L’ultima spallata di Masi a Santoro

Il “metodo Trani” è sempre di moda in Rai: una guerriglia di codici e cavilli, cercando la sponda all’Agcom, per chiudere Anno-zero. Prossima tappa: 4 aprile, Corte d’appello di Roma. Quando il direttore generale Mauro Masi potrebbe ricevere il via libera per bloccare il programma.

PORTA la sua firma la delega del ricorso, scritto dagli avvocati Roberto Pessi e Maurizio Santori. Masi chiede di eliminare il “problema” alla radice, punta a sospendere la sentenza di Appello che non solo confermò il reintegro Michele Santoro in Rai (vittima dell’editto bulgaro), ma ne blindò il ruolo come direttore di un programma di informazione per almeno trenta puntate l’anno. Masi potrebbe aver agito oltre il proprio mandato: perché la sentenza della Corte d’appello può incidere proprio sulla “collocazione aziendale” e sulla “nomina dei vicedirettori e dirigenti di primo livello”. Una materia esclusiva del Consiglio di amministrazione . E non del direttore generale: lo prevede l’articolo 25, comma 2, dello Statuto della Rai. Non ci risulta che il Cda sia mai stato consultato da Masi sulla vicenda. E sono molte le somiglianze con il piano svelato dall’inchiesta di Trani: le intercettazioni che ricostruivano i rapporti (troppo) stretti tra Silvio Berlusconi e il commissario Giancarlo Innocenzi (poi dimessosi) e la parte attiva di Masi nella “caccia” a Santoro. Ma è la tattica utilizzata da viale Mazzini e la cronologia dei fatti che ricorda il “metodo Trani”. Il 27 gennaio Masi interviene in diretta ad Annozero: contesta la puntata – appena cominciata – sul caso Ruby e i festini di Arcore. Nelle stesse ore, il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, ex imprenditore televisivo e vecchio amico di Berlusconi, sta ordinando una portata di pesce in un ristorante nel centro di Roma, a due passi dal Palazzaccio, la Cassazione. Quando Masi riattacca il telefono, e augura la buonanotte a Santoro, Romani lascia il tavolo – il pesce ancora nel piatto – e corre via con i suoi collaboratori.

NON SAPPIAMO se tra le due scene vi sia un nesso diretto. C’è però un fatto certo: il giorno dopo, il 28 gennaio, all’Agcom giunge un esposto. Riguarda due puntate di Anno-zero e lo scandalo Ruby. È in carta intestata e firma in calce: il ministro, Paolo Romani. L’inventore di Colpo grosso e mentore di Maurizia Paradiso “consiglia” all’Agcom di visionare Annozero: nelle puntate del 20 e 27 gennaio s’è “dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche”. Romani lamenta che sono state “proferite da soggetti coinvolti nell’attività di indagine della Magistratura”. L’esposto aziona l’offensiva di Masi: viene inserito nell’istanza (7 febbraio) che Masi deposita in Cassazione per anticipare di tre anni l’ultima e definitiva sentenza su Santoro e viene ampiamente citato nel ricorso (28 febbraio) alla Corte d’appello. È il chiodo che regge il quadro. Nel ricorso si legge del “pericolo di un grave e irreparabile danno economico” per la Rai, visto che il ministro Romani ha “stigmatizzato” il contenuto delle puntate di Anno-zero. Gli avvocati si spingono oltre: sostengono che l’esposto “con ogni probabilità sarà considerato fondato dall’Agcom, con la conseguenza pressoché certa che l’Agcom sanzionerà la Rai con pene fino al 3% del fatturato aziendale”. Parliamo di circa 90 milioni di euro.

LE CONGETTURE dei legali, però, si scontrano con fatto certo. Almeno per ora: l’Agcom non ha neanche aperto un’istruttoria in seguito all’esposto di Romani. Quel 3 per cento evocato dinanzi alla Corte d’appello ricorda proprio un’intercettazione ascoltata nell’inchiesta di Trani.    Nel dicembre 2009 Masi parla con il commissario Agcom Innocenzi, dicono che sia impossibile fermare Santoro con un atto ex ante, cioè prima che vada in onda: “O l’Autorità mi dice, stiamo a tre ore dalla trasmissione, che c’è una violazione ex ante fortissima oppure, che faccio io?”. Innocenzi risponde che si può intervenire solo dopo. E suggerisce la multa milionaria: “L’Autorità ti può dire: sappi che se per caso tu non rispetti queste cose qui, io ti acchiappo e ti do il 3 per cento di multa”. “Benissimo…”, annuisce Masi.    È lo stesso Berlusconi a sollecitare Innocenzi nelle telefonate di Trani: “Quello che adesso bisogna concertare è che l’azione vostra sia un’azione che consenta… che sia da stimolo alla Rai per dire ‘chiudiamo tutto’”. L’esposto di Romani, usato da Masi per giustificare i suoi ricorsi, sembra ricalcare il “metodo” tentato nel 2009. Ma lasciamo l’inchiesta giudiziaria e torniamo ai fatti di questi giorni. Dopo l’istanza in Cassazione di due settimane prima, il 28 febbraio l’offensiva è completa. Arriva anche il ricorso in Corte d’appello: si chiede di annullare la sentenza che consente a San-toro di fare il proprio lavoro in Rai. Masi elenca le colpe di Annozero: l’intervista a Nadia Macrì, una delle donne incontrate ad Arcore dal premier, non doveva essere realizzata. Il motivo: anticipa un “atto di competenza della Procura”. Gli improperi di Lele Mora, che s’augurava un atto di squadrismo fascista contro i cronisti di Annozero, violano i diritti dei minori in fascia protetta. Non sappiamo se Masi avesse una delega talmente elastica per rivolgersi alla Corte d’appello sulla collocazione aziendale di Santoro. Sappiamo, però, che se la Corte d’appello gli darà ragione, la “chiusura” di Annozero, auspicata da Berlusconi, sarà sempre più vicina.

di Antonio Massari e Carlo Tecce, IFQ

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2 commenti to “L’ultima spallata di Masi a Santoro”

  1. In fatto di libertà non stiamo meglio degli stati del nord africa… E’ possibile che non si possa far nulla con il parlamento europeo? E’ giustizia avere un presidente che si porta i suoi avvocati in parlamento per farsi costruire le leggi su misura? E’ possibile che ci stia togliendo l’aria che respiriamo. Quello che gli da fastidio lo elimina, compra che cavolo vuole.
    Sono molto stannca e non so se avro’ a lungo la forza di manifestare di discutere di arrabbiarmi. In bocca a lupo a tutti noi e ad annozero, che vedro’ questa sera.

    • Il parlamento europeo si guarda bene dal discutere degli evidenti conflitti di interesse che ci sono in Italia, se non si toccano interessi economici di altri difficile ci sia un’alzata di scudi. L’esempio viene dall’attuale presidente di turno della Ue nonché presidente dell’Ungheria, hanno fatto la voce grossa contro di lui per le evidenti violazioni delle norme sulla libertà di espressione, ma la legge è passata e lui è lì, presidente di tutti. Non farei molto affidamento agli altri, ma a noi e a tutti quelli che, per ora, non ne vogliono sapere di aprire gli occhi. Il vaso sarà presto colmo, mi auguro non sia troppo tardi.

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