Nel caos della guerra, degli sbarchi selvaggi e con il terrore nucleare, in un’aula della Camera semi deserta hanno fatto il loro ingresso trionfale il processo breve “salva Silvio” e la legge comunitaria con annessa norma per la responsabilità civile dei giudici. Una giornata, insomma, nel segno delle leggi “ad personam” in un Parlamento che oramai, per dirla con il presidente della Consulta, Ugo De Siervo, “non fa più leggi” tranne, ovviamente, quelle che servono al Caimano. Ma al Pdl non piace che lo si dica.    Infatti, eccole qua. La prima a finire ieri in discussione è stata quella che contiene la responsabilità civile per i giudici (Comunitaria) sulla quale qualche ripensamento, in verità, è ancora in corso e la stessa maggioranza presenterà delle modifiche per renderla solo un po’ meno punitiva per i magistrati. Ma solo un po’: si parla di inserire la previsione che il magistrato sia sempre responsabile “per dolo o colpa grave” o per “la violazione manifesta del diritto”.

SUL FAR PESARE O MENO l’“errata interpretazione della norma” il dibattito è ancora in corso, ma sarà breve: il voto è previsto in settimana. Dove, invece, non c’è davvero più dialogo è sul processo breve con prescrizione breve. La maggioranza vuole arrivare a chiudere i giochi entro giovedì (nonostante i 270 emendamenti presentati dall’opposizione e le pregiudiziale di costituzionalità mandata avanti da Pd, Idv e Udc, oltre alla richiesta di una sospensione per due anni), al massimo entro martedì prossimo, considerando il passaggio al Senato “solo una pura formalità” , sintetizzava ieri proprio il relatore Pdl, Maurizio Paniz. I numeri ci sono – e sono ampi – e appena passerà alla Camera per Berlusconi si spalancheranno di fatto le porte dell’impunità sui processi Mediaset, Mediatrade e, soprattutto, Mills. Per chiarire: il processo Mills chiuderà i battenti entro fine maggio, gli altri due all’alba del 2012; per Ruby ci vorranno, invece, almeno tre anni, ma su quello la macchina del conflitto d’attribuzione è a pieno regime. Oggi la giunta per il regolamento darà il proprio parere (forse negativo) all’ufficio di presidenza della Camera che si esprimerà mercoledì sul voto dell’aula. Nonostante l’opposizione sia in vantaggio numerico (più uno in entrambi gli organismi) è più che probabile che il via libera per il voto di Montecitorio ci sia comunque (Fini non si opporrà). Una volta sollevato il conflitto, tutto sarebbe nelle mani della Corte costituzionale che – sono convinti nel Pdl – entro 8 mesi darà parere positivo al ritorno del processo davanti al Tribunale dei ministri. E anche sul Ruby gate, in sostanza, calerebbe il sipario. Non è scontato, ma il rischio che possa anche andare così c’è.

CONSIDERATI TUTTI questi elementi, non si sbaglia a dire che i prossimi dieci giorni saranno fondamentali per la salvaguardia giudiziaria di B. per gli anni a venire; salvo nuove inchieste, i processi incardinati a Milano hanno la sorte segnata dalle sue nuove leggi ad personam. Certo, l’opposizione darà battaglia, ma i numeri della maggioranza parlano chiaro e i Responsabili, a quanto si apprende, non faranno mancare il loro fondamentale apporto per porter ulteriormente ricattare il Cavaliere sul fronte, a loro caro, dell’allargamento della maggioranza e del rimpasto di governo. Non è un caso se subito dopo l’approvazione del processo breve e della responsabilità civile dei magistrati (per quanto edulcorato), il governo manderà subito avanti una leggina per superare la Bassanini sui numeri dell’Esecutivo. Sarà una norma costituita da due soli articoli che andrà a incidere solo sul numero delle poltrone, spacchettando alcuni ministeri. Con questa prospettiva davanti, chi mai mancherà all’appello per salvare il premier dai giudici? Nessuno, par di capire.

di Sara Nicoli, IFQ

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