Credere, obbedire e leccare

Se non si professasse “liberale” ogni due per tre e non scrivesse perciò sul Corriere della sera, Piero Ostellino meriterebbe la considerazione pressochè nulla che si deve ai tipici intellettuali italiani che attaccano sempre il cavallo alla mangiatoia giusta: craxiani quando comanda Craxi, berlusconiani ora che comanda B., domani dipende da chi comanda. Invece molti lo credono un “liberale” per davvero, al punto che ha finito col crederci persino lui. Tant’è che nei suoi articoli – usati in molte sale operatorie al posto dell’anestesia totale e riassumibili quasi sempre nel motto “I love B.” – egli usa citare a sostegno delle sue corbellerie ora Tocqueville, ora Stuart Mill, ora Locke, ora Montesquieu, ora tutti e quattro insieme (ovviamente ignari e incolpevoli di tutto). Ieri, a riprova del fatto che B. dev’essere davvero malmesso, di articoli ne ha scritti addirittura due in un sol giorno: uno a pagina 1  , l’altro a pagina 57. A pag.1 sostiene che “i pm processano B più per tigna che per obbligatorietà dell’azione penale”, dunque, in ossequio a un non meglio precisato “pensiero del 700 e dell’800”, urge la “separazione dei poteri”, ergo hanno ragione B. e Alfano a mettere il potere giudiziario al guinzaglio di quello politico. Sragionamento che ricorda il celebre sillogismo di Montaigne: “Il salame fa bere, bere disseta, dunque il salame disseta”. A pag.57 Ostellino definisce “ridicola” la presunta “intenzione” della Procura di Roma di “incriminare B. per concussione a seguito di una telefonata in cui chiedeva la chiusura di Annozero”, precisando che “di tale incriminazione non me ne potrebbe (sic, ndr) fregare di meno”. Resta da capire perché allora abbia deciso di ammorbarne i lettori, già duramente provati dal primo articolo. In ogni caso la Procura di Roma non ha alcuna “intenzione di incriminare” B. per le pressioni anti-Annozero: per il semplice motivo che, per quei fatti, B. è già indagato da più di un anno (prima a Trani e poi per competenza a Roma). Ostellino trova “ridicola” l’indagine perché, “se si perseguissero i politici che telefonano ai direttori di giornali affinchè non facciano scrivere i giornalisti sgraditi, il Parlamento sarebbe vuoto e i tribunali sarebbero pieni”. Evidentemente il “liberale” de noantri, quando dirigeva il Corriere, riceveva pressioni da politici per non far scrivere giornalisti sgraditi e non faceva una piega, trovando la cosa assolutamente normale. Qui però gli sfuggono un paio di particolari. 1) La Rai non è un giornale privato: è un’azienda pubblica i cui dirigenti – diversamente dai direttori di giornale – sono “incaricati di pubblico servizio”. 2) B., per far chiudere Annozero, non chiamò un direttore della Rai, ma alcuni membri dell’Agcom, che dovrebbe essere un’“autorità indipendente”, invece B. la tratta come il cortile di casa sua. Condotta che, a un vero liberale, dovrebbe far rizzare tutti i capelli in testa. Infatti a Ostellino “non potrebbe fregare di meno”. Anche perché costui non sa nemmeno quel che è successo. Siccome le notizie smentirebbero puntualmente ciò che scrive, le rimuove. Non legge i giornali, nemmeno quello che generosamente ospita i suoi delirii. Infatti si domanda “che è stato convocato a fare George Clooney fra i testimoni del processo Ruby”. Forse “per consentire ai pm di raccontare in famiglia di aver parlato con l’uomo che fa pubblicità alla stessa marca di caffè che si beve in casa e, magari, di averlo trattato con giusto distacco?”. Non sia mai che “la giustizia diventi avanspettacolo” per “epater le bourgeois”. Ora, è affascinante il sospetto che la Boccassini arda dal desiderio di raccontare in famiglia di aver conosciuto Clooney. Purtroppo per il nostro tapino, a chiamare Clooney come teste non è stata la Procura, ma l’on. avv. Niccolò Ghedini, difensore di B. Come hanno scritto tutti i giornali. Corriere compreso. In tutte le pagine fuorchè nella numero 57. Lì è vietato l’accesso alle notizie per non disturbare Ostellino.

di Marco Travaglio, IFQ

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