I sindaci di Milano e Brescia danno i dividendi a nostre spese

Il sindaco di Milano Letizia Moratti può stare tranquilla. E con lei anche il suo collega di Brescia, pure lui berlusconiano, Adriano Paroli. Nel 2011 la società energetica A2A controllata dai due grandi comuni lombardi, darà un’altra volta il suo contributo alla causa. Quella del bilancio municipale. In totale fanno 83 milioni di dividendi per Milano e altrettanti per Brescia.

POCO IMPORTA allora se i conti aziendali sono tutt’altro che floridi, come risulta dal bilancio 2010 approvato ieri dal consiglio di gestione. Poco importa se il gruppo A2A naviga in acque tutt’altro che tranquille, sconta il crollo dei margini sul mercato dell’energia, è oppresso da un indebitamento monstre, deve far fronte agli oneri della sfortunata (eufemismo) avventura in Edison e per riuscire a produrre profitti deve aggrapparsi a operazioni straordinarie. E che sarà mai? I comuni azionisti devono far quadrare i conti. E A2A è una mucca da mungere. In verità, i principi di una gestione oculata suggerirebbero tutt’altro. Per esempio di limitare la distribuzione di dividendi allo stretto indispensabile e usare quei soldi per ridurre i debiti, in calo nel 2010 ma comunque pari a 3,9 miliardi. Macchè, non se ne parla neppure. Ieri i vertici della società energetica hanno promesso che d’ora in poi verrà distribuito solo il 60 per cento dell’utile. Per il futuro si vedrà. Intanto si comincia con uno strappo alla regola. Siccome ci sono proventi straordinari per oltre 200 milioni, allora si fa un bel pacchetto regalo e lo si spedisce ai comuni affamati di soldi. Risultato: quest’anno verrà distribuito il 97 per cento dei profitti aziendali.    Non è una sorpresa. Il presidente Giuliano Zuccoli e gli altri amministratori del gruppo energetico alla politica i loro incarichi. E allora come possono dire di no ai sindaci che li hanno messi lì? Del resto A2A nasce nel 2008 al termine di un’infinita mediazione nelle stanze del potere lombardo. Aem, cioè l’ex azienda municipalizzata di Milano si sposa con la bresciana Asm. La fusione scatena appetiti per quello che all’epoca sembrava un business lucrosissimo. Accontentare tutti è difficile e così si moltiplicano le poltrone. Viene scelto il cosiddetto sistema duale, con un consiglio di gestione a cui si affianca il consiglio di sorveglianza. In totale fanno 23 poltrone da amministratore. Più due direttori generali. I vertici del gruppo sono il risultato dei faticosi accordi raggiunti tra berlusconiani, ciellini e leghisti. A loro volta questi gruppi di potere si suddividono nella fazione milanese e in quella bresciana, spesso e volentieri contrapposte tra loro. Senza dimenticare che nella città della Leonessa sono forti anche i cattolici vicini al presidente di Intesa, Giovanni Bazoli. E infine c’è il presidente Zuccoli, un ingegnere valtellinese legato al ministro Giulio Tremonti. L’effetto principale di questo gigantesco accrocchio è che ogni nomina, ogni decisione deve passare attraverso complesse mediazioni. Non è il massimo per garantire l’efficienza della gestione. Senza contare che spesso gli interessi della società vengono sacrifica-ti a quelli della politica.

MOLTO ISTRUTTIVO, a questo proposito, è lo spettacolo andato in scena nelle ultime settimane. Succede che, come detto, A2A si è imbarcata nell’avventura Edison, la terza società energetica del Paese (dopo Eni ed Enel) in cui i soci più forti sono i francesi di Edf. Edison nel 2010 è andata molto male. Niente dividendi. Per di più A2A ha dovuto farsi carico dei risultati negativi della sua partecipazione, a suo tempo pagata a peso d’oro. Questa voce vale da sola 130 milioni di perdite nel bilancio del gruppo guidato da Zuccoli, che in una recente intervista ha pesantemente attaccato la gestione di Edison, di cui peraltro lo stesso Zuccoli è presidente. Logica vorrebbe che A2A cercasse una via d’uscita. E c’era quasi riuscita con un complesso accordo che lasciava a Edf il controllo di Edison in cambio di altre contropartite tra cui alcune centrali elettriche. L’intesa aveva il difetto di evitare ai francesi l’Opa in Borsa lasciando a bocca asciutta i piccoli azionisti di Edison. Comunque non se n’è fatto niente perchè Tremonti ha bloccato tutto. É questa, e non Parmalat, la vera posta in gioco nella crociata antifrancese del governo di Roma. Ma non finisce qui perchè Edf, con un gesto di sfida a Tremonti, si prepara a silurare l’amministratore delegato di Edison, l’italiano Umberto Quadrino, per sostituirlo con un manager francese. Il cambio della guardia dovrebbe essere ufficializzato entro venerdì, ma l’affondo di Edf ha avuto l’effetto di mandare in fibrillazione il fronte italiano con le varie cordate che hanno cercato di approfittare della situazione per rafforzarsi.    E’ SCESO in campo perfino Berlusconi per convincere il sindaco di Brescia ad appoggiare una candidatura di Gabriele Albertini (già primo cittadino di Milano) alla presidenza di Edison (questa nomina spetta a A2A) al posto di Zuccoli. Il quale ovviamente la presa malissimo. Anche perchè nel frattempo si erano mossi anche ciellini e leghisti. Alla fine Albertini è stato stoppato. E anche i seguaci di Bossi hanno rinunciato a forzare la mano per la nomina in Edison del bresciano Bruno Caparini. La resa dei conti, però, anche con i francesi, è solo rimandata. Nel frattempo A2A farà sempre più fatica a far quadrare i conti. Ma a quanto pare questo è un problema secondario. Prima vengono le poltrone e la presunta crociata antifrancese.

di Vittorio Malagutti, IFQ

L'eleganza del sindaco di Milano

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