Israele, nuovi insediamenti a Gerusalemme Est

Quattordici appartamenti nel cuore del quartiere arabo, mentre Netanyahu propone un accordo ad interim ai palestinesi (che rifiutano)

Mentre Haaretz rivela l’esistenza di una proposta israeliana di pace ‘ad interim’ (rifiutata dai palestinesi), le autorità municipali di Gerusalemme approvano la costruzione di nuove abitazioni nella zona est della città. La nuova struttura verrà realizzata nel cuore del quartiere arabo di Ras al-Almud, e rappresenterà un’ulteriore complicazione nei negoziati di pace, oltre che un nuovo elemento di tensione locale. I palestinesi considerano Gerusalemme Est uno dei punti fermi nella fondazione del futuro Stato, mentre la costruzione di quattrodici appartamenti a Ras al-Amud è l’ennesimo anello nella catena di insediamenti che Israele ha costruito attorno alla Città Vecchia.

“Per i palestinesi è una cattiva notizia – ha spiegato Ziad Hamouri, capo del Palestinian Jerusalem Center for Socio-Economic Rights -, perché gli israeliani si espanderanno. Attaccano i residenti e creano ansia e rabbia, nel tentativo di spingere la popolazione araba ad andarsene”. L’edificio dove verranno realizzati gli appartamenti era una stazione di polizia che traslocò tre anni fa, per venire poi trasferito a un trust religioso composto da immigrati provenienti da Bukhara (in Uzbekistan) che riuscì a dimostrare la proprietà dell’immobile. Lo stesso gruppo, finanziato dall’imprenditore americano Irving Moskovitz, patrono di lunga data degli insediamenti a Gerusalemme Est, ha chiesto il permesso alle autorità di costruire oltre cento appartamenti intorno all’edificio. Quest’ultimo progetto comprende la costruzione di una piscina, una sinagoga, asili nido e un passaggio verso Ma’aleh Zeitim, l’altra enclave israeliana – di circa un centinaio di persone – nel quartiere arabo di Ras al-Amud.

Intanto, fonti di stampa israeliane (Haaretz e Ysrael ha-Yom) riportano che il Primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, in una marcia indietro rispetto alle garanzie su un accordo di pace definitivo, proporrà una soluzione ad interim ai palestinesi. Il piano prevede un estensione dell’autonomia palestinese in Cisgiordania, con confini temporanei che racchiudano il 45-50 percento dei Territori (rispetto al 60 percento della bozza originaria). “I palestinesi non sono pronti a una soluzione definitiva, a causa dell’instabilità della regione”, ha detto Netanyahu. L’Olp ha già fatto sapere che i palestinesi non sono interessati a soluzioni transitorie, ma puntano a un accordo di pace definitivo.

Il Quartetto per il Medio Oriente, riunitosi a Bruxelles per cercare di ravvivare un moribondo negoziato di pace, ha invitato alle consultazioni sia palestinesi che israeliani. Questi ultimi non hanno inviato i loro delegati ai colloqui perché non vogliono un cappello internazionale, ma sono disposti al dialogo solo direttamente con i palestinesi che, d’altro canto, preferiscono colloqui indiretti con la mediazione occidentale.

di Luca Galassi – PeaceReporter

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