Comunione e cementificazione per Expo 2015

Il trucco dell’Expo si chiama Cascina Merlata. Sì, dicono: facciamo un’Expo 2015 leggero leggero, con tanti orti e poco cemento; ma poi su un’area a fianco ci schiaffano 324 mila metri quadri di residenza, 45 mila di edifici commerciali, 15 mila di alberghi, 10 mila di uffici. Con 3.800 appartamenti, per 8 mila nuovi abitanti previsti. Questa è Cascina Merlata. Un nome bucolico per un’operazione immobiliare che rovescia nuovo cemento in una zona tra il Gallaratese e Quarto Oggiaro che di tutto avrebbe bisogno, tranne che di altro cemento. È proprio un imbroglio. È come se qualcuno ci dicesse: abbiamo un’area A, grande cinque, su cui costruiamo solo tre. Evviva, come siamo verdi. Nascondendoci però che accanto c’è un’altra area più o meno uguale, l’area B, su cui zitti zitti costruiscono dieci. La verità, allora, è che c’è una sola area, A+B, grande dieci, su cui costruiscono tredici. L’imbroglio è lampante: infatti è sulla Cascina Merlata che sarà costruito il villaggio dell’Expo e poi le due aree sono urbanisticamente connesse e saranno servite dai medesimi interventi infrastrutturali, strade, metrò… Ma si guardano bene dal presentarle insieme, come un’unica operazione, come in effetti è. Cascina Merlata è il lato B dell’Expo. Ma non bisogna dirlo: per poter continuare a proclamare che avremo un Expo leggero e poco cementificato. A dir la verità, nelle ultime settimane hanno ripreso a ripetere con maggior insistenza che anche l’Expo in sé, con tutti ’sti orti, con tutte ’ste serre, con ’sto “planetary garden” partorito dalla mente di Stefano Boeri e Carlin Petrini, non riesce a far quadrare i conti, non è “appetibile”, non funziona: bisogna aumentare il cemento anche lì. Anche se, a dirla proprio tutta, andando avanti così – cioè stando fermi – l’Expo proprio non si farà: né quello del giardino planetario, né quello del cemento. Ancora non è stato risolto neppure il problema numero uno: la proprietà delle aree. La società dell’Expo le deve comprare, oppure prendere in comodato temporaneo con restituzione finale ai proprietari? Milano, insomma, forse non realizzerà più il giardino planetario, ma in compenso rischia di fare una figuraccia planetaria. Gli unici pronti per l’Expo, a quanto pare, sono gli ottimi manager della ’Ndrangheta. Meno male che non c’è più il ministro Lunardi, altrimenti avrebbe potuto proporre di affidare direttamente a loro la gestione dell’evento. L’operazione che sta andando avanti, invece, è quella di Cascina Merlata, lato B dell’Expo. Perché su quei 500 mila metri quadri l’accordo d’affari è concluso e bipartisan. La cordata d’investitori è pronta, il socio di maggioranza, Euromilano, ha le idee chiare, Banca Intesa Sanpaolo è della partita, gli operatori si sono divisi il lavoro, coop rosse e coop bianche, eredi della sinistra e rampanti di Comunione e liberazione. “È il ritorno al consociativismo di tanti anni fa, a scapito dei cittadini”, commenta il consigliere della Lista Fo Basilio Rizzo.

di Gianni Barbacetto, IFQ

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