Ruby, le manovre di Barbara Guerra.

Proprio nel giorno in cui Silvio Berlusconi fa partire quella che ritiene la “soluzione finale” per evitare il processo Ruby (e cioè il conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato), un’intercettazione rimasta finora segreta conferma le manovre realizzate nelle scorse settimane per addomesticare le testimonianze delle ragazze del bunga-bunga. E aggiunge l’ombra di una microspia da piazzare (progetto poi non realizzato) nella sede milanese di Futuro e libertà.    A parlare al telefono è Barbara Guerra, una delle più assidue alle serate di Arcore. Al padre, Innocenzo Guerra, riferisce della riunione convocata da Berlusconi a villa San Martino il 15 gennaio, il giorno dopo le perquisizioni alle papi girls di via Olgettina: un “consiglio di guerra”, con le ragazze e gli avvocati, per tentare di risalire la china, dopo le paginate che avevano raccontato sui giornali   festini e intercettazioni. Il padre, che stava lavorando alla ristrutturazione della sede milanese del movimento di Gianfranco Fini, propone anche alla figlia di mettere una “cimice” per spiare gli uomini di Futuro e libertà.

ECCO che cosa emerge dall’intercettazione del 15 gennaio, depositata dai magistrati di Milano tra gli atti allegati alla richiesta di giudizio immediato per Berlusconi. “Sono ancora lì”, ad Arcore, dice Barbara Guerra. “Stanno facendo la cena e hanno appena finito di parlare con gli avvocati”. Il padre: “Tutto a posto?”. “Sì, ci dà un avvocato”. Non solo: “I parlamentari per seguire la nostra immagine”. Barbara poi annuncia la controffensiva mediatica: “Da lunedì cominciamo tutto… a rilasciare dichiarazioni sui giornali per la nostra immagine, per tutto quello che stanno scrivendo”.      Il padre a questo punto propone di mettere una cimice in quella che chiama la “tana dei cospiratori”: è la sede di Fli in via Terraggio a Milano, in cui Innocenzo Guerra va a montare i mobili e fare altri lavoretti, per conto di Pietro Piccinetti, l’imprenditore gran sostenitore di Fini e presidente milanese di Futuro e libertà. L’11 gennaio dice alla figlia: “Io gli volevo proporre se vuole mettere una microspia (ride)… Io… c’ho le chiavi io dell’ufficio… Ieri è venuto anche il senatore Valditara”. La figlia: “E si può fare?”. Il padre le ripete: “Io c’ho le chiavi”. Barbara: “Allora glielo dico sub… cacchiarola. Non è qui   sennò cazzo andavamo a casa sua subito”. Il padre continua: “Perché già ieri parlava di La Russa questo qui, io son stato dentro dieci minuti”. E ancora: “Eran dentro in sei che parlavano: ‘Allora ti devi occupare dei palazzinari perché dobbiamo tirare fuori i 200.000 appartamenti della gente che gli manca la casa’. Sto senatore parlava così adesso La Russa non ho capito cosa diceva di La Russa”. Barbara Guerra si dà da fare con Berlusconi: “Ho detto di chiamarmi subito… alle quattro m’ha richiamato”. Il padre: “E tu digli cheee… che mio papà non è abituato a queste cose qui, perché, ma però, gli devi dire, per l’amore e il rispetto che… che ho nei suoi confronti, se gli interessa si può fare”. Barbara: “Eee glielo dico, adesso appena mi richiama… Dai, facciamo così, adesso lo presso per un’ora intera gli dico, ma si libera perché domani c’è una   cosa da fare gli dico”. Il padre: “Eee, almeno sente le puttana-te che dicono e di quello che fanno”. In una telefonata successiva, Barbara dice al padre: “Ho appena parlato” con Berlusconi. “Mi ha detto cheeee… forse è meglio non farlo, però vuole sapere dove è la sede”. Il padre: “E perché non è da fare?”. Barbara: “Eee boh… Forse ha paura che se esce qualcosa…”.

GIUSEPPE VALDITARA,    il senatore milanese di Fli, conferma al Fatto Quotidiano di aver davvero parlato, durante una riunione, di La Russa e della volontà di denunciare lo scandalo delle case pubbliche assegnate in maniera clientelare. “Quella della microspia è una notizia gravissima”, reagisce Valditara. “Contatterò la magistratura milanese per capire come stanno le cose. A novembre ho subìto anche un’effrazione della mia auto. Non avevo dato importanza all’episodio, ma adesso ne parlerò ai magistrati”.      Barbara Guerra è la ragazza che immortala la camera da letto di Silvio Berlusconi a villa San Martino, con nove fotografie scattate con il suo iPhone e finite negli atti processuali.    Intanto il Pdl si appresta a giocare la carta del conflitto d’attribuzione fra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, che potrebbe essere sollevato dall’ufficio di presidenza della Camera. Il ricorso alla Consulta, comunque, non fermerà necessariamente il processo a Berlusconi: la decisione se continuare a no sarà del tribunale.    I capigruppo di maggioranza, Fabrizio Cicchitto, Marco Reguzzoni e Luciano Sardelli hanno inviato una lettera al presidente della Camera, Gianfranco Fini, in cui accusano di “superficialità” sia la Procura di Milano, sia il gip, per aver accolto la richiesta di giudizio immediato per Berlusconi. Di più: accusano i magistrati di essere andati oltre la legge, decidendo di   continuare a occuparsi del caso Ruby nonostante la Camera si fosse pronunciata per la competenza del Tribunale dei ministri   . La maggioranza, però, dimentica che il Parlamento, in base a una sentenza della Consulta, può soltanto esprimere un parere sulla natura ministeriale o meno di un reato.   L’ultima parola spetta sempre alla Corte costituzionale. E il ministro degli Esteri, Franco Frattini, prima fa un’ammissione: il conflitto di   attribuzioni “è una decisione della difesa del presidente del Consiglio”, poi lancia un monito a Fini: “Ha il dovere di far decidere il Parlamento”.

di Gianni Barbacetto e Antonella Mascali – IFQ

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