Chiusa l’inchiesta: Minetti, Mora e Fede gestivano un plotone di ragazze. Ruby, 13 volte sesso col premier

Il piccolo colpo di scena del caso Ruby è in una riga del comunicato del procuratore Edmondo Bruti Liberati. Il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile è contestato a partire dal settembre 2009. Non più dal febbraio 2010, dunque, da quel giorno di San Valentino in cui Karima El Mahroug in arte Ruby, ancora minorenne, racconta di essere andata per la prima volta ad Arcore. Ma da quando la giovane Ruby è stata “scoperta” da Emilio Fede, durante un concorso di bellezza che si tiene in Sicilia appunto dal 3 al 7 settembre 2009. In quell’occasione Fede gridò al microfono: “Sta ragazza non ha più i suoi genitori, tenta una via… Mi sono impegnato e lo farò… per aiutarla”.

È ARRIVATO il momento della verità per tre indagati, Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, accusati di essere i procacciatori delle ragazze del bunga-bunga. L’“utilizzatore finale”, Silvio Berlusconi, è già rinviato a giudizio immediato per concussione e prostituzione minorile e per lui il processo inizierà il 6 aprile. I tre “fornitori”, invece, hanno ricevuto ieri l’avviso di chiusura indagini (che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) firmato dai procuratori aggiunti Pietro Forno e Ilda Boccassini e dal sostituto procuratore Antonio Sangermano.    A Minetti, Mora e Fede è contestato il reato di aver “indotto e favorito l’attività di prostituzione di giovani donne”. “Allo   stato”, la procura ne ha identificate 32. In più – e il reato è ancor più grave – i tre sono accusati di aver “indotto e favorito l’attività di prostituzione” svolta da una minorenne: è la diciassettenne Karima, che “compiva atti sessuali con Silvio Berlusconi, dietro pagamento di corrispettivo in denaro e altre utilità, presso la residenza in Arcore”. Nel 2010, in 13 date: il 14 febbraio, il 20 e 21 febbraio, il 27 e 28 febbraio, il 9 marzo, il 4 e 5 aprile, il 24, 25 e 26 aprile, l’1 e 2 maggio.    Tra le 32 ragazze “allo stato”      identificate dalla procura, ci sono nomi già noti e qualche novità. L’elenco comprende anche la seconda minorenne ad Arcore, Iris Berardi.    Tutte si sarebbero prostituite “dietro pagamento di corrispettivo in denaro e altra utilità, presso la residenza in Arcore di Silvio Berlusconi, ove venivano organizzate all’uopo apposite serate”. I tre indagati, secondo la procura, individuavano infatti le giovani donne da coinvolgere e le indirizzavano ad Arcore, dopo averle istruite sulle prestazioni richieste e sul compenso che in cambio avrebbero ricevuto: le ragazze “venivano informate sui corrispettivi e le altre utilità economiche che avrebbero ricevuto a fronte della loro disponibilità sessuale, nonché istruite sulle modalità comportamentali da   assumere, sulla natura e finalità delle serate”.    Le notti di Arcore, secondo quanto ricostruito dalla procura di Milano, avevano tre fasi. La prima era quella della cena, con la partecipazione di Berlusconi, qualche raro ospite maschio   e tante ragazze. La seconda fase era quella chiamata “bunga-bunga”: i commensali scendevano in una sala sotterranea, “un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi”. “Un puttanaio”, lo qualifica la testimone T.M. E un’altra partecipante, T.N., entra nei particolari: “Alcune delle ragazze che facevano lo spogliarello e che erano poi nude si avvicinavano al presidente, che gli toccava il seno o le parti intime o il sedere”.

LA TERZA fase avveniva in camera da letto: Berlusconi sceglieva, si legge nell’avviso di chiusura indagini, “una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro e altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti”.    Ognuno dei tre coindagati ha   poi, secondo la procura, responsabilità specifiche. A Nicole Minetti, la subrettina di “Colorado Cafè” imposta da Berlusconi nella lista bloccata di Roberto Formigoni e quindi eletta consigliera regionale in Lombardia, i magistrati contestano in particolare di aver svolto un ruolo da “maitresse”. È lei che “briffa” le ragazze, cioè le istruisce su cosa succede al bunga-bunga, le organizza, dispone “in alcune occasioni l’accompagnamento da Milano ad Arcore mettendo a disposizione le proprie autovetture”. E poi gestisce i loro compensi: quelli in denaro, attraverso le elargizioni del cassiere di Berlusconi, Giuseppe Spinelli; e quelli in “altra utilità”, come la “concessione in comodato d’uso di alcune abitazioni di Milano Due, in via Olgettina 65”.

AD EMILIO FEDE viene contestato invece il ruolo di “talent scout” delle ragazze da portare al bunga-bunga. È lui, secondo i pm, a realizzare “l’individuazione delle giovani donne disposte a prostituirsi presso la residenza in Arcore di Silvio Berlusconi, informandosi personalmente sulle caratteristiche fisiche delle ragazze disponibili e, in taluni casi, valutando di persona, preventivamente, la rispondenza dei requisiti estetici”. In alcune occasioni poi, Fede organizza “l’accompagnamento da Milano ad Arcore di alcune delle partecipanti alle serate, mettendo a disposizione le proprie autovetture, inducendo e favorendo l’attività di prostituzione in particolare” di cinque ragazze: Ambra Battilana, Roberta Bonasia, Chiara Danese, Imane Fadil   e Daniela Samvis.    Lele Mora deve poi rispondere in particolare di aver individuato e segnalato, “anche congiuntamente con Fede Emilio, giovani donne disposte a prostituirsi presso la residenza di Arcore di Silvio Berlusconi, individuandole anche tra le ragazze legate per motivi professionali alla sua agenzia operante nel mondo dello spettacolo”.    ANCHE Mora organizza i trasporti delle “arcorine”, “mettendo a disposizione le proprie   autovetture, inducendo e favorendo l’attività di prostituzione in particolare” di sette ragazze: Ambra Battilana, Roberta Bonasia, Francesca Cipriani, Chiara Danese, Florina Marincea, Lisandra Silva Rodriguez e Camila Sousa Fernandez. A Mora viene contestata un’aggravante: “di aver agito in danno di giovani donne a lui legate da rapporti professionali”, e cioè le undici ragazze, tra cui Barbara Guerra e le gemelle Imma ed Eleonora De Vivo, che facevano parte della sua scuderia.

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali – IFQ

La corte e i suoi riti

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