Spogliarsi in dirett@ per pagare l’affitto

Fino a cinquemila euro al mese senza mettere un piede fuori casa: bastano un computer, una connessione Internet e una web cam. Sembra facile, e infatti il fenomeno delle webcam girl, perlopiù studentesse che si spogliano e assecondano le richieste dei loro cyber-clienti, è diventato per tante ragazze un lavoro a tempo pieno. E per i siti specializzati, che incassano il 50 per cento di quanto guadagnato dalle “impiegate”, un business da centinaia di migliaia di euro all’anno.    Noi ci siamo iscritti al più popolare tra questi siti: si chiama  Riv.com  , che sta per “Ragazze in vendita”. E abbiamo scoperto che, a dispetto di quello che si può immaginare, chi diventa webcam girl non lo fa per gioco. Indichiamo le generalità: la nostra ragazza (immaginaria) si chiama Bianca Fiore, è di Milano, 1,75 cm di altezza, data di nascita 18 marzo 1985. Bisogna comunicare un indirizzo mail valido (nel nostro caso  biancaperte@hotmail.it  ), scegliere un nickname (“Dragana”), e specificare le proprie abitudini sessuali. Tante le opzioni: eterosessuale, bisessuale, lesbica. Schiava o padrona.

IL SECONDO passaggio è già più complesso: ogni ragazza deve decidere da sola il prezzo delle proprie prestazioni: nel nostro caso 39 centesimi al minuto. E arriva il primo vero ostacolo per chi vuole rimanere anonimo: va inserito, oltre ai propri contatti telefonici, il numero di un documento, per dimostrare di essere maggiorenni. Assecondiamo questa richiesta prendendo in prestito la patente di un collega. A questo   punto Riv spiega le due regole d’oro: nessuna ragazza potrà collaborare con altri siti, pena il “banneraggio”, cioè la cancellazione a vita dal sito (e il mancato pagamento di quanto guadagnato fino a quel momento) ed è vietato incontrare di persona i clienti. Una volta accettate tutte le condizioni, tra cui per esempio che Riv avrà diritti illimitati su tutte le immagini che passano dal sito (che potrà quindi riprodurre a suo piacere) viene chiesta anche la fotocopia di un documento dove siano ben leggibili i dati personali (per accertare la maggiore età) e con una fotografia nitida. La nostra Bianca Fiore non ha superato il controllo, ma oltre diecimila ragazze   , solo su Riv, hanno scelto di metterci la faccia (e il nome, il cognome, l’indirizzo).

HA TROVATO un’altra via Valentina Petrini, giornalista di Exit (La7) che ha messo un annuncio su Facebook per diventare webcam girl. L’appuntamento con uno dei ragazzi che gestisce il sito è in un sexy shop di Sesto San Giovanni (Milano), appena tre giorni dopo la pubblicazione del post sul social network: lui le spiega che si può lavorare anche come free lance, senza contratto, saltando quindi – almeno in una fase iniziale – le formalità burocratiche. Ma è lo stesso impresario a cercare di dissuadere la giornalista: “Hai l’aria così tranquilla, perché lo vuoi fare? Hai idea della concorrenza che c’è?”. Il sesso on line, infatti, è un mercato selvaggio: non sono solo studentesse, ma signore fino ai 50 anni. Pronte a tutto, al giusto prezzo. Casalinghe, commesse, donne che hanno bisogno di arrotondare (un part time,   quello delle esibizioni virtuali, che può valere duemila euro mensili). L’offerta è alta, ma la domanda non manca: soltanto Riv ne ha 470 mila, ma sono diversi i siti concorrenti che contano oltre 300 mila iscritti. Il cliente salda il conto prima dello spettacolino, di solito con le carte di credito prepagate fornite dalle Poste, molto usate per gli acquisti su Internet. L’impresario spiega: “Hai cinque minuti per convincere un cliente che sei meglio delle migliaia   di altre donne che può guardare. Devi fare più di qualunque concorrente, esagerare con performance che difficilmente saresti disposta a fare nella vita reale”. Poi le stelle del sesso virtuale hanno la possibilità di fare soldi anche con i gadget: su molti siti le ragazze possono vendere i loro contatti diretti su servizi di chat come Msn o Skype, la loro biancheria intima (usata), o perfino il numero di telefono.

COME SI SCEGLIE questo lavoro l’ha spiegato una professionista del mestiere da 7 anni, Helen, nel suo libro Manuale della perfetta Webcam girl (Mursia Editore): “Un affitto da 1.000 euro e un part time che rende al massimo 500 euro al mese sono i motivi che spingono tante ragazze a provare”.   Racconta al Fatto che i clienti “sono i più svariati, tra i 18 e i 65 anni. A me sono capitati i pensionati già due volte”. Sono “persone disperate, frustrate e spesso sole. Ma non sono mostri – dice Helen – sono quelli che incontri la mattina in banca o dal panettiere”. E cosa chiedono? “A volte ti dicono: ‘Fai tu’. Altre hanno richieste particolari: come i tacchi a spillo, la tuta in lattice o il costume da infermierina”. E capita che “diventino pericolosi, soprattutto i mariti o i fidanzati. Uomini che tentano in continuazione di abbattere le barriere virtuali, di conoscerti e quindi – spiega lei – trasformarti in una prostituta vera”.

di Beatrice Borromeo – IFQ

Streap teas Ragazze che guadagnano mostrandosi in Rete

 

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