Processo brevissimo, solo per Santoro

C’eravamo tanto sbagliati: il processo breve esiste già. La Cassazione entro pochi mesi, tra la primavera e l’estate, discuterà il ricorso dei legali Rai contro la famosa sentenza che reintegrò Michele Santoro dopo l’editto bulgaro. Con un leggero anticipo rispetto al solito: 3 anni. Basta fare due conti: in questi giorni in Cassazione stanno fissando i ricorsi depositati nel 2007, mentre la Rai ha   spedito il suo nel marzo 2010.    Da tempo Mauro Masi ripete: “Noi siamo costretti a mandare in onda San-toro perché ce lo impone un tribunale”. Meglio: le sentenze di primo grado e appello che cancellano l’editto di Silvio Berlusconi da Sofia, un   repulisti televisivo che colpì Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi. Era il 2002, ma la guerriglia continua.    DAL DICEMBRE scorso, falliti numerosi tentativi di chiudere Annozero, la direzione generale di viale Mazzini confidava a Santoro di aver fiducia nella Cassazione per riottenere la “libertà editoriale”: quella di poter cacciare dal video il giornalista di Samarcanda e Sciuscià. Già a novembre, il presidente della sezione Lavoro, Michele De Luca, ha richiamato dall’archivio il fascicolo di Santoro per esaminarlo. L’inchiesta di Trani sul bavaglio ha dimostrato come i cavilli giuridici, le sponde   nel governo e all’Autorità di garanzia nelle Comunicazioni servissero a Berlusconi per bloccare Annozero.    Il commissario Giancarlo Innocenzi s’è dimesso proprio per quelle telefonate con il Cavaliere e un piano di censura che passava per l’Agcom. Ora un esposto all’Autorità del ministro   Paolo Romani del 28 gennaio – sulla puntata di Annozero dedicata a Ruby e ai festini di Arcore – ha suggerito ai legali Rai di presentare in Cassazione un’istanza per accelerare sul procedimento su Santoro. Da Trani in poi la tattica è identica. I legali Rai agitano   sempre lo stesso spauracchio e ripetono sempre lo stesso ritornello: viale Mazzini rischia multe milionarie dall’Agcom per colpa di Annozero, ma l’azienda è vittima perché non può intervenire su Santoro, protetto da ben due sentenze che gli danno ragione e gli consentono di lavorare. Però le sentenze, dimentica la Rai, non garantiscono l’immunità a Santoro: il conduttore può subire sanzioni e sospensioni come qualsiasi dipendente del servizio pubblico.    L’ALLARME dei legali Rai però ha persuaso la Cassazione: accolta l’istanza a gentile richiesta, presto sarà in calendario il caso di Santoro. E l’inchiesta di Trani è ancora viva, non solo perché la Procura di Roma va avanti. Il copione è ormai un cult del genere. Prima fase: un ministro berlusconiano o un dirigente del partito si rivolge all’Agcom per multare Santoro (stavolta è toccato a Romani, anche se non c’è un’istruttoria aperta all’Autorità). Seconda fase: la Rai si schiera con il ministro con spirito masochista e quasi sembra invocare multe milionarie contro se stessa.      In nome del processo breve e della giustizia ad personam sono caduti in tanti: in origine furono Cesare Previti, Gaetano Pecorella, Carlo Taormina, poi seguirono gli eredi Niccolò Ghedini, Pietro Longo e Angelino Alfano. Oggi the winner is: Paolo Romani, già ideologo di Colpo grosso. Il suo esposto, datato 28 gennaio, è riuscito lì dove un gruppo di legulei di prestigio ha fallito.

di CArlo Tecce – IFQ

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