Donna, sii sottomessa (e sposati)

Dal meccanismo del dominio non si esce con la logica dell’emancipazione, ma con quella della mansuetudine. Ci siamo svendute per un piatto di lenticchie”. Se si volesse trovare lo slogan più controcorrente nel-l’Italia delle manifestazioni delle donne non si avrebbe altra scelta che quello lanciato dal libro Sposati e sii sottomessa, di Costanza Miriano (appena uscito per Vallecchi). Per evitare fraintendimenti, in copertina c’è un uomo sopra la torta nuziale e una donna ai piedi della torta. Perché la tesi è questa: la felicità non sta affatto nello sfondare il tetto di cristallo – anzi, ci si può fare molto male – ma nel rinunciare al potere e alla parità. Come? Sposando un uomo solo, essendogli fedele, servendolo, facendo moltissimi figli, in breve “uscendo dalla logica dell’emancipazione e riabbracciando con gioia il ruolo dell’accoglienza e del servizio”. Una riedizione un po’ più solare (e glamour) dei Consigli di un pio Sacerdote ad   una sposa cristiana e ad una futura madre e moglie del 1941, uno dei tanti manualetti per mogli che da sempre circolano in ambito cattolico. E che suggerisce: “Ubbidisci a tuo marito sempre, subito e allegramente”.

L’AUTRICE, giornalista del Tg3, cattolica con quattro figli, si definisce una “predicatrice zelante”. E infatti nel libro rivolge lettere aperte ai suoi figli e ai suoi amici. Epistole che, pur se più vivaci e meno tetre di quelle paoline, ripropongono lo stesso messaggio dell’apostolo di Cristo: “Mogli, siate sottomesse ai mariti”. Tradotto in pratica: “La mia risposta a qualsiasi problema è una scelta tra le seguenti: ha ragione lui; sposalo; fate un figlio; obbediscigli; trasferisciti   nella sua città; perdonalo, cerca di capirlo, e infine fate un figlio”. Un inno alla subordinazione, di cui, in tempi di crescente svalorizzazione femminile e quote rosa rimandate al 2018, non si sentiva certo il bisogno. Ma siccome Costanza Miriano è convinta, al pari del pio Sacerdote del manualetto, che “i migliori matrimoni sono quelli in cui l’uno sopporta l’altro a vicenda” e soprattutto ha la tenacia di un testimone di Geova che bussa alla porta alle nove di domenica (e ormai ci ha svegliato), proviamo a capire se davvero ha qualche   idea per salvare le nostre famiglie sfasciate. E guarire le nostre private infelicità. “Generare, sostenere, ascoltare: il nostro genio è tessere relazioni”. La prima tesi è un po’ un déjà vu: l’idea, pure offensiva per gli uomini   , che il sesso femminile sia quello capace di mettere in rapporto. E tollerare. Eppure, a pensarci bene, le donne spesso sono realmente più abili a ricucire, a rimettere una toppa e andare avanti (secondo i consigli del manuale: “Quando scorgi il marito dominato dalla collera o da altra violenta passione, taci o parla pacificamente”).

SECONDA tesi. “L’uomo dà con gioia se si sente libero, non ingabbiato, pressato, rimproverato. Troppe donne sono in lotta con i mariti e diventano insopportabili. Non hanno capito la logica dell’accoglienza. Il femminismo ci ha fregate”. Più sintetico il pio sacerdote: “Non tormentare il consorte con eccessi da squilibrata”. Affermazioni un po’ estreme. E tuttavia, dobbiamo ammettere che forse a fare un passo indietro il rapporto ci guadagna. Terza tesi. “Il matrimonio è l’aiuto che ci fa mettere il cuore nel posto giusto, un esoscheletro   che ci protegge dalla nostra incostanza, ci fa bene, ci dice chi siamo”. La tanto faticata indipendenza sbriciolata in poche righe. Ma sostenere che si esiste solo in relazione a qualcuno non è poi tanto sbagliato. Altrimenti perché andiamo tutti cercando un amore?

MATRIMONIO uguale figli. Ecco allora il corollario della tesi precedente. “La maternità è la prima vocazione della donna”. E sull’aborto: “Non ce l’ho con chi sbaglia, ma con chi chiama l’errore una conquista”. Frasi da far drizzare i capelli, ma solo fino a che non ci si ferma a pensare che se si chiede a qualunque donna con figli, e a qualunque uomo, quale sia l’esperienza migliore   della sua vita la risposta è sempre la stessa. Per atei e devoti.    L’ultimo colpo però arriva alla fine, e ci spinge a mettere su un caffè per la molesta visitatrice. Perché alla fine è lì che tutto il discorso si tiene. “Ma a che cosa si educa, se neanche i genitori sanno perché vivono e dove vanno? Se togli inferno e paradiso, perché dovresti conquistarti l’eternità? E perché sostituire la solennità del Natale e della Pasqua con la melassa di Halloween?”. Impossibile dissentire (almeno su Halloween), perché un po’ di vuoto per la perdita di una dimensione sacra ce l’abbiamo anche noi.      Alla fine la Miriano-testimone di Geova se ne va, lasciandoci molto materiale sul tavolo del salotto. Da astuta evangelizzatrice, ha tralasciato i passaggi che sapeva ci avrebbero irritato. Eccone uno: “Non siamo fatte per il potere. Le donne che arrivano ad ottenerlo spesso sono arrabbiate, possono diventare isteriche capaci di cattiverie che un uomo non si sognerebbe”. Un altro riguarda il tradimento. “Come ti spieghi che una possa accettare lo squallore di incontri clandestini, la tristezza infinita di non poterli guardare in faccia, per la paura di svelare che il motivo per   cui sono nati non esiste più?”. Decisamente apocalittico. Oltre al fatto che il tradimento per lui sembra accettato (in sintonia con la tradizione. “Devi troncare ogni relazione che non sia gradita a tuo marito”, suggeriva il pio sacerdote. Ma se lui invece ti tradisce, non “pensare di usare il vile espediente della civetteria, ma raddoppia le attenzioni”).    INFINE : “Tutti i proclami sul corpo delle donne ci turbano pochissimo. Non c’è nessuna la cui autonomia o la cui fertilità sia stata messa in discussione dalla ‘chiesa dei no’”. Qui il pensiero va a quelle coppie portatrici di malattie che non hanno potuto fare la diagnosi preimpianto e hanno visto il figlio ammalarsi.   Eppure non sarà il pur legittimo sdegno verso leggi illiberali a impedirci la conversione suggerita dalla Miriano. Troppo facile. No, alla fine, il motivo è un altro. Il libro auspica una donna “adulta, elastica, morbida, solida, resistente, paziente, lungimirante”. Una definizione che ci piace moltissimo. E per l’appunto ci chiediamo: e perché mai non potremmo scegliere di essere così anche da laiche, disobbedienti e soprattutto per nulla sottomesse?

di Elisabetta Ambrosi – Saturno

Un’immagine della manifestazione delle donne del 13 febbraio (FOTO EMBLEMA) 

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