La Chiesa non ne può più. Le comunità di base condannano le colpe del premier .

“Un giorno chi guida la Chiesa in Italia riuscirà a denunciare i comportamenti inaccettabili con chiarezza e determinazione, perché avrà come unico interesse l’annuncio della Buona Notizia”. Comincia così l’appello di un gruppo di laici del Centro giovanile Antonianum di Padova, un’associazione fatta di persone legata alla Compagnia di Gesù. Una delle tante realtà di base della Chiesa in forte disagio rispetto ai vertici ecclesiastici che non hanno condannato in maniera forte e chiara il bunga-bunga. “Anche noi abbiamo un sogno” intitolano la loro lettera i cattolici vicini all’Antonianum: ed evidentemente è un sogno condiviso da molti. In 10 giorni – dal 17 al 27 febbraio – l’appello (di cui dà all’inizio notizia il Mattino di Padova) riceve oltre mille firme. Poi viene rilanciato da un post di Paolo Flores d’Arcais sul Fatto  quotidiano.it  esuMicroMega (che denuncia con toni durissimi “la deriva anticristiana della Chiesa di Ratzinger, Bertone e Bagnasco”). In due giorni di firme ne arrivano altre quattromila. Sono sacerdoti, religiose ed esponenti di varie organizzazioni laiche di ispirazione cristiana, come i Cvx, vicine ai gesuiti, le Acli, l’Azione cattolica, la Caritas, gli scout dell’Agesci. E poi persone che si definiscono “cittadino”, “libero pensante”, “cristiano”, “insegnante cattolico”, “catechista”. L’appello parla chiaro: un giorno chi guida la Chiesa “dirà che chi offende ed umilia le donne in modo così oltraggioso non può governare un paese. Dirà che coinvolgere minorenni in questo mercato sessuale è, se possibile, ancora più sconcertante”. Ancora: condannerà chi vuole comprare      tutto col denaro. E farà un nome e un cognome: Silvio Berlusconi. “Allora noi smetteremo di pensare che siano gli interessi economici o di potere a giustificare il sostegno a chi si comporta in modo così scandaloso”. Parole pesanti. Che rispecchiano lo stato d’animo di molti nella Chiesa di base. Da quando la questione Ruby è venuta fuori in tutta la sua evidenza il disagio è diffuso. Molti documenti li raccoglie Noi Chiesa, Movimento internazionale per la Riforma della Chiesa cattolica. Come la lettera   dei suoi membri al Cardinal Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, nella quale si legge: “Siamo sconvolti, perché vediamo la classe politica che governa questo Paese sprofondare sempre più nel degrado morale, nell’arroganza dell’impunità, nella ricerca del tornaconto personale”. E ci sono i contributi di Marcello Vigili, presidente della Comunità di San Paolo, che denuncia la degenerazione “antropologica” della realtà italiana, intrisa del modello berlusconiano. E gli ultimi numeri di Adista   , l’agenzia di stampa sul mondo cattolico di base, sono pieni di testimonianze. Che condannano lo spergiuro, la corruzione, l’odio contro i diversi. “L’impressione sta diventando sempre più nitida: in Italia i cristiani investiti di qualche potere, ai potenti tutto perdonano mentre ai poveracci niente risparmiano”, scrive Don Francesco Pasetto, parroco della Chiesa dei ss Vito e Modesto a Lonanno, Pratovecchio (Ar). E Don Mario Longo, della Parrocchia della Ss. Trinità di Milano: “Dobbiamo dire   tutto il nostro sdegno e la nostra riprovazione per il signor Berlusconi che, vestendo panni di difensore della fede, della famiglia, della libertà, dell’amore e dei costumi, si dimostra solo un vecchio falso e laido (non laico, laido) che strumentalizza la sua finta e falsa immagine di cattolico”.    Che si tratti di argomenti scomodi per la Chiesa ufficiale lo dice anche il fatto che dall’Antonianum preferiscono non raccontare troppo di come stanno andando le cose. Dopo l’appello, il gruppo e le   persone che vi gravitano intorno si sono incontrate e hanno avviato un percorso di riflessione. Che si interroghi sui temi dell’educazione, della corruzione, dell’onestà e della fatica di educare con i modelli in circolo che non aiutano. Si tratta di una realtà “politicamente trasversale” e non tutti hanno appoggiato l’attacco frontale al premier.Dalcentrospieganochel’appello era nato sulla rabbia e che ora si cerca una riflessione più meditata. L’appuntamento è per l’11 marzo.

di Wanda Marra – IFQ

Il disagio della Chiesa di base nell’illustrazione di Emanuele Fucecchi

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