Armiamoci, partiamo e poi vediamo: davanti al caos che regna nella coalizione anti-Gheddafi la famosa battuta dell’”armiamoci e partite” va riveduta e corretta. Ma c’è davvero poco da sorridere. Non era mai successo, nella pur accidentata storia delle missioni internazionali, che poche ore dopo il rombante avvio delle operazioni militari, dentro l’invincibile armata si cominciasse a litigare praticamente su tutto. Subito si è dissociata la Lega Araba sui limiti della missione, andata immediatamente al di là della troppo vaga risoluzione Onu (la tempesta di missili sulle truppe del raìs rende risibile l’idea stessa di una no-fly zone). Mentre il riluttante Obama preferisce farsi fotografare mentre fa due tiri a palla con i bambini di Rio, Washington si divide   tra chi vorrebbe fare un passo indietro (il capo della Cia) e chi (Hillary Clinton) proclama la guerra santa fino all’estirpazione dell’odiato Colonnello. L’Europa è uno spettacolo a parte. I norvegesi si autosospendono dall’alleanza, probabilmente irritati come altri dal protagonismo francese. Tutti, tranne Sarkozy, adesso invocano l’ombrello della Nato a cui si vorrebbe passare il cerino acceso. Nel governo italiano ogni ministro ha una posizione diversa. A parte Berlusconi, che preferirebbe scomparire, diventato com’è una sorta di Giuda agli occhi dell’ex amico del deserto. Il quale, braccato da nemici indecisi a tutto, più il tempo passa più rischia di farla franca.

di Antonio Padellaro – IFQ

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