Rosarno, in nome dell’accoglienza

Per un giorno, il campo d’accoglienza di Rosarno si è aperto a tutti: regolari e irregolari, migranti e autoctoni. I volontari dell’Osservatorio migranti Africalabria ed Equosud hanno fatto del primo marzo, giornata internazionale dei migranti, un’occasione d’incontro tra gli africani e i rosarnesi. La serata è stata dedicata a Marcus, morto nel novembre scorso all’ospedale di Lamezia per una polmonite. In programma una serata di musica e cucina africana e calabrese. Il campo d’accoglienza, aperto dal 7 febbraio in località Testa dell’Acqua, accoglie attualmente 70 migranti regolari, in 20 container da 5 posti ciascuno. Ad occuparsi della gestione del campo ci sono i nove volontari dell’associazione ‘Il mio amico Jonathan’.

I ragazzi che vivono nel campo sembrano soddisfatti. Qui almeno hanno acqua, elettricità e riscaldamento. C’è anche un servizio infermeria, effettuato da un medico volontario di Rosarno. I volontari dell’associazione offrono anche un assistenza per le pratiche legali e dei corsi di alfabetizzazione. La pecca maggiore del campo è la mancanza di uno spazio di socializzazione: tra un container e l’altro, c’è solo una distesa di sabbia. Le richieste dei volontari e del comune per avere un tendone o un gazebo da utilizzare per delle attività sono finora rimaste disattese dalla Regione.
Purtroppo, il campo ospita solo una piccola parte dei lavoratori stagionali che sono arrivati a Rosarno per la raccolta degli agrumi. Altri 700 sono sparsi per la città, in appartamenti sovraffollati nel centro abitato o in casolari abbandonati nelle campagne. E qui le condizioni di vita sono molto più precarie. Spesso sono costretti a fare chilometri a piedi per avere l’acqua. Qualcuno racconta di andare in treno fino a Reggio Calabria, per poter fare una doccia calda nella sede della Caritas.
E intanto continuano gli arresti a casaccio nella Piana. L’ultimo alcuni giorni fa: due “irregolari” arrestati nel casolare in cui vivevano dai carabinieri di Laureana di Borrello, per essere rilasciati qualche ora dopo con un decreto di espulsione.
Ad aiutare i migranti, ci sono sempre i volontari: l’Osservatorio migranti Africalabria e Mamma Africa, che con l’aiuto di altre signore rosarnesi e degli scout continua a preparare fino a 200 pasti ogni domenica. Il martedì e il sabato, c’è invece la mensa della Caritas a via Convento.

Quest’anno, alcuni migranti sono riusciti ad ottenere un contratto stagionale, ma spesso i datori di lavoro dichiarano all’Inps meno giornate di quelle effettivamente svolte. La Flai Cgil ha finalmente messo in campo un’iniziativa per smascherare questi abusi. “Ma non è facile dimostrarli”, racconta Renato Fida della Flai di Gioia Tauro, “avremmo i dati ufficiali dell’Inps relativi al primo semestre del 2011, soltanto nel mese di maggio. E solo allora potremmo contattare i lavoratori per scoprire se i dati comunicati corrispondono alla realtà. In caso contrario, sarà il lavoratore a decidere se denunciare. E c’è il rischio che, nel frattempo, il lavoratore in questione si sia spostato in altre città d’Italia”.
Per tutti, con o senza contratto, il problema maggiore è la mancanza di lavoro. Finita la raccolta delle clementine, a febbraio e marzo restano solo le arance da industria che, a causa dei prezzi in ribasso, molti proprietari decidono di lasciare sugli alberi.
Quando va bene, si lavora 2 o 3 volte a settimana. La paga è sempre quella: 25 euro al giorno. E così in molti stanno lasciando Rosarno, per raggiungere le campagne siciliane o pugliesi, per la semina dei pomodori. E ormai un’opinione diffusa che non si possa risolvere la situazione dei migranti, senza risollevare l’economia della Piana. Gli agricoltori affermano che finché i prezzi resteranno bassi, sarà impossibile retribuire adeguatamente i lavoratori.

Una strada per uscire dalla crisi la indica Equosud, un consorzio di piccoli produttori e artigiani calabresi che si sono uniti per sottrarsi al giogo della grande distribuzione. Affidandosi alla filiera corta e alla rete dei Gruppi di Acquisto Solidale, Equosud riesce a garantire prezzi più bassi per i consumatori e più remunerativi per i produttori. I produttori, a loro volta, devono assicurare la qualità organolettica del prodotto e la giusta remunerazione dei lavoratori, ma anche un impegno a difesa del territorio in cui operano, contro le aggressioni ambientali a cui è sottoposto.
La campagna Sos Rosarno, lanciata un mese fa da Equosud, ha già avuto un riscontro mediatico e commerciale importante. I prezzi sono di un euro al chilo per le arance da tavola, 80 centesimi per quelle da succo, 1,20 euro per i mandarini e le clementine. Dopo la vendita a dei cittadini di Budrio, due camion pieni di arance stanno ora raggiungendo i Gruppi di acquisto solidale di Roma, Terni, Siena e Brescia.

di Melania Perciballi – PeaceReporter

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