Sul sito delle Politiche Agricole, in nome dell’Operazione Trasparenza, il curriculum di Stefania Ricciardi è ancora lì, integro e splendente nonostante il terremoto che ha squassato ieri il palazzo. In bella mostra la laurea in Communications management presso la Link Campus University of Malta, anno 2005. Due righe più sotto si segnala anche la frequenza per due anni alla facoltà di Scienze Politiche e un diploma di perito aziendale, oltre a esperienze professionali di marketing e pr (dai trucchi Revlon alle “campagne pubblicitarie sull’immagine del settore pesca”).

MA IL GUAIO arriva un po’ più giù, quando si spiega che ai sensi dell’articolo 19 (comma 6, d.lgs. 165 del 2001), nel 2006 la Ricciardi è diventata dirigente di seconda fascia al ministero dell’agricoltura, incarico per il quale era necessaria una laurea. Secondo la Procura di Roma c’è qualcosa che non va. L’autocertificazione del titolo risulterebbe mendace, insomma nessuna laurea valida per partecipare al concorso della vita, quello che portava dai marosi impiegatizi all’olimpo dei dirigenti ministeriali (e relativo emolumento di 81 mila euro l’anno). Una tentazione irresistibile, ma di complessa realizzazione, perché si doveva pure ottenere la complicità   dei due esaminatori interni e fare in modo che i sindacalisti tenessero la bocca chiusa davanti alle stranezze. Pare che a lanciare le indagini siano state soprattutto le malelingue. La Ricciardi è moglie di Giuseppe Ambrosio, uomo macchina del ministero, apprezzato da tutti i titolari fin dai tempi di Alemanno e assurto alla funzione di capogabinetto   con Zaia e Galan: già direttore generale per la repressione delle frodi, docente di diritto all’Università romana di Tor Vergata, laureato con lode a Napoli nel lontano 1977 con una tesi su “La legislazione matrimoniale augustea”. Ma non di sole mogli si occupa Ambrosio. Per coincidenza anche Simona Di Giuseppe, sua segretaria storica, è finita nelle indagini: stessa laurea maltese, stesso concorso fortunato, stessa qualifica di dirigente. Più oscura la questione di Riccardo Rolli, talento barese rubato alla Fiera del Levante per un incarico dirigenziale di cinque anni attribuitogli da Ambrosio subito dopo l’avvento al ministero di Paolo De Castro, pugliese doc. Non è chiaro se Rolli abbia un titolo di laurea valido o un semplice diploma in lingue. Di certo, in quello stesso periodo, venne inserito nel board di Buonitalia, società del ministero dedita alla promozione del cibo tricolore: nei comunicati ufficiali Rolli viene indicato come esperto di marketing e laureato in lingue.

INSOMMA, la laurea c’è si o no? Dalla Link University, il cui presidente è il sottosegretario agli esteri Vincenzo Scotti, arrivano buone notizie: “Confermo che abbiamo avuto qui a Roma quelle due studentesse, regolarmente iscritte e con un percorso portato fino al termine”,dice la coordinatrice Vanna Fadini. Il problema potrebbe essere allora la validità della laurea maltese, e   non italiana? “Non credo – continua la Fadini – perché dal 1999 al 2007, quando eravamo una filiazione dell’ateneo di Malta, tutti i nostri laureati richiedevano la validazione e l’ottenevano senza problemi”. Quindi, le dottoresse Ricciardi e Di Giuseppe dovrebbero star tranquille, mentre Ambrosio passa al contrattacco: “Si tratta di fatti risalenti a ben quattro anni fa e che non riguardano ipotesi di reato infamanti – ha detto ieri dopo aver letto delle indagini su La Stampa –. Il concorso è stato   regolare, lo ha detto anche il Tar del Lazio presso cui era stata già sollevata la questione”. E poi, mai disperare: sembra che Galan, come atto d’addio causa rimpasto, abbia deciso di premiare il suo uomo più chiacchierato proponendolo per il ruolo di capo del Corpo Forestale dello Stato. “Che strana e singolare coincidenza tra la proposta di una mia diversa utilizzazione a servizio dello Stato e la puntuale pubblicazione su organi di stampa di procedimenti penali che mi riguardano”, chiude Ambrosio.

di Chiara Paolin – IFQ

Vincenzo Scotti (FOTO ANSA)

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