Se il Pdl a Milano squilla le sue Minetti, la Lega risponde suonando la sua Monica Rizzi. Assessore regionale allo sport in Lombardia, è già sotto inchiesta (dopo un articolo del “Fatto quotidiano” del maggio scorso) perché si qualifica come psicologa e psicoterapeuta senza avere né laurea né titoli. Ora si segnala per le pressioni esercitate, non sulla questura, ma sull’assessore provinciale al lavoro di Brescia, a favore dell’azienda del suo fidanzato (non si chiama Ruby, ma Alessandro). La bionda pasionaria leghista si era già distinta per aver fatto nominare direttore generale dell’Asl della Valcamonica il signor Renato Pedrini, che di sanità certo non s’intende, avendo fatto per tutta la vita il dirigente d’istituto tecnico alberghiero, ma che in compenso ha il pregio di essere il papà del capo della segreteria di Monica Rizzi. Strano anche il suo intervento a favore di Renzo Bossi detto il Trota, durante la campagna elettorale 2010: gli organizza una segreteria politica personale (privilegio proibito ai normali candidati leghisti) e la piazza in via Fura 18, a Brescia, nella sede della Stemar, un’azienda che si occupa di telemedicina. Curioso: il titolare della Stemar, Wladimir Mazutano, aveva chiesto a Rizzi di essere presentato a Luciano Bresciani, assessore regionale alla sanità nonché medico personale di Umberto Bossi, perché voleva piazzare ad Asl e ospedali lombardi i suoi sistemi di telesoccorso. Monica Rizzi è fatta così: impulsiva, entusiasta, generosa. Generosissima anche con la sua guida spirituale, la maga Adriana Sossi, autrice del libro “La mia vita con gli spiriti”, medium precoce (“Già a otto anni, con l’aiuto di mia nonna, ho spostato un comodino”) e ricca di buoni contatti (“Ho da tempo un rapporto con un extraterrestre della   galassia di Oron”). Monica Rizzi ha provveduto a farle ottenere dalla Regione Lombardia una collaborazione remunerata (4 mila euro) per il periodo agosto 2009-gennaio 2010. Chissà se il cristianissimo presidente Roberto Formigoni lo sa e se è d’accordo a far entrare la magia al Pirellone. Ma la vicenda più pesante riguarda il fidanzato di Monica Rizzi, Alessandro Uggeri, che nelle scorse elezioni regionali era anche il suo mandatario elettorale. Uggeri ha un’azienda, la Team 2, che fornisce personale a tempo determinato (per lo più extracomunitario) ad altre imprese, tra cui la Monteverde. Nell’estate 2010 le due aziende subiscono i controlli dell’ispettorato del lavoro. Rizzi si scatena: prende la carta intestata del suo assessorato e verga una lettera di fuoco all’assessore al lavoro della   Provincia di Brescia, Giorgio Bontempi, leghista. Si lamenta (pur senza citarla) della ispettrice Papalia, colpevole di voler fare i controlli di legge. “La Monteverde srl”, scrive Rizzi il 16 luglio, “è stata oggetto nelle settimane passate di tre – diconsi tre – ispezioni a cura dell’Ispettorato provinciale del lavoro nell’arco di 15 giorni”. “Le citate ispezioni evidenziano quantomeno un’anomalia”, sono troppe ed “eccessivamente invasive”. Segue minaccia: “Qualora tali azioni dovessero venire reiterate… mi riservo, nella mia qualità di pubblico amministratore, di effettuare una dettagliata segnalazioni agli Enti preposti a livello regionale e centrale, per i provvedimenti di rispettiva competenza”. Oltretutto, l’ispettore Papalia è anche meridionale. Dunque secondo Monica Rizzi dovrebbe essere “rimandata a calci in culo in Burundi”.

di Gianni Barbacetto – IFQ

Renzo Bossi 

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