L’Aquila, ora chiedono l’affitto agli studenti sfrattati

L’Aquila, ieri mattina: gli otto ragazzi cacciati dalla Casa dello Studente e privati della borsa di studio rei di aver fumato una sigaretta nella sala studio e con la finestra aperta non sono stati fatti entrare nel padiglione dell’ex Cserma Campomizzi dove il commissario straordinario dell’ADSU aveva detto loro di andare in attesa di essere riammessi a pieno titolo nella Casa dello Studente. Una soluzione temporanea certo ma meglio di nulla. Muniti di valigie felici hanno lasciato i contaneir dove avevano trovato riparo nei giorni e si sono presentati all’ex Caserma Campomizzi accompagnati dall’avvocato Wania Della Vigna. Ad attenderli il responsabili dell’organismo per l’emergenza del terremoto. “Potete dormire qui ma solo a 600 euro a letto, 1200 euro a stanza “ spiegando che si tratta di una struttura adibita all’alloggio degli sfrattati del   sisma, dunque loro universitari modello non ne hanno diritto gratuitamente. Prima cacciati. Poi illusi. Ora sono stanchi. Demoralizzati. Sbattono le valigie a terra e alzano le braccia in segno di resa di una battaglia che non hanno mai combattuto   . Le lacrime si alternano a ghigni di dolore e sorrisi amari. “Non ce la faccio più. Torno a casa se è questo che vogliono”è lo sfogo di Sabrina di Lecce, seguito dalla supplica di Donato: “Non ci abbandonate, non ci abbandonate vogliamo solo laurearci” Grida di giustizia che si infrangono nel silenzio colpevole della politica. Di chi come il Presidente della Regione Chiodi non ha ritenuto di dover rispondere alle richieste del comitato Casa dello Studente che pubblicamente lo ha invitato a risolvere un problema che chiama in causa il grado di civiltà di una comunità, di un Paese. Grida di dolore che spezzano il cuore perché provengono da ragazzi che non contano. Figli poveri. Il loro reddito, lo ricordiamo di nuovo, non supera i 10 mila euro l’anno. Una cifra che non consente di poter pagare 600 euro per un posto letto oltre ai soldi per mangiare per pagare le tasse universitarie   per comperare i libri. Ragazzi “meritevoli”. Ma non più bisognosi, perché colpevoli di aver fumato una sigaretta violando il regolamento applicato alla lettera da un direttore, Luca Valente imputato per il crollo della Casa dello Studente in cui sono morti sette ragazzi e il   custode. Direttore che resta al suo posto nonostante ne abbia chiesto la rimozione anche il commissario straordinario dell’ADSU D’Ascanio proprio dalle pagine del nostro giornale. Ma a pagare sono sempre i più deboli che non hanno altro potere se non quello della volontà, della caparbietà della forza per non arrendersi continuando a sopportare sacrifici immani come dormire nei contaneir pur di conquistare quella benedetta laurea. Segno tangibile nella cosiddetta modernità ,di riscatto sociale, di uguaglianza, almeno sulla carta. È triste vederli tornare verso i contaneir con gli sguardi bassi come fossero profughi nel loro stesso Paese. Ad attenderli un’altra notte al freddo. Per ricominciare ad aspettare domani l’esito di nuove trattative per vedersi riconosciuto un diritto costituzionale negato.

di Sandra Amurri – IFQ

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