Gaffe ed errori, B. molla Ghedini?

Sibila uno dei vari e autorevoli parlamentari-avvocati del centrodestra: “Alla base di tutto, c’è un errore professionale sul processo Ruby. Berlusconi, in qualità di deputato, sarebbe dovuto andare subito da Fini e chiedere al presidente della Camera di sollevare il conflitto di attribuzioni alla Consulta. Invece sono state prese altre vie e adesso siamo impantanati”. Destinatari del severo giudizio sono i due legali del premier Niccolò Ghedini e Piero Longo, colleghi di studio.    Ghedini, in particolare. Per gli amici di Silvio “Ghe” Berlusconi, da Gheddafi a Ghedini, questo non è un grande momento. Nei capannelli di Montecitorio, fronte maggioranza, il mal di pancia per il guardasigilli ombra del premier, di   norma considerato “un geniale conoscitore del diritto” nonché un “grande esperto di labirinti procedurali”, è altissimo. Non è una novità, a dire il vero. Ma stavolta la girandola di indiscrezioni attribuisce al Caimano una seria volontà di liberarsi di Niccolò “mavalà”. Colpa di alcuni errori nella strategia su Ruby e dell’ultima gaffe del quarantenne avvocato veneto che ai tempi della D’Addario ricamò addosso al suo illustre cliente l’etichetta giuridica di “utilizzatore finale” di escort.    L’ultima gaffe risale alla metà di gennaio, nella fase iniziale del bunga-bunga. Ghedini parlò di “gravissima intromissione nella vita privata” del premier e i falchi del Pdl entrarono in allarme, leggendo quelle parole come un’ammissione sui festini a luci rosse con la partecipazione di una minorenne. Così   uno di loro, Giancarlo Lehner, già fustigatore pubblico del tradimento di Mara Carfagna (a proposito: sono in risalita le quotazioni della ministra per la candidatura a sindaco di Napoli) vergò un comunicato che merita di essere riportato integralmente: “Ghedini e Longo sono due grandi avvocati, nonché persone gradevoli, civili e perbene. Trenta e lode, magna cum laude, anche come parlamentari, ma come comunicatori risultano demenziali, apocalittici, quasi escatologici. Alla luce dell’ormai mitico infelice sintagma ‘utilizzatore finale’ ed, oggi, patita la semantica suicidaria contenuta nell’affermazione ‘gravissima intromissione nella vita privata del presidente del Consiglio’, a nome mio, di Berlusconi e del Pdl, li esorto, con affetto, gratitudine e stima, al silenzio operoso”. Comunicatore demenziale,   tout court. Una settimana fa, poi, Silvio Berlusconi si è pure sfogato con Umberto Bossi sulle bizze di Nicole Minetti, che hanno fatto temere il peggio nell’inner circle del Sultano di Arcore: “Lo so che è arrabbiata con me perché non le rispondo al telefono. Ma non ci posso fare niente. Sono quei due che me l’hanno imposto. Niente conversazioni con i coimputati”.    “Quei due”, cioè Ghedini&Longo. La clamorosa ipotesi di scaricarli porterebbe in auge un altro avvocato-deputato: Maurizio Paniz, che in aula a Montecitorio ha istituzionalizzato la favola di Ruby nipote di Mubarak. Sin da gennaio, Paniz ha criticato apertamente la linea seguita da Ghedini e Longo, suggerendo al premier una strategia più aggressiva fino al punto di presentarsi ai pm di Milano: “Una mossa di questo tipo spariglierebbe   le carte e rovescerebbe il messaggio mediatico” (‘Il Riformista’ del 20 gennaio).    Interpellato dal ‘Fatto quotidiano’, Paniz smentisce categoricamente: “Se Berlusconi mi chiamasse gli direi di no, non accetterei mai. Non sono abituato a subentrare ad altri colleghi a processo in corso. E poi Ghedini e Longo sono bravissimi. Mi creda, non esiste alcuna ipotesi di questo genere”. Anche Longo smentisce: “Sono 13 anni che io e Ghedini assistiamo il presidente e se questo rapporto venisse meno ce lo direbbe. È una voce destituita di ogni fondamento. Vorrei sapere chi l’ha messa in giro. Qualche giorno fa un amico mi ha telefonato per dirmi che a ‘La7’ aveva sentito che io avevo litigato con Ghedini e che Ghedini aveva litigato con Alfano. Non è vero nulla”. Ghedini avrebbe detto: “Mavalà”.

di Fabrizio d’Esposito – IFQ

Niccolò Ghedini visto da Emanuele Fucecchi 

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