La P4, le talpe e la guerra con Tremonti

“D’accordo: vi racconto ciò che so sulla fuga di notizie e sulle talpe”. Se davvero Luigi Bisignani vuole collaborare con la procura di Napoli, la sua attendibilità passa innanzitutto attraverso questo passaggio, senza alternative: dovrà fare nomi e cognomi. Se Bisignani davvero è stato avvertito dell’indagine in corso, non pare abbia intenzione di negarlo e, su questo punto, intende convergere con le tesi della procura. Il primo passo concreto, però, è mettere gli inquirenti nelle condizioni di individuare la “rete parallela”. La “rete” che gestiva – a proprio vantaggio – le informazioni riservate delle indagini in corso. Potente uomo d’affari, considerato dalla procura di Napoli il personaggio chiave della P4, Bisignani ha incontrato i pm pochi giorni fa, e s’è trattato del primo assaggio della sua reale volontà di collaborare. Nomi e cognomi: la “rete” che infiltrava le indagini, proprio a partire dall’inchiesta sulla P4, potrebbe essere individuata già a partire dai   prossimi giorni. È su questo che si gioca il primo round della “partita”: se Bisignani davvero collabora, se sulle “talpe” offre riscontri utili agli elementi già emersi dall’indagine condotta da Henry John Woodcock e Francesco Curcio, il “Richelieu” della politica italiana avrà dato prova della sua buona fede. E si potrà passare agli altri filoni d’inchiesta. Anche su questo, un primo passo, è stato fatto: “Vi spiego chi è Alfonso Papa. Me lo presentò il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini”. All’epoca Papa indossava la toga, non era ancora parlamentare, ma aveva un alto incarico al ministero di Giustizia: “Lo conobbi quando era vice capo di gabinetto nel ministero”, che era retto, in quegli anni, da Roberto Castelli. “Papa mi disse che voleva diventare parlamentare… ”. Comincia più o meno così il racconto di Bisignani sul parlamentare del Pdl. È questo il   secondo, fondamentale passaggio della sua collaborazione. Per com-prenderlo bisogna leggere qualche riga da un decreto di perquisizione, quello disposto per due imprenditori napoletani, il primo atto nel quale si legge ufficialmente il nome di Alfonso Papa.

Il filo rosso e il braccio  destro del ministro

SCRIVONO I PM: “Esistono concreti elementi indiziari che inducono a ritenere che i membri del sodalizio, e in particolare il parlamentare Alfonso Papa, abbiano utilizzato e utilizzino strumentalmente notizie sensibili illecitamente acquisite, in particolare quelle di matrice giudiziaria riservata”. È un punto nevralgico dell’indagine: il ruolo di Papa, i suoi contatti con Bisignani, hanno aperto l’orizzonte dei pm napoletani sui piani alti della P4, passando dai “dossieraggi” delle talpe all’organigramma della “macchinadelfango”,finoallagestione delle nomine dei colossi dell’economia italiana: Eni, Enel e Finmeccanica. E un filo rosso inizia a legare l’inchiesta sulla P4 con un’altra miccia innescata da tempo: l’indagine che vede indagato, per corruzione, Marco Milanese, braccio destro del ministrodelTesoroGiulioTremonti.Ieriè stato perquisito Lorenzo Borgogni,   capo delle relazioni esterne di Fin-meccanica, che non risulta indagato. L’inchiesta – condotta dal pm napoletano Vincenzo Piscitelli – intende verificare se davvero Milanese ha fattopressionisuBorgogni,esull’amministratore delegato del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini, per la nomina di tre alti dirigenti delle società “Oto Melara”, “Ansaldo Energia” e “Ansaldo Breda”. Milanese non ha alcun ruolo in Finmeccanica e, in cambio di queste nomine, avrebbe ricevuto – secondo l’accusa – le “utilità” che motivano il sospetto d’una sua corruzione.    Ciò che conta, però, è che da ieri, tra le inchieste sulla P4 e quella su Milanese, è iniziato un coordinamento investigativo tra gli inquirenti. Un dettaglio che fa tremare i veri “padroni del vapore”: da un lato c’è chi indaga su Bisignani e i suoi rapporti nelle nomine in Eni, Enel, Finmeccanica. Dall’altro, c’è chi indaga su Milanese – legato politicamente all’asse politico di Tremonti – e sulle nomine in Finmeccanica e altre aziende del gruppo. Uno scenario che, al di là del profilo   investigativo, s’inquadra nel momento in cui questi colossi dell’economia italiana stanno per inaugurare la danza delle poltrone, con nuove nomine appunto, che ne condizioneranno l’andamento almeno per i prossimi cinque anni. Uno scenario che non si “riduce” a questo, però, considerato che nell’inchiesta sulla P4, in pm stanno indagando anche sulle nomine ai vertici dei servizi segreti e su un altro segmento fondamentale di questo gruppo di potere: la presunta “macchina del fango”. Anche su questo Bisignani ha dichiarato di voler collaborare.

I falchi, i dossieraggi  e “Il Giornale”

È STATO già messo alla prova: i pm gli hanno chiesto conto, solo per cominciare, dei suoi contatti con importanti giornalisti di influenti testate nazionali. E – per restare in tema di stampa e comunicazione – nei giorni scorsi è stata sentita anche la sottosegretaria   Daniela Santanché, considerata un tempo molto vicina a Bisignani, oggi lo sarebbe al direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, e guida un’importante società di comunicazione: la “Visibilia” che, tra l’altro, si occupa della raccolta pubblicitaria per diversi quotidiani nazionali. La sua vicinanza a Bisignani potrebbe averla messa in condizione di conoscere parecchi segreti del vecchio potente amico, con il quale, però, pare non ci sia più la simpatia d’un tempo. Simpatia che oggi la lega, invece, proprio al direttore Sallusti. E questo – il rapporto con l’informazione, la capacità di incidere su di essa, e soprattutto: con quali scopi – è l’ennesimo “capitolo” che Bisignani dovrà raccontare ai pm. La linea difensiva scelta da Bisignani e dai suoi avvocati – Fabio lattanzi e Giampiero Pirolo – sembra quella della maggiore collaborazione possibile.

Lo scontro di potere  e i timori del Palazzo

LA LISTA degli argomenti da trattare è lunga: dalle “talpe” al ruolo di Papa nella P4, dalle nomine ai vertici di servizi e giganti economici alla “macchina del fango”. Il coordinamento investigativo con l’inchiesta su Milanese arricchisce lo scenario dei due principali timonieri della politica, della finanza e dell’economia italiana: Tremonti da un lato e la coppia Gianni Letta – Bisignani dall’altra. Fin dove si spingerà, nella sua collaborazione, l’ex piduista Bisignani? È quello che in tanti, con paura, si stanno chiedendo in queste ore. A ogni suo interrogatorio, la tensione, è destinata a salire. Se Bisignani non collabora “capitolo” per “capitolo”, gli interrogatori, termineranno bruscamente. Se invece fornisce elementi utili all’indagine, i verbali si moltiplicheranno, e i “capitoli” concordati con la procura son parecchi. Più approfondirà il suo racconto, più elencherà nomi e cognomi, svelando i retroscena del vero potere, più i vecchi amici si trasformeranno in nemici. È anche questa la partita in gioco.

di Antonio Massari – IFQ

 

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