Ecco la lettera scomparsa

La Lega a Brescia e a Milano è alle prese con il giallo della lettera scomparsa. Ne ha rivelato l’esistenza il “Fatto Quotidiano”, il 10 marzo. È una missiva inviata via fax all’assessore al lavoro della Provincia di Brescia, il leghista Giorgio Bontempi. Firmata da Monica Rizzi, assessore regionale allo sport. Nella lettera, la pasionaria leghista si lamenta con il compagno di partito per il comportamento di una funzionaria dell’ispettorato provinciale del lavoro, la dottoressa Papalia. Colpevole, pensate un po’, di aver fatto i controlli di legge anche in aziende, la Team 2 e la Monteverde, in cui è coinvolto il fidanzato della Rizzi, l’imprenditore Alessandro Uggeri. “La Monteverde srl”, scrive Rizzi il 16 luglio 2010, “è stata oggetto nelle settimane passate di tre – diconsi tre – ispezioni a cura dell’Ispettorato provinciale del lavoro nell’arco di 15 giorni”. “Le citate ispezioni evidenziano quantomeno un’anomalia”: sono troppe ed “eccessivamente invasive”. Minaccia finale: “Qualora tali azioni dovessero venire reiterate… mi riservo, nella mia qualità di pubblico amministratore, di effettuare una dettagliata segnalazione agli Enti preposti a livello regionale e centrale, per i provvedimenti di rispettiva competenza”. “Questa lettera non esiste”, ha risposto Monica Rizzi. “Non mi è mai arrivata”, ha confermato il destinatario. Inesistente o scomparsa? Il “Fatto” la pubblica qui sopra. Dunque esiste, anche se qualcuno ha pensato bene di farla sparire, per ora, in qualche cassetto. Vedremo se riuscirà ad aprire quel cassetto il segretario generale della Provincia di Brescia, Giuseppina Fiorentino, che la sta cercando per obbligo di trasparenza amministrativa dopo le pressanti richieste dell’opposizione, Pd e Idv. Non la troverete, ripete Monica Rizzi, che in un altro messaggio, più informale, auspicava che l’ispettrice Papalia (la quale oltretutto è anche meridionale) fosse “rimandata a calci in culo in Burundi”. I vertici del Carroccio, preoccupati di dimostrare la “diversità” della Lega e la sua correttezza, sono inquieti. Umberto Bossi non ne vuole più sapere della donna che ha aiutato suo figlio, il Trota, ad essere eletto in Regione Lombardia con i voti della Valcamonica, patria di Monica Rizzi. Giancarlo Giorgetti e Davide Caparini le hanno chiesto spiegazioni. Perché la letteraccia a sostegno del fidanzato è solo l’ultimo scivolone della assessora, che si qualifica “psicologa” e “psicoterapeuta infantile”, addirittura in collaborazione “con il Tribunale dei minori di Brescia”, senza avere né laurea né titoli. Il suo nome nell’Albo degli psicologi non c’è, tanto che la procura ha aperto un’indagine per abuso di titolo. Meglio di Daniela Santanchè, che dice di essere passata dalla Bocconi, anche se la Bocconi non se n’è accorta. Monica Rizzi sbandiera nel curriculum una piuttosto vaga “specializzazione a Ginevra”. Darà spiegazioni ai suoi capi, Giorgetti e Caparini, appena si sarà rimessa dal viaggio spirituale che ha appena terminato: a Santiago di Compostela e forse anche Medjugorje, in compagnia del fidanzato Uggeri e della sua guida spirituale, la maga Adriana Sossi, autrice del libro “La mia vita con gli spiriti” e in contatto, beata lei, con “un extraterrestre della galassia di Oron”, ma soprattutto beneficiaria di una piccola collaborazione remunerata (4 mila euro) con la Regione di Roberto Formigoni. Ma Monica Rizzi ha promesso: spiegherà tutto.

di Gianni Barbacetto, IFQ

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