Montatura di montatore

Cicchitto: “Gravissima violazione della legge, intercettazioni indebite, strumentalizzazione della giustizia per fini politici”. Quagliariello: “Trascrizioni in assoluto spregio delle leggi e della Costituzione”. E via delirando. Figurarsi se i giureconsulti da riporto non s’inventavano qualche nuova balla alla vigilia del processo Ruby che leva il sonno al Cainano perché non è ancora riuscito a escogitare una legge che lo fulmini. Il pretesto gliel’ha scodellato su un piatto d’argento il Corriere della Sera che, accanto allo scoop su tre telefonate fra altrettante Papi-girls e B., pubblica un commento dal titolo “Le conversazioni che non dovevano essere trascritte”. Che cos’è accaduto? Fra le 20 mila pagine dei 20 faldoni di atti depositati dalla Procura di Milano agli onorevoli difensori di B., il Corriere ha scovato tre foglietti esplosivi: quelli, appunto, che raccolgono i brogliacci di polizia giudiziaria con le trascrizioni di tre telefonate della Minetti, della Polanco e della Skorkina, intercettate mentre parlano con B. (e pare ce ne sia qualcun altro). Il Corriere le pubblica e fa benissimo: il contenuto è molto interessante, dal punto di vista sia giudiziario sia politico. Fin dal 1° agosto 2010, quattro mesi prima di essere indagato e tre settimane dopo il primo interrogatorio di Ruby, B. già sapeva che c’era un’inchiesta che poteva riguardarlo e si attivava per rastrellare testimonianze sul fatto che la minorenne si fosse spacciata per maggiorenne. Prometteva soldi, anzi “benzina” a una ragazza rimasta a secco, tramite il solito Spinelli; un posto in Parlamento alla Minetti; e contratti in Mediaset alla Polanco. Ma soprattutto a convocare le testimoni per le indagini difensive, non era lo studio Ghedini, bensì la segretaria del premier, che già che c’era suggeriva pure la versione da fornire all’onorevole avvocato (“costruire e verbalizzare la normalità delle serate del presidente B.”). Un caso da manuale di inquinamento probatorio e di subornazione del teste, roba da arresto in flagrante. Invece, sorprendentemente, la Procura ha deciso (almeno per ora) di chiudere un occhio sulle anomalie delle indagini difensive e sulle manovre di B. per costruire testimoni ad personam. Così quelle telefonate, legittimamente intercettate sui telefoni di private cittadine, non sono state inviate alla Camera per il via libera a usarle contro il premier. Nel 2005, però, la Consulta ha stabilito che, quando un parlamentare viene intercettato mentre parla con un privato sul telefono di quest’ultimo, la conversazione può essere usata tranquillamente contro il privato senza passare dalle Camere. Dunque non si vede perché – contrariamente a quanto scrive il Corriere – quelle conversazioni non avrebbero potuto essere trascritte. Nessuna legge lo vieta e del resto è prassi normale che la polizia giudiziaria stili dei brogliacci, ora riassumendo ora trascrivendo i dialoghi più interessanti, perché il pm li legga, li valuti e decida se e contro chi utilizzarli. Contro B. la Procura non li ha utilizzati, ritenendoli superflui. Ma potrebbe usarli contro la Minetti (nel processo parallelo a lei, Mora e Fede), visto il loro contenuto pesantemente indiziante sul giro di prostituzione ad Arcore e sulle varie modalità di “pagamento” delle Papi-girls. Per questo non ha distrutto quei brogliacci. Ma, anche se avesse deciso di distruggerli, avrebbe dovuto depositarli ai difensori di B. e degli altri intercettati, a garanzia dei loro diritti (vedi mai che, nelle telefonate, ci fossero elementi utili alla difesa). E così è stato fatto. Nessun abuso, nessuna violazione di legge, anzi un doveroso scrupolo garantista che non porterà alcun vantaggio all’accusa (le intercettazioni, non essendo passate per la Camera, sono inutilizzabili almeno contro B.). Infatti per Rosa Santanchè “la Procura ha commesso un reato grave con subdoli intenti politici”. E per Olindo Sallusti, detto il Fotocopia, “la Boccassini ha commesso un reato e dev’essere processata”. La prova migliore che è tutto regolare.

di Marco Travaglio, IFQ

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