Cominciammo a capire la nostra Unità diventando partigiani

Che cos’è l’unità d’Italia? Quelli della mia generazione l’hanno capito nel settembre del ’43, quando l’Italia di Badoglio chiese l’armistizio agli angloamericani. Mai l’Italia si era trovata in condizioni cos’ disastrose: al nord i tedeschi di Hitler pronti a punire il nostro tradimento, le nostre armate di occupazione della Francia meridionale e della Jugoslavia che scendevano in rotta dalle Alpi, il re e la sua corte in fuga a Brindisi, milioni di soldati deportati nei Lager tedeschi, le province del sud affamate, quelle del nord nelle mani del peggior fascismo. Eppure mai come in quelle ore amare e disperate l’Unità d’Italia, la sopravvivenza dell’Italia come nazione unita, ci pareva indiscutibile come lo sono le cose che esistono da secoli, dai tempi in cui Annibale faceva irruzione in Piemonte per scendere alla conquista di Roma, vittorioso a Canne sull’esercito romano, ma non sulla lega italica.

IN quei giorni del ’43 salivano in montagna per formare le prime bande partigiane come fuochi di resistenza nell’oscurità dell’occupazione tedesca, con poco più di mille uomini all’inizio, con poche armi mentre tornava Mussolini con i vecchi squadristi. Tutto era incerto, disfatto e in rovina: eppure nessuno di noi che voleva resistere all’invasione aveva il minimo dubbio sul fatto che l’Italia era una terra “ch’Appennino parte, e ‘lmar circonda et l’Alpe”. Una nazione chiamata Italia formatasi al tempo delle guerre puniche, quando un condottiero cartaginese arrivò nel Paese e di vittoria in vittoria sembrò sul punto di piegare Roma. Chi nel settembre del ’43 saliva in montagna per la guerra partigiana non aveva il minimo dubbio sull’esistenza di un’Italia unita più forte di ogni divisione politica. C’erano fra i partigiani i fazzoletti verdi di Giustizia e libertà, quelli rossi dei garibaldini filocomunisti, quelli azzurri dei monarchici e degli autonomi. Ma l’Unità d’Italia non fu mai in discussione. I comunisti Longo e Secchia, i rivoluzionari dalle mani callose, quelli che Togliatti rimproverava per la scarsa duttilità politica, furono fra coloro che vollero l’unione paritaria del Corpo volontari della libertà. E il monarchico Martini Mauri, comandante del gruppo divisioni autonome fra le Langhe e la Liguria, non operò mai da separatista, non si oppose mai alle alleanze che il suo commissario politico stringeva con altre formazioni. Nell’estate del ’44, nelle zone liberate si formarono le repubbliche partigiane: la più importante per estensione e presenza di fabbriche e di comunicazioni col mondo fu quella dell’Ossola.

Il governo partigiano dell’Ossola fu un anticipo di democrazia unitaria, i suoi ministri appartenevano a partiti diversi ma governarono quelle valli alpine come un lembo della futura Italia libera.

di Giorgio Bocca – Il Venerdì

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