Muore operaio di 34 anni. La Fincantieri: “Non doveva passare di lì”.

Giuseppe Fazio, 34 anni, operaio di origine siciliana, è morto per colpa sua. Così sembra sostenere la società statale Fincantieri. Lunedì, dopo aver pranzato alla mensa aziendale del cantiere navale di Porto Marghera, Fazio, dipendente della società appaltatrice Tf Impianti, è uscito sul piazzale ed è stato schiacciato da un camion in manovra. L’operaio è morto alle due di notte all’ospedale di Mestre, dopo dodici ore di agonia, nonostante una serie di interventi chirurgici. Lo schiacciamento che ha subito si è rivelato irrimediabile.

IL TRAGICO episodio ha dato luogo a una guerra di comunicati. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil, hanno reagito con rabbia, proclamando per oggi, insieme all’Ugl, un’ora di sciopero di protesta in tutti gli stabilimenti della Fincantieri.    Il 21 febbraio scorso in un altro impianto della Fincantieri, a Monfalcone, era morto il giovane operaio del Bangladesh Ismail Miah, 22 anni. Scrivono in una nota le tre sigle confederali: “Anche in quell’occasione, come   ormai avviene da molto tempo e quotidianamente, è stato da noi contestato e denunciato il modello organizzativo adottato da Fincantieri. Questo modello, infatti, non migliora l’efficienza produttiva, fa aumentare la confusione all’interno del cantiere e, soprattutto, scarica sui lavoratori i rischi generati da una disordinata rincorsa alla competitività, alla produttività e al profitto; rischi che sono sottovalutati o ignorati dall’azienda”.    L’amministratore delegato della Fincantieri, Giuseppe Bono, ha fatto diffondere una replica durissima: “Si respinge con sdegno il tentativo di chi oggi sfrutta strumentalmente questo triste episodio per mettere in discussione il modello produttivo e l’organizzazione di Fincantieri”.      Ma è la descrizione dell’incidente che va letta nella sua ruvida concretezza, a partire dalla notazione che non può avere a che fare con i “presunti ritmi forsennati di lavoro” un incidente avvenuto “in pausa pranzo”. Spiega la nota della Fincantieri: “Dalle verifiche condotte e secondo le testimonianze di personale presente al momento dell’accaduto   , si ha conferma che esso sia il risultato di una tragica fatalità del tutto assimilabile a un incidente stradale. L’area dell’incidente infatti è una zona interdetta al transito pedonale così come segnalato da apposite strisce gialle che ne indicano la funzione di zona lavoro”.

FAZIO È MORTO dunque perché è passato dove non doveva, sostiene la Fincantieri, che, aggiunge, “sta ricostruendo le ragioni di questa presenza non prevista. A conferma di questo va detto che in cantiere la viabilità è regolata da precise regole, rivisitate e aggiornate proprio di recente, quanto a segnaletica orizzontale e verticale, limiti di velocità, sensi unici, cartelli, passaggi pedonali, di motocicli, autobus e autoarticolati. Sono in corso ulteriori verifiche per comprendere, nel dettaglio, le ragioni di quanto accaduto e per individuare eventuali soggetti da sanzionare”.      Il comune di Venezia, in una nota, ha dato ragione ai sindacati: “La tragica dinamica dei fatti mette in evidenza discutibili livelli di sicurezza del cantiere navale e del suo modello organizzativo”.

di Giorgio Meletti – IFQ

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