Perchè io, cittadina italiana, mi sento sotto una dittatura

Premetto che è da qualche anno che ho questa sensazione
di non essere pienamente cittadina, ma suddita.
E preciso che non è soltanto Berlusconi
che mi fa sentire così.

Non è soltanto il Berlusca al governo a farmi sentire così.
E’ il berlusconismo dentro i miei concittadini furbastri:
ci sono e come quelli che sanno fregare lo stato legalmente,
piccole e grandi fregature che poi pago io e chi è come me.
Mi sento sotto la dittatura dei furbastri.
Non c’era ancora Berlusca e il berlusconismo
ma già c’erano cittadini che ottenevano agevolazioni
per la prima casa e dopo un anno appena
venivi a sapere che avevano comprato un bilocale in riviera.
Intanto i miei genitori, e come loro altri,
per senso di civismo e dignità
pagavano un mutuo salato per la prima casa
e non si sono fatti
le due stanzette al mare…mai.

E’ stato ereditato questo gene
tanto da cittadini collocati politicamente
a destra quanto da quelli che si sentono
di sinistra o giocano da mediani.

Non è soltanto il Berlusca al governo…
è il berlusconismo nelle vene
anche di chi fa le marce della pace
che m’indigna.
Gente che è in pensione e accetta lavoricchi di poco conto
o lavori di più spessore…
magari per poter comprare un poco più di ninnoli
al commercio equo e solidale…
così la coscienza è a posto
intanto i giovani hanno sempre meno occasioni
di lavoro….
Gente per cui il problema che ha l’altro
non è mai come il proprio
e sgomita a risolverlo da solo…
Gente che predica la decrescita felice
vivendo giorno dopo giorno
grazie alla decrescita degli altri….

Mi sento suddita e non cittadina italiana e dell’Europa
quando a decidere quanti sacrifici devo fare sul piano stipendiale
è un manipolo di privilegiati e di poche privilegiate, di destra – sinistra – centro ,
molti dei quali incompetenti, taluni corrotti ,
tutti poco disposti a un minimo di autocritica.

Mi sento suddita e non cittadina italiana e dell’Europa
da quando è diventato praticamente impossibile
avere contatti diretti con i fornitori di luce, gas, acqua,telefonia:
tutte le fregature passano velocemente via sms.
Poi, però, se voglio farmi le mie ragioni per qualche disguido
devo pagare un patronato,
devo fornire volumi di documentazione,
devo farmi carico della tassa per la raccomandata.

Mi sento suddita e non cittadina italiana e dell’ Europa
quando, all’ufficio postale, per quella semplice raccomandata
aspetto…aspetto…aspetto….
perché il personale è poco
e molto dedito a vendere magliette, dischi, portamatite
o altisonanti prodotti bancari.
Poiché sono rispettosa del lavoro altrui
e solidale con chi subisce scelte scellerate sul luogo di lavoro
sono anche gentile con chi mi ha fatto tanto attendere.

Mi sento suddita e non cittadina italiana e dell’Europa
quando alle donne che lavorano nel pubblico impiego alzano l’età pensionabile
per equità di trattamento con le altre donne europee
senza preoccuparsi
se l’equità di trattamento avviene su tutti i piani:
stipendio, possibilità di carriera, opportunità di perfezionamento, corsi di aggiornamento pagati, soggiorni studio…servizi sociali per anziani e bambini.
Chi ha dato ha dato…chi ha avuto ha avuto
scordiamoci la parola giustizia.

Mi sento suddita e non cittadina
tutte le volte che usano una categoria sociale o lavorativa contro l’altra:
iniziano i politici, continuano compiaciuti molti giornalisti,
e tanti giuslavoristi confermano.
Si sentono imbecilli quelli che non sottostanno a quel credo sociologico.

Mi sento suddita da quando banche ed assicurazioni
mi sommergono di carta e moduli
sempre meno comprensibili,
ma mi assicurano con estrema gentilezza
che tutto è fatto per la mia privacy.

Mi sento suddita
da quando il totem finanziario economico
ha reso burattini
senza peso vero
nel governo dei problemi che toccano la mia vita
chi abbiamo eletto.

Mi sento suddita
perché chi abbiamo eletto
è ossessionato dal consenso,
e la legge del consenso ha schiacciato e sfarinato
la rappresentatività.

Mi sento suddita perché ciò che resta della rappresentatività
è un ‘ombra, un meccanismo rotto che va avanti per inerzia
e chi è seduto al Parlamento
sembra aver sbiadito ogni memoria
del perché è lì,
che è lì per noi.

Mi sento suddita
quando si fanno scelte sul mio tempo di vita e di lavoro,
quando vogliono manomettermi
le decisioni di fondo
sul come vivere da malata
sul come morire
sul come conservare
ciò che resta del mio corpo
quando sarò morta.

Mi sento suddita
perché di fatto non si riconosce dignità
ai plurimi modi
di credere
e di amare.

Mi sento suddita
perché non siamo
tutti uguali
davanti alla legge.

Mi sento suddita
perché stanno demolendo
una buona Costituzione
e non c’è piazza che fermi
l’oscena stupidità
di chi è al potere.

Mi sento suddita
perché molti ministri
non hanno senso civico,
non parlano un italiano corretto,
non conoscono il diritto,
mentono senza pudore.

Mi sento suddita
perché chi governa
è come è
e l’opposizione
s’è liquefatta.

Mi sento suddita
quando qualunque ignorante e arrivista
fa l’elogio della meritocrazia.

Mi sento suddita perché una nube pesante d’ipocrisia
combinata magistralmente con una sorta di fatale ineluttabilità
avvolge i temi della pace e della guerra,
del nucleare e del futuro,
del globalismo e del lavoro.

Mi sento suddita
perché tante persone attorno
credono più al forte che al giusto.

Sento che stiamo diventando
ancora meno di suddite e sudditi:
schiacciati come polpette
dal potere
della finanza,
quella sì senza crisi identitaria.

Eva Maio, lettrice di Micromega


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