L’amico dei boss nella segreteria di Alemanno

Pezzi dello Stato che lavoravano duramente per sottrarre i beni alla camorra casertana vedevano vanificato il loro impegno perché altri pezzi dello Stato, di fatto, li restituivano ai clan ai quali erano stati confiscati. Tutto ciò avveniva con la regia di Giorgio Magliocca, avvocato, primo cittadino Pdl di Pignataro Maggiore, paese di 6300 anime del casertano, e fino a ieri componente della segreteria politica del sindaco di Roma, Gianni Alemanno.    All’alba di ieri, la Squadra Mobile di Caserta lo ha arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica per le collusioni con il clan Lubrano-Ligato. Secondo quanto scritto dal Gip di Napoli Antonella Terzi nell’ordinanza di circa 90 pagine con cui ne ha disposto l’incarcerazione, il 37enne Magliocca era un politico “da anni asservito ai desiderata del clan camorristico locale, grazie al quale ha potuto vincere ripetute competizioni elettorali”. Era diventato sindaco   “per graziosa intercessione del defunto Lello Lubrano, ammazzato dai casalesi, che ne sponsorizzò la candidatura nel 2002, quindi per i buoni auspici di Pietro Ligato (capo della cosca egemone di Pignataro, oggi detenuto al 41 bis, ndr) che lo appoggiò nella successiva competizione amministrativa”. E inoltre “i suoi mandati, nati in odor di camorra, si sono coerentemente caratterizzati per un fiancheggiamento tenace, privo di tentennamenti, ai boss cui l’indagato doveva le sue rapide fortune”.

PAROLE DURISSIME che interrompono l’ascesa dell’ex enfant prodige della destra casertana, già a 23 anni consigliere comunale, a 25 consigliere provinciale, a 27 anni sindaco per la prima volta con la lista “Alleanza Civica”, poi rieletto nel 2006 con   “Alleanza Civica per le libertà”, ed anche capogruppo fino all’anno scorso di An in consiglio provinciale, con solidi agganci nel Pdl casertano dove una figura di spicco è quella del mondragonese Mario Landolfi, vice coordinatore   campano degli azzurri ed ex ministro delle Comunicazioni. Fu lui che nel 2005 lo volle come consulente al ministero e che anche ieri ha diramato con il senatore Gennaro Coronella   un comunicato di solidarietà col quale si dicono “sicurissimi che Magliocca non avrà alcuna difficoltà a evidenziare la sua totale estraneità rispetto alle ipotesi di reato a lui attribuite”.    L’arresto di Magliocca, chiesto dai pm della Dda Liana Esposito, Giovanni Conzo e Alessandro Milita, coordinati dal procuratore aggiunto Federico Cafiero De Raho, arriva al culmine di un’inchiesta alimentata dalle denunce del capogruppo di opposizione Raffaele Cuccaro, sconfitto per appena 7 voti alle ultime comunali, secondo il quale il sindaco era andato a cena col boss Lubrano per stringere accordi elettorali. Ma anche dalle campagne stampa di alcuni coraggiosi giornalisti   del casertano, come Enzo Palmesano, Carlo Pascarella e Davide De Stavola, sulla anomala gestione dei beni confiscati alla camorra.

L’ATTENZIONE degli inquirenti si è concentrata in particolare sulla villa che fu il vessillo di famiglia dei Lubrano-Ligato, in località Conte, ed i terreni che si snodano intorno: i magistrati sottolineano come le vecchie proprietà dei clan “deperiscono nel-l’abbandono, dimostrando ad un paese attonito come il crimine e i biechi interessi che riesce a coagulare intorno a sé sono più forti di ogni legge”.    Magliocca è accusato di aver consentito alla sorella di un boss di   abitare per sette anni la villa già confiscata e poi di averle permesso di smontare gli infissi e ogni altra parte di valore, fino a ridurla un rudere. In un’altra parte dell’inchiesta, la Procura indaga i responsabili di associazioni no-profit a cui il comune di Pignataro ha affidato alcuni terreni confiscati, ipotizzando che i proventi delle coltivazioni siano stati percepiti indebitamente, senza essere reinvestiti in progetti finalizzati a scopi sociali. Per questo, i pm avevano chiesto altri sei arresti (cinque in carcere e uno ai domiciliari). Ma il Gip ha rigettato le istanze. Tra questi, anche quella nei confronti di un ex assessore della giunta comunale di centrosinistra di Caserta. Mentre, nel motivare l’arresto di Magliocca, il Gip scrive: “Ad oggi i beni dei Ligato, confiscati nel 1997, ben quattordici anni fa, lungi dall’essere   restituiti a una funzione sociale che possa mondarli dal sangue che li inquina, continuano a testimoniare la forza della camorra, muti eppure eloquentissimi relitti di un passato glorioso di violenza e arroganza sopraffattrice”.

Nella foto – ripresa dal sito Dagospia – Magliocca con Alemanno e Storace 

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