Strada inagibile? Si inaugura lo stesso

Imperativo categorico: l’inaugurazione si deve fare, ad ogni costo. Anche se la strada non è sicura, anche se ci sono rischi seri per gli automobilisti. Del resto, ammettiamolo pure, al cospetto di una bella passerella con taglio del nastro incorporato, cosa volete sia la sicurezza? Un dettaglio, poco più che un dettaglio, poi qualche santo aiuterà, Dio vede e provvede. Troppo importante per Imperia, la Liguria e dintorni l’appuntamento fissato, troppo di riguardo le autorità invitate.

TRA GLI ALTRI l’ex ministro Claudio Scajola, il ras di quelle terre, il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, il viceministro ai Lavori pubblici, il piemontese Bartolomeo Giachino, il presidente della Regione, Claudio Burlando, quello della Provincia, Luigi Sappa, il capo del Compartimento stradale regionale, Carla Roncallo. Ammettere che le cose non erano andate come sarebbero dovute andare e rinviare la cerimonia eliminando nel frattempo i pericoli per gli automobilisti? Mai.    E infatti la mattina di lunedì 4 aprile l’inaugurazione c’è stata come da programma, benedetta da don Sandro Decanis, vicario foraneo e parroco di Pieve di Teco. Perché proprio della strada di Pieve di Teco si tratta, un tratto d’asfalto sul colle di Nava tra il mare della Liguria e il Piemonte. Un pezzo breve di appena 2 chilometri e 300 metri, ma molto impegnativo perché c’erano da costruire una lunga galleria di un chilometro e 800 metri più un viadotto di quasi 200 metri, l’Arroscia . Un’opera anche economicamente di un certo peso, 42 milioni di euro, ma che secondo i tecnici alla fine della fiera arriveranno a 60 con le solite integrazioni prezzi di cui, chissà perché, all’Anas non sanno fare a meno.    Giovedì 31 marzo sul cantiere si sono presentati tre commissari    per il collaudo di prammatica in vista dell’ok definitivo all’apertura dell’opera. E lì sono cominciati i guai, perché il sopralluogo che di solito avviene senza imprevisti e conseguenze, con la strada di Pieve di Teco si è trasformato in un calvario. I tre tecnici, Daniele Musso dell’Anas di Genova, Giuseppe La Rosa del compartimento di Torino e Angelo Adamo, ex ispettore Anas in pensione, mano a mano che procedevano lungo il tracciato si facevano sempre più scuri in volto. Dopo aver fotografato tutto, alla fine hanno constatato così tante irregolarità da decidere di negare il certificato di agibilità, un documento importante, espressamente previsto dall’articolo 200 del Regolamento dei Lavori pubblici. Non succede tutti i giorni che un’opera sia bocciata prima dell’apertura: senza l’assenso dei tre esperti la strada inaugurata da tutte quelle importanti autorità non può essere percorsa, in pratica va chiusa subito perché non è a norma di legge, ma soprattutto è pericolosa.

GLI ISPETTORI hanno verificato che lungo la galleria percorribile in entrambi i sensi di marcia non sono state aperte le opportune vie di fuga considerate indispensabili da un’analisi dei rischi. In compenso su entrambi i lati sono state piazzate le barriere chiamate New Jersey, sagomate in modo da riportare le auto in carreggiata in caso di incidente. Ma ogni 250 metri il profilo delle barriere è stato interrotto per fare spazio ad armadi di emergenza, con il risultato che il tracciato è stato punteggiato di numerosi spigoli vivi, pericolosissimi per il traffico in generale, micidiali in un tunnel. Non è finita perché le barriere sono state dipinte di bianco, ma forse in fretta o con poca cura, la vernice applicata a spruzzo è finita anche sull’asfalto creando una specie di striscia continua slabbrata che andava a sovrapporsi a quella regolare, confondendo gli automobilisti. Secondo i tre collaudatori ce n’era a sufficienza per negare l’ok. E così hanno fatto, comunicando il giudizio negativo al capo compartimento Anas di Genova. A quel punto buon senso avrebbe dovuto suggerire di fare in fretta le correzioni suggerite, magari rinviando l’inaugurazione, se necessario. Ma le correzioni non sono state fatte, l’inaugurazione sì.

di Daniele Martini, IFQ

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