Sorpasso in retromarcia

Bella la scena del Cainano che prende fischi di qua e di là e alla fine scappa dal retro di una chiesa. Difficile immaginare un modo più patriottico di festeggiare il compleanno d’Italia. Cavour, Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Mazzini e D’Azeglio ringraziano sentitamente, evitando almeno per un giorno di rotolarsi nelle rispettive tombe. La giornata di ieri, autentico reperto di un’epoca, fa il paio con i sondaggi che danno l’anziano puttaniere in caduta libera: ormai comanda solo nel Parlamento dei nominati e dei venduti, mentre nel Paese reale non può più mettere il naso fuori. Se la cosa non si nota è perchè perde parallelamente consensi anche il Pd, che veleggia 6-7 punti sotto i livelli di tre anni fa. In Italia il principio dei vasi comunicanti (se la maggioranza scende, l’opposizione sale) non vige. Perchè entrambi i vasi sono bucati. I due schieramenti si sorpassano in retromarcia. E basta leggere le cronache parlamentari, le rare volte che il Parlamento è aperto, per capire il perchè. L’altroieri si votava alla Camera la mozione del Pd per accorpare, in un unico “election day”, le amministrative e i referendum contro nucleare, legittimo impedimento e acqua privata. Col triplo vantaggio di far risparmiare 350 milioni (ben più dei tagli al Fus), risparmiare ai cittadini il ritorno alle urne in piena estate e garantire il quorum referendario. Visti i numeri dei presenti in aula, con molti assenti fra Pdl e Lega, il governo sarebbe andato sotto, l’election day sarebbe passato e a giugno gli italiani, dopo 17 anni, avrebbero finalmente potuto votare su questo quesito   semplice semplice: volete voi che la legge sia uguale per tutti, o per tutti tranne uno? Cioè spazzare via definitivamente la ragione sociale dell’impegno politico di B.: l’impunità. Ma a questo punto, come sempre accade nei momenti topici, è scattato il soccorso rosso, o rosè. Era già accaduto con la mozione per le dimissioni di Cosentino e con i voti sulla costituzionalità della legge Gasparri, dell’ex-Cirielli e dello scudo fiscale: le assenze del centrosinistra superarono quelle del centrodestra, garantendo il passaggio trionfale delle supreme porcate. Anche stavolta, nelle file delle opposizioni, mancavano 10 deputati Pd, 8 Fli, 4 Udc e 2 Idv, ma ce la si poteva fare perchè nel centrodestra gli assenti erano molti di più. Bastava che tutti gli oppositori votassero con l’opposizione. Invece Marco Beltrandi, uno dei radicali inopinatamente portati in Parlamento dal Pd per dare sempre ragione al governo, ha votato contro. E l’election day è stato bocciato 276 a 275.   Questo Beltrandi s’era già fatto onore l’anno scorso, quando escogitò una versione della par condicio talmente demenziale che non era venuta in mente nemmeno a Gasparri o a Butti, ma che il centrodestra in Vigilanza si affrettò ad approvare: nei due mesi prima delle amministrative i programmi Rai di approfondimento politico devono ospitare i rappresentanti di tutte le liste in concorso, o chiudere i battenti. Non disponendo di studi così capienti da contenere battaglioni di leader e candidati, la Rai chiuse tutto: Annozero, Ballarò, perfino Porta a Porta e Ultima parola. Erano mesi che B., tramite Masi e Innocenzi, tentava di silenziare Santoro, invano: poi arrivò Beltrandi, missione compiuta.Ora l’ha rifatto, mandando in fumo tre referendum decisivi, dopo aver passato la vita a scassarci le palle con le centinaia di quelli radicali. Poi s’è giustificato: “Non amo i sotterfugi, sono ferocemente contro l’abbinamento amministrative-referendum perchè è un escamotage per raggiungere il quorum”. Forse gli sfugge che l’escamotage l’ha fatto il governo, negando l’election day per evitare il quorum. Anzi, non gli sfugge affatto. Ora la domanda è: chi è quel genio che ha messo questo genio nella lista del Pd? E soprattutto: che cosa ci fa questo genio ancora nel Pd dopo tutto quel che ha combinato? L’unica cosa chiara è perchè B. non lo prenda con sé: i berlusconiani del Pd valgono doppio.

di Marco Travaglio – IFQ

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