Parte civile contro secondini per molestie a Bari giovane detenuto tenta il suicidio

Coma irreversibile. Elettroencefalogramma piatto. Parole dure come pietre quelle che contraddistinguono ciò che rimane della vita di Carlo Saturno, 22 anni, di Manduria, impiccatosi giovedì notte in una cella del carcere di Bari, dove stava scontando una pena per furto. A darne notizia sabato è stato l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere. Un gesto estremo, forse dettato dalle sue difficili condizioni psichiche, triste eredità di una storia vecchia di anni, ma che il 22enne non era mai riuscito a dimenticare.

NON POTEVA dimenticare. Carlo, infatti, è uno dei tre ragazzi costituitisi parte civile nel processo in corso davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Lecce contro nove agenti del penitenziario minorile salentino (nel frattempo chiuso), accusati di aver molestato fisicamente e psicologicamente alcuni giovani detenuti, tra cui lui, in un arco di tempo che va dal 2003 al 2005. Secondo la magistratura, gli imputati (l’allora capo degli agenti Gianfranco Verri, il suo vice Giovanni Leuzzi, più altre sette guardie) avrebbero organizzato una “pseudo associazione di intenti” con l’obiettivo di placare con la forza ogni dissenso all’interno del centro.

LE TESTIMONIANZE raccolte dagli inquirenti sono agghiaccianti: minori denudati e picchiati in cella fino “a far uscire il sangue da entrambe le orecchie” e a “spezzare tre denti”, oppure lasciati di notte, nudi, a dormire in una cella di isolamento senza materasso. Accuse infamanti, nonché una presunta barbarie sulla cui veridicità dovrà pronunciarsi la magistratura. Il procedimento giudiziario, del resto, è iniziato a fine febbraio di quest’anno (oggi nuova udienza). La spensieratezza del ragazzo, invece, non era mai ritornata quella di prima. Carlo aveva 16 anni quando finì in carcere per alcuni reati che, nel gergo legale, sono definiti di bassa manovalanza. Furtarelli e ricettazione: lavoro sporco per racimolare qualche centinaia di euro, nonché soldi preziosi per un adolescente con alle spalle una situazione familiare di certo non semplice. Poi l’istituto minorile di Lecce, le presunte vessazioni e l’allegria adolescente che se ne va. Per sempre. Il bisogno di assumere psicofarmaci , la ricerca costante del sostegno e, unico lumicino di speranza nel dramma, una richiesta alla direzione del carcere di Bari: essere trasferito in un penitenziario del nord Italia per poter studiare e imparare un mestiere che gli desse da vivere dopo aver scontato la sua condanna. Progetto naufragato. Chi lo conosce, tuttavia, negli ultimi tempi aveva notato un netto peggioramento nelle sue condizioni di salute. “Ci eravamo incontrati nel tribunale di Manduria una ventina di giorni fa – ha detto al Fatto Quotidiano Tania Rizzo, il suo legale di fiducia – . Era irriconoscibile: nervoso, scostante, molto turbato. Purtroppo – ha continuato l’avvocato – in quella occasione non ho avuto modo di parlargli per cercare di comprendere i motivi di questa sua condizione, quindi non so se è successo qualcosa in carcere o se il suo stato di salute sia precipitato per altri motivi. Questo lo può sapere solo Carlo. Di certo, lui ha subito un danno gravissimo dalla vicenda dei presunti soprusi e da allora ha sempre fatto ricorso a tranquillanti. Era una persona fragile, fragilissima”.

L’AVVOCATESSA, ovviamente, non ha risposto alla domanda sui possibili collegamenti tra il tentativo di suicidio di Carlo Saturno e quanto accaduto nel carcere minorile di Lecce tra il 2003 e il 2005. Su questo punto, però, è intervenuta l’associazione “Antigone” che, tramite il suo presidente Patrizio Gonnella, ha diffuso una nota in cui chiede chiarezza agli organi competenti per accertare – si legge – “quali siano state le cause del suicidio; se vi siano responsabilità dirette o indirette da parte di coloro che lo avevano in custodia; se vi è un nesso con il processo che lo vedeva parte lesa per i ripetuti maltrattamenti denunciati quando era recluso nell’istituto per minori di Lecce”. Il motivo di questa presa di posizione da parte dell’associazione che ha diffuso la notizia? “Sgombrare il campo dal sospetto che ci possano essere state ritorsioni da parte degli agenti che lui aveva denunciato”. Solo un sospetto, un terribile sospetto.

di Pierluigi G. Cardone, IFQ

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