Il predellino ciclico

Coazione a ripetere la chiamano gli psicanalisti: la sindrome del predellino sembra aver di nuovo colpito Silvio Berlusconi. Per la seconda volta… e si temono ricadute. Tanto che bisognerebbe ricorrere a Freud per scoprire cosa ci sia dietro la lunga lista di complessi di inferiorità del presidente del Consiglio, con l’attitudine nevrotica a trasformarli in deliri di superiorità. Per il predellino no! Non si tratta di un lapsus rivelatore. Di un disturbo della personalità. Non gli serve per sembrare meno basso, e quindi più alto. Il predellino funziona, nella retorica della politica berlusconiana, come una sineddoche, la parte per il tutto. Metafora del teatrino del consenso su cui si esibisce, straordinario piazzista di se stesso, ormai da quasi vent’anni.

UN VENTENNIO!? Evocare il fascismo qui, sarebbe operazione massimamente scorretta in sede storica. Siamo d’accordo con Giovanni Sartori quando spiega che tecnicamente lo strapotere di Berlusconi non può essere paragonato alla dittatura di Mussolini. Infatti, se non fosse per quella sindrome del predellino il ragionamento non sarebbe confutabile. C’è un ma, però : perché è proprio un altro predellino che troviamo fra le scene madri dell’avventura politica di Benito Mussolini. “Le accoglienze sono state… magnifiche… Hai saputo che ho sempre girato in piedi sul predellino!”: è irresistibile la tentazione di ragionare per analogie, nonostante siamo tutti convinti che la storia mal sopporta le similitudini. La frase è tratta da una lettera di Benito Mussolini a Clara Petacci nel dicembre del 1944, dopo il discorso al Lirico di Milano. Serviva ai nazisti e ai fascisti di Salò far dimenticare agli italiani della Repubblica sociale le tragedie delle tante guerre in corso, per rimandare il duro confronto con la realtà dei fatti che annunciavano la più terribile delle sconfitte.    È vero il Lirico quel giorno era pieno. Fuori non c’era nessuno, perché i fascisti erano tutti stipati dentro. Niente di oceanico, insomma. Più che di masse è più giusto parlare di un folto pubblico. Perché quel giorno il pubblico era lo spettacolo stesso. Come il rumoroso pubblico di fronte al quale, sui gradini del Tribunale di Milano Berlusconi ha pronunciato non solo la sua difesa, ma anche sentenziato, unico giudice di se stesso, la propria assoluzione. Facendo leva sul predellino. Poco importa se fosse vero o prezzolato (è vera la seconda che abbiamo scritto), perché ciò che conta è l’inquadratura, nel reality della politica!

NON ERA la prima volta, infatti. Punto ideale su cui fare leva quando vuol far credere di essere capace di sollevare il mondo intero, il predellino era già stato usato tre anni fa a San Babila per annunciare la nascita del Popolo della libertà. E poi vincere le elezioni. Anche Mussolini era recidivo: c’è una sua foto in cui arringa da un predellino già nel settembre del 1922 un mese prima della marcia su Roma.    Se ne potrebbe ricavare una teoria portatile della politica autoritaria: il predellino funziona come un talismano delle Mille e una notte, capace di trasformare tutto in verità possibile, anche la più incredibile delle favole.    Post scriptum. Per completezza dell’informazione corre l’obbligo di ricordare che proprio da un predellino, appena rientrato dalla Germania nel-l’aprile del 1917 alla stazione di Pietrogrado, Lenin lanciò la parola d’ordine “tutto il potere ai soviet”. Ma si trattava del predellino di un treno, il famoso treno blindato incautamente messogli a disposizione dai tedeschi. E un altro predellino lo si trova nei Promessi sposi, nella famosa scena del governo Ferrer assediato dalla folla da cui cerca di divincolarsi con l’altrettanto famoso “adelante Pedro”. Ma si trattava di una carrozza e la folla di Milano non era per niente festante. Succede sempre così, tutto d’un tratto, al momento delle finis regni.

di Pasquale Chessa, IFQ

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