Il pranzo del Caimano e del falso monsignore

Il sedicente vescovo ortodosso Lucas Rocco Massimo Giacalone a colloquio con B.

 

Il grottesco manifesto per il 2° Congresso Nazionale dei Cristiani Riformisti

Il Caimano e il falso monsignore. Alla stessa mensa. Sabato scorso, al secondo congresso dei Cristiano Riformisti del Pdl, all’hotel Ergife di Roma. Berlusconi ha appena finito di sparare su scuola pubblica, gay e “comunismo criminale”. La platea ha ricambiato con ovazioni-assoluzioni per il Sultano del bunga bunga. L’invito arriva da Antonio Mazzocchi, deputato ex An e fondatore dei CR: “Presidente si fermi a mangiare con noi”. Con Mazzocchi ci sono anche altri parlamentari pidiellini, tra cui Melania Rizzoli e Antonio Angelucci, patriarca della famiglia romana che ha interessi in cliniche e giornali (Libero e Riformista).    Il pranzo è riservato. Ed è per questo motivo che vengono   chiuse le porte   in faccia ad altre due deputate berlusconiane: le inseparabili amiche Gabriella Giammanco e Annagrazia Calabria. Chi invece riesce a imbucarsi è monsignor Giacalone salutato qualche minuto prima dallo speaker del congresso come “Sua Eccellenza Lucas Rocco Massimo Giacalone”.    Croce d’oro giallo sul petto e fascia viola da vescovo, Giacalone è travestito da monsignore cattolico. In realtà, di norma, si spaccia per vescovo vicario della Chiesa ortodossa bielorussa e slava di rito bizantino. Sembra un se-quel di Totò Truffa ‘62, quello della fontana di Trevi venduta all’oriundo Decio Cavallo. Giacalone si siede a tavola e parla con il Cavaliere. Questa la sua versione al Fatto Quotidiano: “Abbiamo avuto un colloquio bellissimo. Berlusconi è una persona di grande   umanità, era da tempo che volevo conoscerlo. Finalmente ci sono riuscito”. Per quale motivo? Risposta: “Se permette, queste sono cose riservate”.    Siciliano sulla sessantina, divorziato e padre di due figli, Giacalone in passato ha raccontato di essere stato ordinato sacerdote   a San Paolo in Brasile nel 2006: “Mi definisco un umile curato di campagna e Francesco d’Assisi è stato da sempre ed è la mia guida spirituale verso il Signore”. A San Paolo la “Chiesa Ortodossa Bielorussa Eslava Catholica Apostolica Do Rito Bizantino” è una delle tante comunità non riconosciute dalla Chiesa ortodossa russa. Gli esperti le fanno rientrare nella pittoresca categoria degli episcopi vagantes: chiese che spesso si formano per coprire traffici illeciti e truffe. E quella di Giacalone è stata già sfiorata da inchieste di vario genere, dal riciclaggio alla truffa, da lauree sospette a documenti falsi. Oggi il patriarca della Chiesa ortodossa bielorussa e slava, con sede in Brasile, è un palermitano di nome Vittorio Giovanni (Viktor) Busà, che è anche Lord Supremo del Parlamento mondiale per la sicurezza e la pace, una farsesca Onu parallela che vanta come vice-Lord il presidente venezuelano Hugo Chavez. Peraltro, il 24 novembre dello scorso anno, Busà ha annullato il decreto di nomina di Giacalone a vicario patriarcale in Italia, riducendolo allo stato di semplice sacerdote. Il sedicente monsignor Giacalone è conosciuto anche come Massimo Denovo, insegnante   di educazione musicale e organizzatore di festival canori (l’ultimo: “Una voce italiana”) che hanno scatenato su Facebook la rivolta di mamme e figli bidonati. Ma il vero capolavoro di monsignore Giacalone risale al dicembre scorso. A Roma, lungo le strade del ventesimo municipio, da Ponte Milvio a Grottarossa, compaiono dei cassonetti gialli per la raccolta degli abiti usati. Sopra c’è una scritta: “Chiesa ortodossa cristiana cattolica”. Sono circa una sessantina, i cassonetti. La cooperativa che cura lo stesso servizio per conto dell’Ama, l’azienda dei rifiuti, protesta. E così si scopre che l’autorizzazione l’ha data il presidente di centro-destra del ventesimo municipio, il pdl Gianni Giacomini. Non solo: la delibera consente l’ubicazione di diciassette cassonetti, non sessanta.    Lo scandalo è raccontato dalle cronache locali della Capitale e porta al sequestro degli indumenti raccolti e stipati in un deposito sulla via Flaminia. Il presunto monsignore si difende dicendo che sono aiuti destinati a Brasile e Albania. L’autorizzazione però viene revocata. Si tira in ballo anche il sindaco Gianni Alemanno: monsignor Giacalone, infatti, ha partecipato nell’agosto precedente alla   manifestazione dell’Orgoglio Azzurro al Tempio di Adriano, presenti i ministri Alfano, Carfagna, Brambilla e Brunetta. Vestito stavolta da ortodosso, con il tipico copricapo nero, monsignor Giacalone si aggira per la platea e confeziona vaticini sullo scontro interno tra il premier e Gianfranco Fini: “Berlusconi vincerà, ha la mia benedizione”. Sulla raccomandazione dall’alto, il presidente Giacomini alza un muro: “Sono domande tendenziose, non intendo rispondere”. Poi cerca di giustificarsi così: “Giacalone si è presentato vestito da prete e mi ha detto che voleva fare beneficenza, mica potevo discriminarlo”. Il vicariato di Roma è costretto a intervenire: “Il signor Giacalone, e qualsivoglia iniziativa da lui promossa, non ha niente a che vedere con la Chiesa cattolica”.    Da allora, negli ultimi due mesi, monsignor Giacalone non si è mai fermato. Oggi è pro rettore di un’università privata di Lugano ed è nella commissione interreligiosa di un misterioso Centro Studi Parlamentare Internazionale. Sabato ha coronato il suo sogno di conoscere Berlusconi. C’è chi si spaccia per la nipote di Mubarak, e chi per monsignore. Capitano tutte al Caimano.

di Fabrizio d’Esposito – IFQ

“Monsignor Patacca”

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: