Come la narrativa veneta racconta l’imbarbarimento della società: da Piovene e Comisso ai grigi omuncoli di Mariapia Veladiano

ECCO UN LIBRO atroce. S’intitola La vita accanto. Lo ha scritto una professoressa vicentina cinquantenne, Mariapia Veladiano, al suo esordio letterario. Racconta la storia di una bambina brutta, emarginata da tutti in città per il suo aspetto sgradevole e respingente. Una storia senza lieto fine: in una provincia carica di pregiudizi, la bruttezza è una malattia cronica e incurabile. Il volume ha avuto recensioni abbastanza canoniche, in gran parte incentrate sul profilo femminile della protagonista. Come se il problema della bellezza riguardasse soltanto gli abiti firmati   , o la taglia 40 piuttosto che 42, o anche la chirurgia estetica, sempre più concupita dalle giovanissime. Il punto, invece, è un altro. Questo romanzo è una metafora perfetta del Nordest. Più di tante inchieste giornalistiche o ricerche sociologiche, spiega come mai una terra economicamente floridissima abbia prodotto una delle classi dirigenti più becere d’Europa (il fallimento delle élites). Ancora una volta, la buona letteratura si rivela uno straordinario sismografo per sondare gli abissi del corpo sociale.    La bellezza idolatrata da quasi tutti i comprimari del romanzo è infatti una bellezza laccata, eticamente esangue. Soprattutto, è l’altra faccia della bruttezza cementizia che ha devastato il Veneto, verso la quale regna invece una somma indifferenza. Quarant’anni fa, il grande filologo Gianfranco Contini spiegava che chi non avesse soggiornato nelle Venezie per qualche settimana – fra i dolci colli, la verde campagna, le acque limpidissime, il cielo sconfinato, la cordialità della gente, ancorché poverissima – non avrebbe mai potuto dire cosa fosse la dolcezza della vita, «quella gioia di vivere che altrove non si riscontra». Parole oggi quasi incomprensibili, tanto è evidente il senso d’infelicità e spaesamento che trasuda da queste lande, nonostante il pingue reddito di chi ci vive. Anche la letteratura ne ha risentito: i personaggi solari e goderecci scolpiti dalla penna di Giovanni Comisso – uno dei grandi epicurei del Novecento – hanno lasciato il posto agli ominidi grotteschi che popolano gli antiromanzi e i drammi di Vitaliano Trevisan, autore dolente e claustrofobico. «Il grigio oltre le siepi», potremmo dire con Francesco Vallerani, cui dobbiamo alcuni studi fondamentali sulle geografie smarrite del Veneto.    Se la trama paesaggistica del Nordest è stata stravolta, lo stesso non può dirsi della sua identità religiosa. Certo, l’«eclissi del sacro» e il logorio del tessuto parrocchiale hanno liberato i suoi abitanti dai   residui freni inibitori, alimentando un leghismo forcaiolo e truculento. Ma intatta è rimasta l’ipocrisia cattolica di fondo, un sentimento sociale potentissimo. Non per nulla Rebecca, la protagonista della Vita accanto, nata in una famiglia agiata ma moralmente disastrata, entra in contatto quasi soltanto con persone ambigue e sfuggenti, imprigionate dalla malafede: «arte di non conoscersi, o meglio di regolare la conoscenza di noi stessi sul metro della convenienza», come spiegava un altro grande scrittore vicentino, Guido Piovene, introducendo nel ’41 le sue Lettere di una novizia. Un inferno clericale nel quale sparisce qualsiasi nozione di Dio, di pietà, di amore.    Gretto provincialismo, rifiuto della diversità, doppiezza e dissimulazione, una religione ormai esclusivamente lucrativa. Questi gli ingredienti del Nordest: uno sviluppo senza crescita civile. E senza cultura. Non a caso, l’unica figura felicemente dissonante del romanzo di Veladiano è un’anziana musicista, arroccata nella sua casa sul Monte Berico, sopra Vicenza. Osserva dall’alto una silenziosa città di morti viventi. Ma è serena. Forse perché soltanto l’arte è capace di squarciare il velo di menzogna che avvolge queste terre.

di Raffaele Liucci – IFQ

Mariapia Veladiano, La vita accanto, Einaudi, pagg. 170, • 16,00; I nuovi sentimenti, antologia che riunisce i giovani narratori delle Venezie, a cura di R. Bugaro e M. Franzoso, Marsilio, pagg. 160, • 5,90; Roberto Ferrucci, Andate e ritorni. Scorribande a nordest, Amos, pagg. 168, • 10,00; Matteo Melchiorre, L’ultimo albero. Resoconto dal Nord Est, Spartaco, pagg. 144, • 10,00.

Carnevalate    Signora e cane in maschera durante il Carnevale di Venezia 2011 

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