Dopo aver salvato il governo Berlusconi la Siliquini si guadagna una poltrona alle Poste

L’onorevole Maria Grazia Siliquini urla talmente forte che ogni due minuti deve fermarsi per riprendere fiato. Avvocatessa di Torino, classe 1948, non riesce proprio a godersi la fresca nomina nel consiglio di amministrazione di Poste Italiane: in questa intervista al Fatto, durata dieci minuti, ripete 19 volte (sempre gridando) la parola “competenza” e 16 la parola “curriculum”. Tutta colpa dei finiani che, alla notizia della sua promozione, hanno distribuito alla Camera volantini a forma di busta con la scritta “Siliquini, c’è posta per te. Una raccomandata”. Risposta piccata: “Andate sul mio sito: il perché della mia nomina è lì”. Purtroppo nel suo sito, sezione “contatti”, la Siliquini risulta ancora appartenente a “Futuro e Libertà”. Eppure proprio il suo voto, lo scorso 14 dicembre, fu fondamentale per salvare il premier Silvio Berlusconi dalla sfiducia. E oggi la signora siede alla Camera nel gruppo dei cosiddetti Responsabili. Un posto ai vertici di una delle più importanti aziende controllate dal Tesoro, a pochi mesi dall’ultimo dei suoi cambi di casacca, le ha scatenato l’opposizione contro: “Scelta indecorosa”, “conto pagato”, “schiaffo alle donne”.    Onorevole Siliquini, dopo i favori e le poltrone ai finiani di andata e ritorno, anche la sua promozione ha tutta l’aria di una ricompensa per essere tornata fedele al governo Berlusconi.    É una fesseria! Lavoro nella società civile, nel ministero e in Parlamento da una vita. Ho competenze, esperienza, curriculum . Sono incriticabile. Dovrei rinunciare a ruoli di alto livello solo perché sono un deputato?    Ma pensa davvero che, se    non avesse voltato le spalle a Fini, quell’incarico sarebbe toccato proprio a lei?    Potrei capire i sospetti se fossi una ragazzotta di prima o seconda legislatura. Invece ho 62 anni, di cui 35 di professione forense alle spalle e 5 passati al governo. Ho un curriculum d’eccellenza: in Parlamento nessuno ha le mie credenziali. Dovreste essere soddisfatte soprattutto voi donne del fatto che una persona qualificata come me ricopra un ruolo importante.    Ma come deputata ha due record: è tra le più assenteiste (ha partecipato soltanto al 31% delle votazioni in aula) e tra le più trasformiste (Pdl, Fli e Responsabili in una sola legislatura).    Ma non mi faccia ridere (ride). Solo io, in Parlamento, ho motivato politicamente la fiducia a Berlusconi. Sono stata eletta nel 1994 a Torino, sono una donna di centrodestra e Fini sapeva che non avrei mai votato la sfiducia.    Veramente il 13 dicembre lei aveva dichiarato: “Andrò in bagno dieci minuti prima della chiamata in aula, mi guarderò allo specchio e deciderò”.    Non è vero, mi spiace che lei dica queste falsità.    Sono parole sue.    Già alla vigilia avevo chiarito che non ero d’accordo con la sfiducia. Poi ho detto che avrei pensato tutta la notte sul da farsi. Non è consentito?    Ci mancherebbe. Ma perché urla?    (alza ancora di più il tono) Perché quella ha osato scrivere un comunicato contro di me! È disgustoso !    Quella chi?    La dottoressa Paola Concia del Pd. Anche se dubito che sia laureata. Dice che nominare me è uno schiaffo alle donne: e poi ci si lamenta se non vengono valorizzate le energie femminili del Paese. Come si permette?    Polemiche a parte, ha già in mente qualcosa su cui vorrebbe intervenire nella gestione delle Poste?    Ma lasci perdere! Che vuole che ne sappia? Mi hanno appena nominata. Io sto ragionando su una questione molto più importante: la solidarietà fem-mi-ni-le. Ne trovi un’altra come me, la sfido.    Lei ha esperienza al ministero dell’Istruzione, è un avvocato e si è occupata a lungo di usura. Perché dovrebbe andare in un’azienda di cui non sa nulla?    È sempre un ruolo dirigenziale. Ho fatto il viceministro, il sottosegretario, potrò dirigere anche le Poste oppure no? L’ha letto il mio curriculum?    Ha chiesto lei una poltrona alle Poste?    No, assolutamente. É una nomina che ricevo con grande orgoglio, perchè ho le capacità, anche se sono una donna.    In che senso “anche se”?    Non ho avuto bisogno delle quote rosa per trovare un posto, per fare due figli, per stare al governo. Hanno riconosciuto le mie qua-li-fi-che.    Chi le ha proposto la nomina: Letta, Tremonti o Berlusconi?    Non lo so, ho ricevuto una telefonata e ho detto sì.    Chi l’ha chiamata?    Non glielo dico.    Quanti dipendenti lavorano per Poste Italiane?    Sicuramente meno che al ministero dell’Istruzione, dove ce ne sono un milione e duecentomila.    A grandi linee?    Qualche migliaio. Non lo so.    Sono 150 mila dipendenti. E sa quanti uffici postali ci sono?    Sono appena arrivata, come faccio a saperlo?    Ma se conosce le Poste così poco, perché è stata cooptata?    Senta, la fiducia è stata a dicembre. Non c’è alcun collegamento, è passato troppo tempo.    Però le liste per le partecipate del Tesoro si fanno solo adesso.    Appunto, sono passati quattro mesi, crede che quel giorno, guardandomi allo specchio, mi sia detta: “Voto per il presidente così magari vado alle Poste”?    Dunque ha la coscienza tranquilla.    Certo. Il mio unico errore è stato quello di seguire Fini in Futuro e Libertà. Avessi saputo come si sarebbe evoluta la vicenda, non l’avrei fatto.

di Beatrice Borromeo, IFQ

 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: