PD: Partito Diaspora. Cattolica.

Autoironia?

“Chi se ne va, sbaglia”. Pier Luigi Bersani, aprendo la direzione nazionale del Pd, sceglie di non evitare il tema spinoso dei continui abbandoni del partito. Sì, perché soprattutto a livello locale, e soprattutto a Nord, le uscite sono continue. Soprattutto dall’area cattolica, quella che meno gradisce la sua segreteria, e che più si riconosce nella mionoranza di Veltroni, Fioroni e Gentiloni. Tanto che l’avvertimento del segretario suona più come un’ammissione di timore e debolezza. Non per niente parla di “preoccupazione” e “disagio”.    E in effetti per i Democratici c’è poco da stare allegri. In Veneto, l’ultimo ad andarsene è stato Andrea Causin, consigliere regionale, ex Acli. “Il Pd ha assunto un profilo riformista di sinistra. E ha perso il suo disegno cattolico”. Spiega Causin: “Non siamo noi che abbandoniamo il partito, sono gli elettori che abbandonano noi. Nel 2006 in Veneto avevamo 400mila voti, nel 2008 200mila”. Ora Causin siede nel Gruppo misto. Insieme all’altro consigliere, Diego Bonaccin che l’ha preceduto nel-l’uscire dai Democratici: “Volevo un partito che andasse più al centro. Il Pd, invece, si fa influenzare da Vendola e da Di Pietro”. Bonaccin racconta che però anche “il Pdl sta implodendo”, schiacciato com’è da una Lega che al Nord stravince. E infatti, come Causin, e altri scontenti, è confluito nell’associazione Verso Nord (fondatori Massimo Cacciari e Franco Miracco, lo storico portavoce di Giancarlo Galan), che in Veneto, Lombardia, Piemonte e Friuli Venezia Giulia sta mettendo insieme transfughi del Pd e del Pdl. Portavoce è un altro fuoriuscito democratico, ex consigliere comunale a Venezia, Alessio Via-nello. E dentro ci sta pure il senatore Maurizio Fistarol, ex rutelliano della Margherita, fuoriuscito dal Pd. Due abbandoni di peso i Democratici li hanno avuti pure in Piemonte: l’europarlamentare Gianluca Susta, ex candidato rutelliano alla segreteria regionale, battuto nel 2007 da Gianfranco Morgando e Mariano Rabino, vice di Morgando ed ex consigliere regionale . Che spiega: “Il partito com’è ora tradisce il progetto originario”. Che poi è quello di Veltroni e del Lingotto. “Non ci portiamo dietro un ceto politico – dice – ma i nostri elettori. Susta alle europee ha preso 46mila voti”. Anche loro guardano a Verso Nord. Pronti ad uscire ci sarebbero ancora almeno i consiglieri regionali Angela Motta, Davide Gariglio e Mauro Laus. A trattenerli sarebbe l’imminenza del voto per il sindaco di Torino. E in effetti a sentir parlare molti degli scontenti, le amministrative sembrano un po’ il test definitivo sulla segreteria Bersani. Spiega Gianfranco Moretton, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia: “Per adesso non si esce. Si aspetta una correzione di rotta. A partire dalle alleanze, che devono guardare di più verso il centro”. Gli scontenti insieme a lui nella regione sarebbero molti. A cominciare dai piddini di Pordenone, pronti a candidarsi con le liste civiche e non con il partito. Ma il disagio si allarga a macchia d’olio. Tra le ultime uscite c’è il senatore del Trentino Alto Adige, Claudio Molinari, sempre ex Margherita, confluito nell’Api. Stesso percorso di un’altra transfuga recente, la senatrice Emanuela Baio Dossi, in Lombardia. Altra Regione dove lo scontento resta sotto traccia ma avanza. Nel 2009 è uscito dal Pd (e ora è attivo in Verso Nord) Nicola Pasini, che si definisce “liberale”. Non si sbilancia sui prossimi addii, perché, dice, “dare qualcuno in uscita è sempre rischioso”. Sulla porta però ci sarebbero molti anche in Emilia Romagna: in testa Mauro Bosi, consigliere regionale.    Se al Nord la situazione sembra esplosiva, tra gli indecisi c’è un nutrito drappello di parlamentari. A fotografare la situazione è il senatore Flavio Pertoldi, da Udine, per ora ancora Democratico: “Il Pd non ha rispettato il disegno cattolico moderato. Non è il progetto che pensavamo”. Si va verso una scissione? Nessuno ancora lo dice, ma lui Pertoldi, ammette la speranza che Fioroni prenda in mano la situazione. Fioroni stesso si schernisce, non parla, non vuole commentare. Prima delle amministrative, nessuno si muove. Ma pronti ad andarsene ci sarebbero tra i parlamentari, per citarne solo alcuni, il senatore eletto in Veneto Rodolfo Viola, l’onorevole Gianluca Benamati, eletto in Emilia Romagna, l’onorevole Mario Pepe, eletto in Campania, e il suo collega, Enrico Farinone, eletto in Lombardia. Si andrebbero ad aggiungere ai 21 parlamentari che hanno cambiato partito da inizio legislatura.

di Wanda Marra, IFQ

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