Morire di Universìtà a Catania: chiuse le indagini sui trenta morti del laboratorio “tossico” di Farmacia

“In quel laboratorio c’erano odori sgradevoli, tossici e molto fastidiosi”. Così scrisse Emanuele Patanè, giovane ricercatore della Facoltà di Farmacia di Catania, in un file memoriale ritrovato nel suo pc, salvato poco prima che morisse per cancro al polmone. Sono trascorsi otto anni dalla morte di Emanuele Patanè, una delle decine di potenziali vittime del laboratorio di Farmacia, finito nel mirino della Procura etnea. Alcuni giorni fa il sostituto procuratore della Repubblica di Catania Lucio Setola ha chiuso l’indagine per disastro colposo che coinvolge una decina di indagati, fra cui spicca il nome dell’ex Rettore dell’Università e attuale deputato Mpa Ferdinando Latteri.    Al centro dell’inchiesta il sottosuolo del laboratorio dal quale provenivano quei miasmi maleodoranti di cui scriveva il giovane Patanè. Sotto accusa per discarica abusiva e disastro colposo sono finiti oltre a Latteri, l’ex direttore amministrativo dell’Università Nino Domina e il presidente e i componenti della commissione sicurezza. Secondo la Procura sarebbero state violate le norme contro gli infortuni e quelle a tutela dell’ambiente. Scrive il pm a proposito dell’ipotesi di reato di disastro colposo: “Gli indagati, pur essendo consapevoli della situazione di contaminazione del sottosuolo dei laboratori del dipartimento di Scienze farmaceutiche, pur sapendo che tale situazione era collegata allo scorretto sversamento dei reflui delle attività di laboratorio e del possibile collegamento tra tale situazione e i malesseri patiti dal personale in servizio, omettevano di attivare le competenti autorità al fine di prendere i provvedimenti dovuti”.

SECONDO IL PM quei laboratori andavano chiusi subito e non ci sono dubbi sulla natura di quel cattivo odore che si sprigionava dal sottosuolo. È per questo motivo che il pm procede anche per falso ideologico nei confronti dell’ex direttore amministrativo, del Rettore del tempo Latteri e del dirigente dell’ufficio Lucio Mannino. Quest’ultimo scrisse in una relazione che quel cattivo odore era solo un problema di umidità. “Latteri e Domina, presenti alla lettura della relazione – sostiene il pm Setola – pur essendo consapevoli della falsità di quanto indicato nella stessa non ne contestavano il contenuto e anzi la approvavano”. In quel laboratorio Emanuele Patanè ci passava almeno 8 ore al giorno e nel suo memoriale descrive condizioni di lavoro da incubo: “Le reazioni dove venivano utilizzati reattivi molto nocivi venivano eseguite sui banconi e quindi fuori dalle cappe di aspirazione”. Secondo il giovane dottorando non c’erano i minimi requisiti di sicurezza per lavorare in quell’ambiente. Addirittura in un frigorifero gli ispettori avevano trovato sostanze altamente radioattive. Rimosse qualche mese dopo la diagnosi di tumore che poi condannò a morte Patanè. Nell’incidente probatorio disposto dal Gip Antonino Fallo-ne è stata depositata la perizia effettuata nell’edificio di Farmacia da tre professionisti torinesi che in via preliminare hanno accertato una circostanza singolare: lo stato dei luoghi e in particolare dei sistemi di scarico era mutato rispetto a quello esistente al momento in cui si sono verificati i fatti incriminati. Andando alle conclusioni della perizia, i tre professionisti sostengono che non è stato valutato bene il rischio chimico previsto dalle norme sulla sicurezza. Per i tecnici dell’Università si trattava di un rischio moderato.

NON SONO d’accordo i periti, i quali giungono alla conclusione opposta, sia per la presenza di numerose sostanze chimiche ad elevata tossicità, sia per le numerose segnalazioni di alcuni docenti sul cattivo funzionamento del sistema di aspirazione dei locali. Emblematico l’auspicio dei periti a proposito della ripresa dell’attività: “L’utilizzo dei laboratori venga attuato mantenendo in esercizio il nuovo impianto di ventilazione”.    Potrebbero essere molto più di trenta i casi di morte sospetta legati al laboratorio di Farmacia di Catania e, in generale, i numeri ufficiali delle persone che si sono ammalate per aver frequentato quel posto potrebbero aumentare se altri studenti colpiti da tumore denunciassero il loro caso, superando la paura di subìre conseguenze negative sul completamento dei propri studi. È ciò che spera l’avvocato Santi Terranova, difensore della famiglia di Emanuele Patanè e di altre persone che hanno lavorato in quel laboratorio, che aggiunge: “Sono trenta i casi di morte sospetta ma il numero potrebbe essere riduttivo. Per quel che riguarda le patologie in atto ci sono molti casi di donne con tumore alla tiroide e di uomini con tumore ai testicoli. Tra le persone colpite che sono in vita, c’è un soggetto che ha fatto il ricercatore nel periodo cruciale e ha contratto la leucemia a cellule capellute, causata dal benzene presente in quei locali”.    In un procedimento parallelo la Procura di Catania ha aperto un’inchiesta anche per strage colposa. Saranno acquisiti i vetrini delle vittime per trovarvi tracce di materiale radioattivo e potere stabilire il nesso di causalità tra quei decessi e il laboratorio dei veleni.

di Giuseppe Giustolisi, IFQ

 

One Comment to “Morire di Universìtà a Catania: chiuse le indagini sui trenta morti del laboratorio “tossico” di Farmacia”

  1. Una sola frase: ” fate lavorare in quel luogo questa gente”

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: