Una giovane madre, la figlia di cinque anni affetta da gravi handicap e un piccolo comune di nemmeno cinquemila abitanti, dove la donna lavora come impiegata amministrativa da dieci anni. Sono i protagonisti di una vicenda che sembra davvero incredibile. Lo scorso dicembre la donna si assenta dal lavoro per accudire la figlia malata, assenze che giustifica con il certificato medico della bambina, dimenticandosi però di aver superato la soglia contrattuale consentita.  

   Accade a Cellatica, pochi chilometri da Brescia. L’implacabile segretario generale del comune – applicando alla lettera la legge Brunetta contro l’assenteismo negli uffici pubblici – considera “ingiustificate” le assenze della donna in quanto “prive di valida motivazione” e avvia la procedura di licenziamento, che si completa a inizio marzo al termine di un procedimento disciplinare. A nulla – incredibilmente – sono valsi i tentativi di conciliazione per una vicenda che ha tutte le caratteristiche di un banale difetto di comunicazione: “Vogliamo far sapere che per il Comune di Cellatica – denuncia Patrizia Moneghini della Fp Cgil – la malattia di una bambina portatrice di handicap grave non è ritenuta una valida giustificazione di assenza per la madre. È un fatto gravissimo che si poteva evitare con un po’ di buon senso”. Come? “Concedendole, per esempio, le ferie che ancora aveva, oppure pensare a un periodo di maternità volontaria o di aspettativa non retribuita.    

   Invece, da parte dell’amministrazione comunale, è mancata qualsiasi volontà di compensare le eventuali mancanze con gli istituti contrattuali a disposizione. Abbiamo aspettato a rendere pubblica la questione perché speravamo in una soluzione ragionevole, le abbiamo provate tutte ma il sindaco (Paolo Cinghia, di “Cellatica Domani”, lista civica di centrodestra, ndr) ci ha risposto che i suoi sono compiti politici, la parte amministrativa è competenza del segretario generale, che così ha deciso”.

di Stefano Caselli, IFQ



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