La “mostruosità” degli studenti sfrattati a L’Aquila, ma l’Italia non si vergogna

“Sono storie emblematiche della barbarie in cui stiamo precipitando”. È la riflessione di Nichi Vendola di fronte alla notizia raccontata ieri dal nostro giornale degli otto ragazzi cacciati dalla Casa dello Studente de L’Aquila e privati della borsa di studio perché rei di aver fumato una sigaretta. Notizia seguita da un silenzio assordante. “Il silenzio è legato al fatto che la politica considera ‘politica’ il teatro del potere. La politica si è auto imprigionata nel Palazzo, vive e muore nei talk-show e non ha la pazienza, la costanza della tessitura territoriale”. Ma Vendola va oltre, “questo fatto mostruoso” che dice va inserito “nel contesto berlusconiano quello che evocava le new town costruite in forma di spot pubblicitario fino al momento in cui le intercettazioni telefoniche, le benedette intercettazioni, hanno svelato il livello di cinismo di una classe dirigente affaristica e corrotta. Due facce   della stessa medaglia di un potere che ama operare in deroga alle leggi e che è riuscito a non porsi il problema della peculiarità di una delle più belle città d’arte del mondo come L’Aquila”. E ricorda: “Allora ci fu quel ragazzo che indossò il cartello “noi quella notte non ridevamo” e i residenti del centro storico   cominciarono ad appendere le chiavi sui cancelli e ad armarsi di carriole per svelare all’Italia che dopo le favole appariva la realtà di una città morta”. Una decisione “estrema” quella di ricorrere a procedure disciplinari che negano il diritto allo studio che dice ”sembra dettata da una mente malata. Non valutare l’incredibile stress psicologico di chi fa ancor fatica a riguadagnare il diritto al sonno e al riposo, di chi ogni notte torna   a precipitare nel vortice di quella tragedia e quindi penalizzare chi sta facendo fatica e non riesce a essere in regola con i crediti universitari. Certo aver commesso quella infrazione, aver fumato una sigaretta, dovrà essere davvero un’infrazione imperdonabile osservata dal punto di vista di chi deve rispondere di cose ben più gravi come tutto ciò che ruota attorno alle responsabilità delle stragi che furono causate non solo   dal terremoto. Spero che si possa fare piena chiarezza su questa vicenda, che la politica possa intenderne la violenza. Lo dico perché corriamo un rischio che è quello di assuefarci al fatto che ogni giorno l’asticella della nostra civiltà si sposta di qualche millimetro, ma non in avanti, purtroppo all’indietro”. Come politico non sente anche su di sé la responsabilità del silenzio regnante? “Non sono parlamentare ma non mi sento estraneo e dico che insieme dobbiamo spezzare un atteggiamento culturale che minimizza episodi che sono insopportabili perché violano l’umanità”.   Che fare per dare un corpo all’indignazione? “Bisogna usare la rete perché alla disinformazione del potere e di un potere osceno bisogna replicare socializzando le notizie scomode cercando insieme, passo dopo passo, i sentieri della verità. Con la denuncia allargandola chiedendo ai parlamentari di fare atti di sindacato ispettivo. Noi dobbiamo fare in modo che questi ragazzi non siano soli. È la solitudine che uccide la giustizia. È la solitudine delle vittime che consente ai carnefici di fare il proprio mestiere con un sentimento di impunità… Dobbiamo porre domande. Io non sono depositario della verità ma se le mie orecchie raccolgono le grida di una vittima ho il diritto di fare domande e di avere   risposte. Questa storia la dobbiamo raccontare, proiettare pubblicamente, dobbiamo mettere tanti gregari e burocrati dell’ordine costituito nella condizione di doversi vergognare, di doversi difendere perché vorrei sempre ricordare a tutti noi che la forza del male non consiste nel suo proporsi in forme raccapriccianti, la forza del male consiste nel suo diventare ordinario. Ognuno di noi per la sua responsabilità deve opporre la banalità del bene e il bene è fatto innanzitutto di raccontarci le cose. A questi ragazzi che hanno un potere nullo perché sono segnati, perché sono di famiglie non ricche dobbiamo consegnare il nostro affidamento, il nostro ascolto e dobbiamo offrire la nostra voce perché possa replicare il loro dolore e la loro indignazione”. E dell’ex piduista Bisignani che   elabora per Masi la strategia punitiva contro Santoro cosa pensa? ”Qualcuno si stupisce di questo? Masi ha anche il volto giusto, è il direttore generale che sta portando la Rai verso la bancarotta e sta cercando di devastare quel po’ di dignitoso e di giornalisticamente elevato che ancora fa vivere questa azienda un tempo pubblica. Diciamo che questo Paese va riprogettato, ripensato e che la fatica di fare una battaglia vera sul sistema informativo e sull’emittenza pubblica nasce dalle esperienze che hanno visto il centro sinistra interno ad una logica di lottizzazione. Quando ne abbiamo avuto l’occasione non abbiamo posto mano a quelle riforme che probabilmente smantellavano anche privilegi, pigrizie, piccole reti di potere, carriere, che erano nel nostro schieramento”.

di Sandra Amurri – IFQ

Un’immagine del terremoto de L’Aquila (FOTO LAPRESSE)

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