Milano, Scampia un festival per reagire

Nel capoluogo lombardo e hinterland 15 giorni di concerti, incontri, dibattiti con un unico messaggio: nessuna regione d’Italia ha l’esclusiva del malaffare.

Lo sappiamo: la Gomorra che racconta Roberto Saviano non è solo in Campania. La Camorra, la malavita organizzata, infetta ormai ovunque: l’Italia, l’Europa, il mondo. Pure la “Padania” è infiltrata dai boss: anche e soprattutto la sua capitale, Milano, cuore economico del Paese, luogo per eccellenza in cui si fanno affari – che sia alla luce del sole o meno.    Non è allora un caso che la città lombarda sia stata scelta per presentare l’evento culturale “Scampia. Italia. L’altra faccia di Gomorra”; per tutto il mese di aprile, diversi angoli del centro e dell’hinterland trasformeranno Milano in un megafono: attraverso il linguaggio di molteplici forme espressive, si racconterà l’alternativa che esiste, insiste e resiste, anche nelle terre più colpite dal fenomeno malavitoso. Musicisti, fotografi, giornalisti, operatori sociali, scrittori, accademici e magistrati, interverranno in varie occasioni per trasmettere un messaggio forte e chiaro: Scampia è l’Italia, e l’Italia deve reagire tutta insieme all’assalto del malaffare, sempre meno ‘local’.    La buona notizia è che proprio a Scampia, la sventurata località campana resa famosa da Roberto Saviano, parte della società civile si sta dando da fare per migliorare le cose: non a caso, quella è l’area urbana a più alta densità d’associazionismo d’Italia; un quartiere dove la sopravvivenza nella legalità è presente e si configura come un atto di coraggio, dove ci sono persone il cui solo desiderio è quello di una vita normale, e per questo desiderio sono costrette a combattere ogni giorno contro un nemico forte e spregiudicato; nonostante le ritorsioni, i rischi, le pallottole, non sono pochi gli sconosciuti che hanno deciso di tenere la schiena dritta, di difendere un pezzo di terra italiana che pure l’Italia istituzionale sembra aver abbandonato. Resistere – ed esistere – è quindi possibile ovunque. Ed è doveroso anche al Nord, dove l’opera dei clan è spesso negata o minimizzata.

LA MANIFESTAZIONE ha questo senso, ed è pregna di eventi validissimi (vedi box). Ha preso il via sabato scorso con un live degli A67 – crossover band anti-Camorra – a Palazzo Granaio. Tantissimi ragazzi hanno ascoltato il rapcore dei campani, dal vivo a Settimo Milanese: una festa colorata e civile nel paese dove operano ben nove famiglie di affiliati alla ‘Ndrangheta, sede scelta per sottolineare il legame che unisce Milano e il territorio dell’hinterland, spartito massicciamente tra cosche e ‘ndrine. Ora siamo nel vivo dell’happening: fino al 19 di aprile si continua con un programma infinito di eventi: musicali, di teatro, satirici, di fotografia, cinematografici, urbanistici ed editoriali ”per ricordare a tutti che la criminalità organizzata è vivace ed estende i suoi tentacoli su tutto lo Stivale e oltre”. E che informarsi è il primo modo di reagire.    Parteciperanno personaggi del calibro di Giulio Cavalli, relatore insieme con Roberto Bichi – presidente della Prima sezione civile del Tribunale di Milano – ad Alberto Spampinato e a Gianni Barbacetto all’incontro su ”Criminalità e giornalismo d’inchiesta”, previsto sabato prossimo al Circolo della Stampa; la rapper Pina di Radio Dj, che domenica, all’Area Pergolesi, parlerà del fenomeno dei neomelodici, cantanti sentimentali amati dai feroci camorristi, assieme al critico Armando Sanchez de Il Mattino; don Aniello Manganiello, prete anti-camorra, che giovedì presenterà all’Università Statale ”Scampia Trip”, progetto patrocinato da Libera che intende raccontare le storie degli onesti della “VIII municipalità di Napoli”; Alessandro Esposito, pusher pentito, autore del libro ”Manuale del perfetto venditore di droga”, che incontrerà gli studenti il 13 aprile, sempre all’Università. In spazi di cultura, di socialità condivisa, giovanili, scelti per coinvolgere la Milano degli studenti, dei professionisti, della società civile.

ANDREA TAMMARO, uno degli organizzatori, ci racconta la genesi della kermesse. ”Qualche anno fa, all’epoca delle minacce a Saviano, abbiamo creato un gruppo di lavoro con professionisti e giornalisti, qui a Milano. Il progetto si chiamava ‘Milano, Scampia’, e l’idea era quella di rendere evidente il parallelismo tra il Sud e il Nord Italia, territori colpiti dalle mafie. Poi è successo che Andrea Brera, uno del gruppo, è andato a Scampia per fare un servizio fotografico. Lì ha conosciuto Ciro Corona, dell’associazione Resistente, e don Aniello Manganiello: persone che lottano là, da anni, lavorando con i giovani e le scuole, rischiando sulla propria pelle. Parlando loro di ‘Scampia, Milano’, è nata l’idea di realizzare insieme qualcosa di più grande, per spiegare che Scampia non è solo degrado, che le mafie non operano solo lontano, al Sud; e che reagire è possibile ovunque”. Ecco quindi ”Scampia, Italia”, contenitore di eventi diversi spalmati per tutto il mese di aprile. Un happening realizzato per ”parlare ai milanesi di un esempio positivo, per spiegare che c’è una via uscita contro la malavita”, spiega Tammaro. ”Per batterla, non bisogna negarne l’esistenza – come fanno purtroppo certi politici – e poi parlarne. Perché difendere la Scampia resistente è difendere Milano.” (info: http://www.scampiaitalia.it  )

di Valerio Venturi, IFQ

One Comment to “Milano, Scampia un festival per reagire”

  1. grande articolo, grande giornale

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