Clandestini come noi

Le ragazze rom che a Treviso allungavano la mano della carità con un bambino accasciato fra le braccia, venivano portate via dai poliziotti del sindaco Gentilini: sfruttamento di minore a fine di lucro. Bisogna dire che la Lega ha imparato la lezione e la rigioca a Lampedusa col cinismo dei suoi ministri. Ogni giorno, un giorno dopo l’altro, arrivano barche di disperati. L’isola è un fazzoletto, chi la abita soffoca eppure noi popolo di navigatori, traghetti vacanze, ammiraglie da crociera, per settimane non riusciamo a trovare qualcosa che galleggi in modo da trasferire i fuggitivi in un posto decente. Solo annunci per calmare le rabbie: la San Marco parte da Augusta e fra poche ore è lì. Ma la partenza scivola dal mattino al pomeriggio, dal pomeriggio ai giorni dopo. Intanto gli sbarchi continuano. Dormono fra le immondizie mentre le Tv di mezzo mondo accendono le luci per documentare l’atrocità del loro cammino della speranza. Maroni e Frattini non aprono bocca fino a quando l’Europa si arrende alle immagini e apre la borsa, ecco i danè: in un lampo le navi saltan fuori. Otto anni fa la Spagna aveva accolto 160 mila profughi senza battere cassa a Bruxelles e senza piangersi addosso. Insomma, sfruttare i bambini come li sfruttano certi clochard funziona nella politica di certi nostri politici. Noi del G8 abbiamo preso l’isola in ostaggio per la commedia di una solidarietà che i popoli del nord non vogliono pagare. Adesso l’Europa tira fuori i soldi anche per il viaggio di ritorno perché chi scappa è clandestino e i clandestini devono essere rimpatriati, truffaldina dimenticanza d’aver saltato il timbro dei consolati italiani nella fuga da Tripoli: 75 mila tunisini vengono da lì. Criminali per le burocrazie e come criminali giustamente respinti. “È la legge”, sussurrano le capinere del Cavaliere. Legge che esaudisce gli interessi di chi la scrive. Come la legge Mussolini che strappava dai banchi i ragazzi ebrei indegni di studiare assieme ai ragazzi ariani. Nelle carrette che attraccano a Lampedusa i ragazzi sono tanti. Nasce perfino un bambino. Bebè clandestino o bebè come gli altri? La furbizia dei politici brianzoli seppellisce la memoria di quando i lombardo-veneti giravano l’Europa come maghrebini. Figli di frontalieri fino a quindici anni fa clandestini nella Svizzera che proibiva la riunione delle famiglie. 15 mila, 22 mila piccoli italiani nascosti alla perfidia dei vicini di casa e a poliziotti che bussavano alle porte. Gli psicologi di Berna ne hanno studiato l’evoluzione, adulti labili e taciturni: anche l’insegnamento dei volontari che ne proteggevano la clandestinità li ha fatti crescere come razza a parte. Qualche tempo fa ho ricordato la storia di due fratellini italiani trapiantati a Winterthur da genitori bresciani. Nascosti nel portabagagli come cioccolata. Una spiata, scoperti: ordine di “deportazione” in Lombardia, parola implacabile di una lingua che non sfuma. Ecco che arriva la lettera di un signore della Val Camonica. Era uno dei bambini deportati e si commuove ritrovando quel dolore. Ma ringrazia per una cosa più importante; perché non ne ho ricordato il nome. “Sono vice sindaco leghista del mio paese e lei capisce che sarebbe imbarazzante”. Dopo l’imbroglio di Lampedusa ho l’impressione che Bossi and company non si imbarazzano ormai di niente.

di Maurizio Chierici, IFQ

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