La guerra dall’Italia

La base Nato a Napoli, da cui gli americani tengono sotto controllo l’intero Mediterraneo. L’isola di Nisida. Sigonella. Aviano. Trapani. Gioia del Colle. Altro che «posizione defilata»: siamo la ‘portaerei’ del conflitto.

Alla fine è stata la Francia a rompere gli indugi. Sarkozy ha fatto decollare i Mirage francesi contro la Libia e promesso anche truppe di terra.
Washington e Londra non aspettavano altro. Gli Usa guidano le operazioni, e – con la Gran Bretagna – hanno dato il via al lancio di missili e preparano i caccia e le navi, ma non hanno intenzione di inviare truppe di terra. L’Italia si è subito accodata ma con molti se e molti ma. Speriamo in un accordo, come al solito mettiamo il piede in più staffe.
Pur tentennante il ruolo italiano però non è secondario. Anche se non lo volessimo, il nostro paese per la sua posizione nel Mediterraneo, per i rapporti politici, economici, storici con quelle terre, ha un ruolo fondamentale. Vedremo se sapremo sfruttarlo o il gesto di Sarkozy sarà determinante nell’inevitabile futuro riassetto dei rapporti con la Libia, comunque vada.
A Napoli gli americani hanno fissato la cabina di regia delle operazioni. Nel napoletano c’è il cuore pulsante della VI flotta americana. C’è anche il comando Nato ma al momento l’Alleanza Atlantica non può intervenire, bisogna convincere la Turchia e ottenere l’unanimità degli alleati. Ma per gli americani non è un problema. Le truppe americane in Italia e in Europa hanno il “doppio cappello”, sono truppe Nato ma anche truppe americane in Europa, e con questo secondo ruolo sono ospitate in alcune basi italiane, ma dove la presenza Usa è preponderante tanto che spesso le si definisce basi americane in Italia.
Napoli Capodichino è il quartier generale delle infrastrutture terrestri della VI flotta. Da non sottovalutare il comando navale a Nisida (appartenente all’arcipelago delle isole Flegree) e il centro comunicazioni di Licola (sempre vicino a Napoli).
Da Napoli gli americani tengono sotto controllo l’intero Mediterraneo. Il braccio operativo è altrove. In primo luogo a Sigonella, la base aeronavale che ha svolto un ruolo logistico fondamentale nelle guerre in Iraq e Afghanistan (è una tappa obbligata di passaggio) ma che ora – come in passato – è la base “americana” più vicina al Nordafrica.

Sigonella è in fase di espansione proprio in virtù della crescente importanza dell’Africa agli occhi Usa. A questo proposito è bene ricordare che l’attacco alla Libia è il battesimo del fuoco per il neonato comando Usa Africom.
La marina americana può contare ovviamente anche sulle navi da guerra che dopo anni stanno tornando nel Mediterraneo che avevano abbandonato per recarsi nel Golfo Persico. Torna anche una portaerei – e non di passaggio – probabilmente l’Enterprise.

Il dispositivo americano può poi contare sulla base di Aviano, dell’aeronautica Usa, ma che in passato ha ospitato anche aerei della marina americana e di altri paesi Nato, durante le guerre balcaniche e in particolare nella guerra del Kosovo.
Infine da non sottovalutare le basi completamente italiane di Trapani (anch’essa sulla linea del fronte) e di Gioia del Colle. Come tutte le basi italiane possono svolgere ruolo in ambito Nato ma anche in una coalizione multinazionale come quella che sta prendendo forma.

I nostri aerei e le nostre navi (l’Andrea Doria è già in zona) sono sul fronte anche se non lo volessimo. Siamo talmente vicini che non possiamo avere un ruolo distaccato, soprattutto per cercare di evitare ritorsioni. Anche solo per svolgere un ruolo di pattugliamento le nostre forze si trovano sulla linea del fronte.
Ma basteranno gli attacchi aerei e i bombardamenti (e da parte dell’Italia la concessione delle basi) a far capitolare Gheddafi come avvenne per il Kosovo e il serbo Milosevic?

di Alfonso Desiderio – Limes, Rivista geopolitica

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