Il parlamentare leghista si sfrega le mani e con grande soddisfazione dice: “Che fiuto il Capo! Hai voglia a dire che è malato e vecchio, ma è sempre lui”. Il Capo, ovviamente, è Umberto Bossi che ieri l’house organ padano ha santificato con un titolone in prima pagina sul caos libico della maggioranza: “La Lega detta le condizioni”. È la verità. La Lega è Bossi e in questa occasione ha parlato per bocca del più fedele dei due Roberti colonnelli verdi, il Calderoli bergamasco. È toccato al ministro che incendiò Bengasi con la sua maglietta anti-Maometto piantare i quattro paletti attorno ai ministri Frattini e La Russa, che a via Bellerio, sede nazionale del Carroccio a Milano, sono stati definiti anche “due dilettanti allo sbaraglio”: il rispetto degli accordi commerciali del trattato firmato dal Cavaliere e dal Colonnello; il sì alla risoluzione Onu; la “spartizione dei profughi” con l’Ue; il blocco navale anti-esodo. Il naso politico di Bossi ha ripreso a fiutare, con il solito pragmatismo, il venerdì del voto in commissione sull’intervento, quando la Lega ha adottato il modello Merkel dell’astensione. Poi Calderoli ha sferrato un fendente al postfascista La Russa “ministro della Guerra”, infine sono arrivati i quattri paletti che hanno blindato il centrodestra.

A QUEL PUNTO la Lega, dopo la bufera sull’Unità d’Italia (e che ieri ha avuto un altro strascico a Palazzo Madama sul decreto per il 17 marzo, con la maggioranza sconfitta), ha aumentato il tasso di confusione nel centro-destra da una posizione di forza. Il risultato finale tra oggi e domani con il dibattito a Senato e Camera. Ieri Cicchitto e La Russa hanno detto a chiare lettere che il Pdl si accoderà alla risoluzione Calderoli, ma a sera il capogruppo leghista a Palazzo Madama, Federico Bricolo, ha tirato ancora la corda: “Il sì della Lega a una risoluzione di maggioranza sulla Libia a patto che, al di là dell’intervento umanitario, ci siano la difesa dei nostri confini per bloccare i flussi degli immigrati e la tutela degli accordi energetici con la Libia per evitare che il loro mancato rispetto porti conseguenze negative sul costo dell’energia e dunque sulle famiglie e le imprese”. Ed è per questo che, di fronte al traino leghista, il Pd deciderà solo stamattina la sua posizione. La speranza è quella di un’intesa bipartisan nel solco benedetto da Napolitano (comando Nato e risoluzione Onu) ma D’Alema ha già messo le mani avanti e annunciato che i democrat “non voteranno pasticci”. Segno che sarà difficile mettere insieme le condizioni della Lega e le richieste dell’opposizione. Anche perché la dittatura di Bossi sulla questione di Tripoli, e che incarna “il dolore” berlusconiano per l’amico Gheddafi, ha un retropensiero inquietante: la convizione del Senatùr che il Colonnello abbia forze e armi sufficienti per sconfiggere i ribelli. Ironia della sorte, appena due settimane fa, Gheddafi in un’intervista tv ha rivelato che “Bossi gli chiese aiuto per la secessione”. Dura la smentita del Carroccio : “Le armi le fabbrichiamo in Lombardia”. In ogni caso il filogheddafismo della Lega è stato esplicitato ieri da Stefano Stefani, presidente della commissione Esteri della Camera, sulla Padania: “I ribelli di oggi potrebbero diventare i nostri futuri nemici”.

ALTRO ASPETTO che preoccupa non poco il Capo. E non solo per la questione musulmana. Ma anche per gli interessi economici e finanziari tra Libia e Italia: gas, petrolio, partecipazioni di Tripoli nelle nostre imprese, infrastrutture. Un pacchetto che la Lega vuole difendere a tutti i costi dagli appetiti francesi. Di qui il primo paletto della risoluzione prevista per oggi. Ovviamente, il filogheddafismo bossiano fa comodo anche al Caimano che soffre e vorrebbe tanto scappare da questa guerra. E confermato da Matteo Salvini, deputato e voce di Radio Padania: “Berlusconi addolorato per Gheddafi è coerente con la sua vicenda personale e politica. Sicuramente non stiamo parlando di un benefattore dell’umanità e questo è sotto gli occhi di tutti. Ma è altrettanto palese che l’intervento è dettato da motivi evidentemente economici e di potenza internazionale”. Vero, dunque, l’asse Bossi-Berlusconi su Gheddafi. Fino a un certo punto, però. Perché, con le amministrative tra meno due mesi, la Lega potrebbe cannibalizzare grosse porzioni dell’elettorato del Pdl al nord, facendo leva sulle paure per “l’esodo biblico” dei clandestini sulle coste italiane. Il calcolo di Bossi va soprattutto in questa direzione. Del resto fu lui, nel febbraio scorso, quando iniziarono le rivoluzioni del Maghreb a dare fondo a tutto il suo cinismo politico: “Il rischio immigrazione aiuterà noi e anche Berlusconi”. Aiuto a doppio senso: sia per non far cadere la maggioranza, sia per recuperare consensi al turno amministrativo di maggio. E adesso coi numeri pronosticati per la crisi libica il Senatùr cavalcherà sempre di più l’immigrazione, che con sicurezza e federalismo forma la constituency del Carroccio.    In questa cornice, non manca il classico doppio binario seguito dalla Lega. Il contrappeso alla linea cinica sulla Libia è rappresentato dal ministro dell’Interno Maroni, il meno fedele dei due Roberti colonnelli di Bossi. Maroni è il volto istituzionale che cerca sempre una sponda mopderata con l’opposizione. A Varese, sua città natale, il capo dello Stato in visita lo ha investito di un complimento che fatto gonfiare il petto a tutti i leghisti. Ha detto Napolitano: “Sui grandi flussi migratori ho apprezzato l’impegno del ministro Maroni. Lavoriamo in piena sintonia. Nel darmi i consigli mi è molto utile”. La Lega bifronte è sempre più forte. E detta la linea a tutti. Oggi la prova della verità. Se prevale l’opzione bipartisan senza paletti scomodi, che farà il Carroccio? Uscirà dall’aula un’altra volta?

di Fabrizio d’Esposito, IFQ

Calderoli, le magliette anti-islam e i morti di Bengasi

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