Lo stalliere, Milano due e la Bat-caverna

 

Le case delle libertà Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma (Prefazione di Marco Lillo), Aliberti Editore, 317 pagine, 16,50 euro

Da quelle acquistate “a mia insaputa” (parola dell’ex ministro Scajola) a quelle “gentilmente concesse, regalate in blocco, oppure sottratte con l’inganno”. Un libro di Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato e Nicola Palma fotografa Le case delle libertà raccoglie dieci storie di mattoni, e non solo. Ecco alcune anticipazioni.

B. con Mangano  alla festa dell’Unità

ARCORE , nel cuore verde della Brianza. Quindicimila abitanti, molti dei quali lavorano in fabbrica. Siamo a metà degli anni Settanta (…) Il Partito comunista è forte e agguerrito. (…) Le feste dell’Unità sono eventi da segnare sul calendario, come il Natale e la Pasqua, ed è proprio durante una di queste feste, in una tiepida giornata di primavera, che fa la sua comparsa, per la prima volta, un personaggio destinato a non farsi dimenticare (…) “Buonasera” esclama l’uomo, dopo aver attraversato il prato. Si presenta, e domanda: “Posso sedermi con voi?”. I presenti, che lo conoscono di fama, restano ammutoliti. Lui sorride, poi si accomoda al tavolo (…) Il suo volto è raggiante, sereno. (…) In pochi, tra i vecchi comunisti di Arcore, si sono scordati di quella sera. Gennaro D’Agostino, mani enormi e callose, era lì con i suoi compagni: “Noi Berlusconi non l’avevamo mai visto. Sapevamo solo che abitava nella villa, qui in paese. No, non era famoso: era un imprenditore di successo, come tanti altri. Sapevamo chi era, questo sì. Ma chi l’avrebbe mai detto? Ce lo vediamo piombare dal nulla, come una furia. Attraversano il prato: lui davanti, e dietro   Confalonieri. Poi Berlusconi inizia a parlare. Dice: ‘Sono un compagno, sono come voi’. Noi ammutoliti. E lui va avanti, fa lo splendido: ‘Ma voi ci siete mai stati in Russia?’ Noi decidiamo di stare al gioco: ‘No, com’è la Russia? Diccelo tu’. E lui via, a raccontare dei suoi viaggi. Ci sono vari compagni, con noi, che la Russia l’hanno vista sul serio. Ma fanno finta di niente: vogliono vedere dove arriva. Lui spara a zero: ‘Io la Russia la conosco bene’. Vuol einsegnarci cos’è il comunismo. Poi, ridendo, come se fosse uno scherzo: ‘Eh, mangiano i bambini, in Russia. Questo fanno’.Va avanti per un’oretta, un’oretta e mezza. E noi, esterrefatti: ‘Ma sarebbe questo il grande Berlusconi?’ Cercava di impressionarci, io credo. Ad Arcore, negli anni Settanta c’era una giunta rossa. Voleva accattivarsi le nostre simpatie: questo fu ciò che pensammo. Ma doveva averci preso per babbei. Qualche anno più tardi, addirittura, ci mise a disposizione un suo terreno, e fu lì che organizzammo la festa. Ecco, faceva mosse di questo tipo. Nessuno, ovviamente, si lasciò mai infinocchiare”.    (…) Gennaro D’Agostino, di quella lontana serata di metà primavera, ricorda perfettamente ogni singolo minuto. Ricorda le discussioni, e poi i balli. Ricorda che all’improvviso, come in un sogno, sbucarono fuori dal bosco altri strani personaggi.(…) Uno di questi era un omone siciliano, grande e grosso. Si chiamava Vittorio Mangano, e anche il suo nome, di lì a qualche anno, avrebbe ottenuto una certa notorietà. Racconta l’ex militante comunista: “Lo guardai, e rimasi impressionato. Era immenso, e fece una cosa stranissima: cominciò adanzare insieme a un altro uomo. Il suo partner era un cuoco, anche lui lavorava per Berlusconi. Ricordo che   in molti rimasero a guardarli. Io sono siciliano, e so che è una vecchia usanza, dalle nostre parti, che gli uomini ballino con gli uomini. Quella scena, tuttavia, mi è rimasta impressa, e non me la dimenticherò mai: mai, finché campo”.

