A Monselice lavoro in cambio di polveri sottili

Italcementi non licenzia ma vuole mantenere le ciminiere per 29 anni.

Quella di Italcementi è una vicenda sottile come le polveri che escono dai suoi camini e si respirano nella Bassa Padovana. La multinazionale del cemento, 17 stabilimenti e un giro d’affari di 5 miliardi di euro, programma di investire 160 milioni per rinnovare i tre camini di Monselice. In gergo tecnico si chiama revamping, che significa più o meno “ammodernamento degli impianti” ed è un modo – assicurano – per garantire la riduzione delle emissioni inquinanti di almeno il 50 per cento. In cambio l’azienda, che occupa un centinaio di dipendenti diretti e almeno altrettanti nell’indotto, chiede di poter continuare l’attività industriale per altri 29 anni. “Un ricatto occupazionale” tuonano quelli dei comitati spontanei nati nei comuni interessati, a Baone, Monselice, Arquà Petrarca, Este.      Insomma posti di lavoro in cambio della salvaguardia di un territorio che ha ambizioni agricolo-turistiche con annesse terme e wellness grazie agli alberghi specializzati di Abano e Montegrotto, Battaglia Terme e Galzignano Terme. Tutte zone che rientrano nell’ente Parco dei Colli Euganei, che inizialmente ha giudicato il progetto di Italcementi “incompatibile” con l’ambiente circostante, per poi sottoscrivere invece una convenzione con il colosso del cemento per la prosecuzione dell’attività. “Per quanto diminuito il livello di inquinamento sarà sempre superiore ai parametri standard di un inceneritore” dice Francesco Miazzi, consigliere comunale di Monselice e responsabile del comitato “Lasciateci respirare” contrario al revamping che di tre camini ne farà uno, una torre sputa-fumo alta un centinaio di metri.

UNA QUERELLE spinosa fatta di stop and go e di repentini cambiamenti d’idea da parte di politici e addetti. “Autorizzare l’esistenza del cementificio per 30 anni significa avallare anche la produzione degli altri due cementifici vicini, e di fatto segnare il territorio per un tempo lungo” è la visione di Francesco Corso sindaco Pd di Baone, contrario al revamping come il primo cittadino di Este Giancarlo Piva, anche lui del Pd. Francesco Lunghi, sindaco Pdl di Monselice e medico, si dichiara favorevole al progetto Italcementi: “Salvaguardiamo l’occupazione e l’economia del territorio” si legge nel suo programma elettorale. Ma Lunghi si è inizialmente trovato in minoranza nel suo stesso consiglio comunale, consiglio che, dopo aver chiesto che venisse sospesa la procedura di autorizzazione in Provincia, ha poi dato il via libera alla firma della convenzione con l’azienda grazie   a un “curioso” rimpasto. “Si è diviso anche il Pd locale tra favorevoli e contrari, così come Pdl e Lega hanno posizioni contrastanti”, spiega Silvia Mazzetto responsabile di “E noi”, l’altro comitato di cittadini che dissente dal nuovo forno.

ENTRAMBI I COMITATI    popolari sono stati denunciati dalla multinazionale e chiamati a risarcire 160 mila euro per diffamazione e danni all’immagine: “I comitati non sono vittime ma responsabili di una comunicazione falsa e tendenziosa” sta scritto in un volantino firmato Italcementi. La prima udienza del procedimento civile, avviato da Italcementi nei confronti dei due comitati cittadini, si svolgerà il 3 maggio davanti al Tribunale di Bergamo. Sotto il profilo amministrativo   invece le decisioni sul progetto saranno prese due giorni dopo, il 5 maggio dal Tar del Veneto che, chiamato in causa dai Comuni di Este e Baone e dai due comitati, ha richiesto la sospensione di ogni attività – amministrativa   e di fatto – da parte di Italcementi, in attesa della discussione nel merito.    Nella zona, che ha la più alta   concentrazione di cementifici in Europa, tre nel raggio di 5 km – oltre a Italcementi la Cementeria di Monselice e Cementizillo a Este – “manca una programmazione che decida la destinazione di un’area, quella della Bassa Padovana, che è sempre più un selvaggio west   per multinazionali e grandi aziende”, dice Eva Vigato, legale iscritta a Legambiente che supporta i due comitati. Ma c’è un altro tassello importante. “La legge sulle emissioni di cui godono i cementieri, che possono smaltire legalmente rifiuti – spiega Mazzetto – è incredibilmente meno restrittiva, per le stesse identiche sostanze inquinanti, rispetto a quella che regola gli inceneritori”.    I limiti di emissione degli ossidi di azoto per un cementificio arrivano   a 1800 mg/mc, per un inceneritore si fermano a 200 mg/mc, e così per il biossido di zolfo (600 mg/mc contro i 100). Sulla questione sono state depositate due interrogazioni parlamentari. “Si tratta di due gas tossici e molto pericolosi” chiude Mazzetto ricordando che attorno ai cementifici ci sono coltivazioni biologiche di frutta e verdura, e che in tanti davanzali la mattina si trova uno strato di polvere nera. Pochi giorni fa è stato presentato   uno studio di Carlo Foresta, patologo clinico all’Università di Padova, da cui emerge che i giovani maschi di Monselice hanno di gran lunga la più bassa concentrazione di spermatozoi e la più bassa mobilità nel liquido seminale di tutta la provincia di Padova: sembra che le cause possano risalire all’inquinamento.    Infine è di questi giorni la notizia che il Tar veneto, su ricorso di associazioni e cittadini, ha annullato tutte le delibere della Provincia di Verona che aveva autorizzato un analogo progetto presentato da un’altra società, la Cementi Rossi. Difficile contare i decessi, anche se gli ex dipendenti di Italcementi morti di tumore pare siano almeno una sessantina. “Sono stufo di celebrare funerali ai lavoratori delle cementerie” sono state le parole di un parroco di Monselice.

di Erminia della Frattina – IFQ

Uno storico stabilimento Italcementi a Bergamo (FOTO EMBLEMA) 

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