L’anniversario di “Firmigoni”

A un anno dalla “truffa Firmigoni”, oggi alle 12 davanti al Consiglio regionale lombardo chiederemo giustizia.    Un anno fa, i rappresentanti di Pdl e Lega depositarono alla Corte d’appello di Milano 3.900 firme per la candidatura di Formigoni al quarto mandato come presidente della Lombardia. La lista Bonino-Pannella non riuscì a raggiungere la soglia delle 3.500 e fu esclusa dalla competizione. Il giorno stesso, grazie a un “accesso agli atti”, scoprimmo che molte firme di Pdl e Lega non erano valide: mancavano timbri e date. I giudici ricontarono: Formigoni fu escluso dalla competizione elettorale.   Non avevamo solo scoperto vizi di forma: 2.000 firme erano state autenticate illegalmente quando le liste ancora non esistevano, essendo state poi modificate a poche ore dalla consegna per far entrare Nicole Minetti. La stessa autenticità delle firme pareva dubbia. Presentammo una denuncia penale, sulla quale l’allora sostituto procuratore Bruti Liberati chiese archiviazione senza indagini.    Escluso dalle elezioni Formigoni reagì – come lui stesso disse – da “disperato”: disse che i Radicali avevano manomesso i moduli nell’ambito di un complotto; chiese aiuto a faccendieri della P3 che andarono a fare visita al presidente della Corte d’appello Marra (poi dimessosi);   chiese ad Alfano di mandare gli ispettori contro i giudici. La Russa irruppe in Tribunale con proclami minacciosi. Anche il prefetto di Milano – quel Lombardi che si attiva per far avere il permesso di soggiorno alle amiche di Berlusconi o per farsi togliere   le multe – contattò Marra.    Per riammettere Formigoni vi volle il Tar. Per provare a sanare con una leggina gli illeciti amministrativi ci volle il consenso del Pd, che ci negò anche la copia dei moduli di “Firmigoni”. Per dichiarare inesistente il limite di legge dei due mandati consecutivi ci volle il Tribunale civile di Milano. Il ricorso di Grillo era stato assegnato a una giudice che per 18 anni aveva presieduto un’associazione nata nell’ambito della Compagnia delle Opere e finanziata dalla Regione Lombardia. Il Tribunale è presieduto da Livia Pomodoro, la quale vive in un’abitazione in convenzione con “Infrastrutture lombarde”, la holding della Regione creata da Formigoni.    A settembre, i Radicali ottengono copia dei moduli e li consegnano a un perito: quasi 600 firme sono false. Repubblica chiama i firmatari: ignari di aver firmato. Il Tar dichiara il ricorso della lista Bonino-Pannella irricevibile. La Procura di Milano,   archivia il primo ricorso ma apre un’inchiesta, ancora in corso, assegnata al procuratore aggiunto Robledo (lo stesso che indagò sullo scandalo di corruzione internazionale “Oil for food”, finito in prescrizione in Appello). La sera dopo della scoperta dei falsi F. è invitato da San-toro, in studio Bersani: non una domanda, non una vignetta. Sarà sempre così, in tutte le innumerevoli interviste, televisive, radiofoniche o stampate che Firmigoni ha concesso da allora. Sulla truffa, silenzio anche da parte degli “oppositori”, inclusi Di Pietro, Vendola e Grillo. Il casto Firmigoni entra nella rosa dei successori del meno casto premier.    Una storia italiana: di quella peste italiana che cancella la legalità da sessant’anni. Ci si può rassegnare, tanto così fan quasi tutti.    Oppure si sceglie il “quasi”. Oppure scegliete di raggiungerci, con Staderini e De Lucia, oggi primo marzo alle 12 in via Fabio Filzi 22, nella Milano da legalizzare.

m.cappato@radicali.it

Il Pirellone, sede del consiglio regionale lombardo (FOTO EMBLEMA) 

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