Milano2, Pio Albergo e Alzheimer

LA STORIA di Arcore e di Villa San Martino si incrocia indissolubilmente con la storia dei Casati Stampa. Avvocato dell’ereditiera, la marchesa Anna Maria, è Cesare Previti. È lui che segue la vendita della villa alla Edilnord   di Silvio Berlusconi. Ecco come la contessa Beatrice Rangoni Machiavelli, cognata della marchesa racconta,   in un’intervista pubblicata nel libro, alcuni particolari dell’epoca:    “Più o meno nello stesso periodo, ci accorgemmo della truffa di Milano2. Parte del nuovo quartiere fu costruita su terreni agricoli che appartenevano ai Casati. Parliamo del 1974, ed ecco come si svolsero i fatti. Per prima cosa, le proprietà furono frazionate. Dopodiché vennero stipulati atti di vendita con delle Srl le cui quote erano state date ad Anna Maria Casati in pagamento, al doppio del valore nominale. Quando si è cercato di realizzare le somme relative, si è   scoperto che gli intestatari delle Srl erano dei prestanome scelti tra gli ospiti della Casa di riposo Pio Albergo Trivulzio   , di età molto avanzata. Alcuni erano morti. Altri avevano l’Alzheimer. Esigere i pagamenti, insomma, era praticamente impossibile. Ma c’è dell’altro. I terreni formalmente risultavano ancora intestati ad Anna Maria, e furono trasformati da agricoli a edificabili. Le firme di mia cognata e di mio fratello vennero falsificate   . Le conseguenze furono pesantissime: Anna Maria, tra le altre cose, correva il rischio di dover pagare tasse altissime, perché il valore della proprietà era sensibilmente aumentato. Per evitare che ciò accadesse, si è ricorso a un condono di molte centinaia di milioni, per pagare i quali Anna Maria ha dovuto vendere buona parte del suo patrimonio. Oltre al danno, dunque, ci fu anche la beffa: la speculatrice, la palazzinara, quella che aveva trasformato i terreni da agricoli in edificabili, risultava essere   Anna Maria Casati Stampa. Se fosse rientrata in Italia, addirittura, avrebbe rischiato di finire in prigione.

Moratti junior e la villa di Batman

MA NELLA MILANO dei giorni nostri, non è cambiato poi molto. Protagonista di un’altra delle storie raccontate dal libro è Gabriele, figlio del sindaco Letizia Moratti. Per farsi casa ha acquistato cinque capannoni che, è notizia de l’Espresso, grazie al piano regolatore del comune guidato da mammà hanno subìto un cambio di destinazione d’uso. Interessante il racconto dell’architetto, in causa con Moratti per una rata non pagata:    “Perilprogetto,èstatochiestoaLuca Michelon di prendere a modello la casa di Batman”. (…) Tanto per cominciare, ci si entrad irettamente con l’automobile (…). Una volta dentro, c’è un ambiente di duecento metri   quadri con una grande vasca idromassaggio, sauna, bagno turco e piscina salata di dodici metri, sulla quale incombe un ponte levatoio che consente il passaggio pedonale all’interno dell’abitazione. A destra del parcheggio, poi, c’è un soppalco con palestra, mentre proseguendo oltre il ponte si trova un soggiorno enorme, con una sala cinema dotata di televisore da sessantacinque pollici (sic!) e proiettore con relativo schermo, di oltre quattro metri di lunghezza. Le stanze da letto, ovviamente, sono immense (…) “Nella cabina armadio, per esempio, ha voluto che mettessimo una vasca idromassaggio; mentre i mobili, tutto intorno, sono rivestiti in pelle di squalo”. (…) “Nel soggiorno c’è una botola motorizzata che porta al piano interrato. Nella Bat-caverna, insomma” (…) uno stanzone di quattrocento metri quadri, con un ring da boxe regolamentare, e un poligono di tiro lungo circa venti metri. “È uno spazio insonorizzato, con le sagome, i bersagli e tutto il resto. Come quelli che si vedono nei film”.

 

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